Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
Moderatori: sirius, Rosencratz, Pino, Soloesemprebari, divin gallo
Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
Leccese ha convocato una conferenza stampa e ha detto una cosa che nessuno voleva sentire ma che andava detta: non può cacciare i De Laurentiis. La SSC Bari è una società privata. Nessun sindaco ha questo potere. Chi glielo chiedeva gli chiedeva l'impossibile.
Detto questo, ha messo sul tavolo tre condizioni precise in cambio della firma sulla disponibilità dello stadio. Un nuovo management con il mandato contrattuale esplicito di vendere il club. Un processo formale con tempi scritti e un calendario preciso che arrivi alla cessione prima del 2028 — indipendentemente da eventuali nuove proroghe che la Filmauro potesse ancora strappare alla FIGC. Un comitato di garanzia nominato dal Comune che controlli che le prime due cose vengano rispettate. Non sulla parola. Con un organismo formale.
Per la prima volta non si parla di principi e valori identitari, ma di strumenti misurabili e verificabili. È il comunicato più concreto dall'inizio di questa vicenda. Se De Laurentiis accetta, si impegna formalmente a vendere con un meccanismo di controllo esterno. Se rifiuta, Leccese non firma. Il resto, per ora, è silenzio. La risposta di De Laurentiis non c'è ancora.
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Nel frattempo, fuori dalla conferenza stampa, sta succedendo qualcosa che merita attenzione.
La tifoseria barese ha attraversato tutte le fasi del lutto sportivo e ha ora una consapevolezza nuova. Dire "meglio l'Eccellenza che questa presidenza" non è uno sfogo. È una dichiarazione politica. Significa che il valore identitario del club è stato separato dal valore commerciale della società. Significa che si può tifare il Bari rifiutando chi lo gestisce. Questa è maturità. Ed è rara, nel calcio italiano.
I tifosi in questo momento stanno facendo da soli quello che altri non hanno fatto. Leggono i bilanci. Studiano le norme federali. Analizzano i mercati di riparazione — qualcuno ricorderà quello di gennaio 2023, - quello della mancata promozione in serie A - con Matino, Moracchioli, Benali e Molina, e sa già tutto quello che c'è da sapere sulle intenzioni reali della proprietà. Mettono in fila i dati e costruiscono narrative. In modo disorganizzato, a volte impreciso, ma con una fame di comprensione reale che è il miglior segnale possibile di una comunità che vuole essere protagonista della propria storia.
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E poi c'è la stampa. Quella sportiva, in particolare.
In conferenza stampa si percepiva una certa preoccupazione. Comprensibile: hanno capito il mood della piazza e sanno che rischiano di fare i giornalisti di quinta serie in una città metropolitana. Non è una prospettiva entusiasmante. Ma non è nemmeno una ragione sufficiente per abdicare al proprio ruolo.
Il giornalismo sportivo, non solo quello locale, ha un problema strutturale antico: dipende dall'oggetto che dovrebbe raccontare. Gli accrediti li dà il club. Le notizie esclusive le dà il club. Le interviste le concede il club. In questo sistema, chi fa domande scomode rischia di perdere l'accesso. E senza accesso, in un mercato piccolo, si sopravvive a fatica. Questo non giustifica niente. Ma spiega molto.
Quando una piazza arriva a leggere i bilanci societari e la stampa locale è ancora ferma alla cronaca delle PEC, il distacco diventa incolmabile. I tifosi hanno alzato il livello della conversazione e si ritrovano soli a quella quota. Non sono diventati anti-stampa per principio: hanno semplicemente smesso di aspettare.
C'è ancora spazio per un giornalismo utile su questa vicenda. Spiegare cosa significa legalmente un comitato di garanzia. Cosa succede se De Laurentiis rifiuta le tre condizioni. Chi sono i potenziali acquirenti credibili e perché tacciono. Queste sono le domande che una tifoseria adulta si sta facendo — e sono domande a cui un buon giornalista potrebbe rispondere meglio di un tifoso sui social, se solo decidesse di provarci.
Farlo richiede coraggio. Non quello di chi imbraccia un'arma o scende in piazza, sia chiaro — le proporzioni non vanno confuse. Ma la stessa qualità morale di fondo: la capacità di scegliere la parte difficile quando quella comoda è ancora disponibile. Di raccontare quello che è, invece di quello che conviene raccontare.
Ottanta anni fa c'era chi quella scelta la fece su un terreno infinitamente più duro. E lo fece sapendo che non sarebbe tornato indietro.
Il confronto è volutamente sproporzionato. Il principio, no.
Anche in questo caso, chi piega la testa senza combattere è destinato a contare sempre meno.
Detto questo, ha messo sul tavolo tre condizioni precise in cambio della firma sulla disponibilità dello stadio. Un nuovo management con il mandato contrattuale esplicito di vendere il club. Un processo formale con tempi scritti e un calendario preciso che arrivi alla cessione prima del 2028 — indipendentemente da eventuali nuove proroghe che la Filmauro potesse ancora strappare alla FIGC. Un comitato di garanzia nominato dal Comune che controlli che le prime due cose vengano rispettate. Non sulla parola. Con un organismo formale.
Per la prima volta non si parla di principi e valori identitari, ma di strumenti misurabili e verificabili. È il comunicato più concreto dall'inizio di questa vicenda. Se De Laurentiis accetta, si impegna formalmente a vendere con un meccanismo di controllo esterno. Se rifiuta, Leccese non firma. Il resto, per ora, è silenzio. La risposta di De Laurentiis non c'è ancora.
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Nel frattempo, fuori dalla conferenza stampa, sta succedendo qualcosa che merita attenzione.
La tifoseria barese ha attraversato tutte le fasi del lutto sportivo e ha ora una consapevolezza nuova. Dire "meglio l'Eccellenza che questa presidenza" non è uno sfogo. È una dichiarazione politica. Significa che il valore identitario del club è stato separato dal valore commerciale della società. Significa che si può tifare il Bari rifiutando chi lo gestisce. Questa è maturità. Ed è rara, nel calcio italiano.
I tifosi in questo momento stanno facendo da soli quello che altri non hanno fatto. Leggono i bilanci. Studiano le norme federali. Analizzano i mercati di riparazione — qualcuno ricorderà quello di gennaio 2023, - quello della mancata promozione in serie A - con Matino, Moracchioli, Benali e Molina, e sa già tutto quello che c'è da sapere sulle intenzioni reali della proprietà. Mettono in fila i dati e costruiscono narrative. In modo disorganizzato, a volte impreciso, ma con una fame di comprensione reale che è il miglior segnale possibile di una comunità che vuole essere protagonista della propria storia.
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E poi c'è la stampa. Quella sportiva, in particolare.
In conferenza stampa si percepiva una certa preoccupazione. Comprensibile: hanno capito il mood della piazza e sanno che rischiano di fare i giornalisti di quinta serie in una città metropolitana. Non è una prospettiva entusiasmante. Ma non è nemmeno una ragione sufficiente per abdicare al proprio ruolo.
Il giornalismo sportivo, non solo quello locale, ha un problema strutturale antico: dipende dall'oggetto che dovrebbe raccontare. Gli accrediti li dà il club. Le notizie esclusive le dà il club. Le interviste le concede il club. In questo sistema, chi fa domande scomode rischia di perdere l'accesso. E senza accesso, in un mercato piccolo, si sopravvive a fatica. Questo non giustifica niente. Ma spiega molto.
Quando una piazza arriva a leggere i bilanci societari e la stampa locale è ancora ferma alla cronaca delle PEC, il distacco diventa incolmabile. I tifosi hanno alzato il livello della conversazione e si ritrovano soli a quella quota. Non sono diventati anti-stampa per principio: hanno semplicemente smesso di aspettare.
C'è ancora spazio per un giornalismo utile su questa vicenda. Spiegare cosa significa legalmente un comitato di garanzia. Cosa succede se De Laurentiis rifiuta le tre condizioni. Chi sono i potenziali acquirenti credibili e perché tacciono. Queste sono le domande che una tifoseria adulta si sta facendo — e sono domande a cui un buon giornalista potrebbe rispondere meglio di un tifoso sui social, se solo decidesse di provarci.
Farlo richiede coraggio. Non quello di chi imbraccia un'arma o scende in piazza, sia chiaro — le proporzioni non vanno confuse. Ma la stessa qualità morale di fondo: la capacità di scegliere la parte difficile quando quella comoda è ancora disponibile. Di raccontare quello che è, invece di quello che conviene raccontare.
Ottanta anni fa c'era chi quella scelta la fece su un terreno infinitamente più duro. E lo fece sapendo che non sarebbe tornato indietro.
Il confronto è volutamente sproporzionato. Il principio, no.
Anche in questo caso, chi piega la testa senza combattere è destinato a contare sempre meno.
Re: Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
Applausi !lasuocera ha scritto: sab giu 13, 2026 19:05 Leccese ha convocato una conferenza stampa e ha detto una cosa che nessuno voleva sentire ma che andava detta: non può cacciare i De Laurentiis. La SSC Bari è una società privata. Nessun sindaco ha questo potere. Chi glielo chiedeva gli chiedeva l'impossibile.
Detto questo, ha messo sul tavolo tre condizioni precise in cambio della firma sulla disponibilità dello stadio. Un nuovo management con il mandato contrattuale esplicito di vendere il club. Un processo formale con tempi scritti e un calendario preciso che arrivi alla cessione prima del 2028 — indipendentemente da eventuali nuove proroghe che la Filmauro potesse ancora strappare alla FIGC. Un comitato di garanzia nominato dal Comune che controlli che le prime due cose vengano rispettate. Non sulla parola. Con un organismo formale.
Per la prima volta non si parla di principi e valori identitari, ma di strumenti misurabili e verificabili. È il comunicato più concreto dall'inizio di questa vicenda. Se De Laurentiis accetta, si impegna formalmente a vendere con un meccanismo di controllo esterno. Se rifiuta, Leccese non firma. Il resto, per ora, è silenzio. La risposta di De Laurentiis non c'è ancora.
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Nel frattempo, fuori dalla conferenza stampa, sta succedendo qualcosa che merita attenzione.
La tifoseria barese ha attraversato tutte le fasi del lutto sportivo e ha ora una consapevolezza nuova. Dire "meglio l'Eccellenza che questa presidenza" non è uno sfogo. È una dichiarazione politica. Significa che il valore identitario del club è stato separato dal valore commerciale della società. Significa che si può tifare il Bari rifiutando chi lo gestisce. Questa è maturità. Ed è rara, nel calcio italiano.
I tifosi in questo momento stanno facendo da soli quello che altri non hanno fatto. Leggono i bilanci. Studiano le norme federali. Analizzano i mercati di riparazione — qualcuno ricorderà quello di gennaio 2023, - quello della mancata promozione in serie A - con Matino, Moracchioli, Benali e Molina, e sa già tutto quello che c'è da sapere sulle intenzioni reali della proprietà. Mettono in fila i dati e costruiscono narrative. In modo disorganizzato, a volte impreciso, ma con una fame di comprensione reale che è il miglior segnale possibile di una comunità che vuole essere protagonista della propria storia.
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E poi c'è la stampa. Quella sportiva, in particolare.
In conferenza stampa si percepiva una certa preoccupazione. Comprensibile: hanno capito il mood della piazza e sanno che rischiano di fare i giornalisti di quinta serie in una città metropolitana. Non è una prospettiva entusiasmante. Ma non è nemmeno una ragione sufficiente per abdicare al proprio ruolo.
Il giornalismo sportivo, non solo quello locale, ha un problema strutturale antico: dipende dall'oggetto che dovrebbe raccontare. Gli accrediti li dà il club. Le notizie esclusive le dà il club. Le interviste le concede il club. In questo sistema, chi fa domande scomode rischia di perdere l'accesso. E senza accesso, in un mercato piccolo, si sopravvive a fatica. Questo non giustifica niente. Ma spiega molto.
Quando una piazza arriva a leggere i bilanci societari e la stampa locale è ancora ferma alla cronaca delle PEC, il distacco diventa incolmabile. I tifosi hanno alzato il livello della conversazione e si ritrovano soli a quella quota. Non sono diventati anti-stampa per principio: hanno semplicemente smesso di aspettare.
C'è ancora spazio per un giornalismo utile su questa vicenda. Spiegare cosa significa legalmente un comitato di garanzia. Cosa succede se De Laurentiis rifiuta le tre condizioni. Chi sono i potenziali acquirenti credibili e perché tacciono. Queste sono le domande che una tifoseria adulta si sta facendo — e sono domande a cui un buon giornalista potrebbe rispondere meglio di un tifoso sui social, se solo decidesse di provarci.
Farlo richiede coraggio. Non quello di chi imbraccia un'arma o scende in piazza, sia chiaro — le proporzioni non vanno confuse. Ma la stessa qualità morale di fondo: la capacità di scegliere la parte difficile quando quella comoda è ancora disponibile. Di raccontare quello che è, invece di quello che conviene raccontare.
Ottanta anni fa c'era chi quella scelta la fece su un terreno infinitamente più duro. E lo fece sapendo che non sarebbe tornato indietro.
Il confronto è volutamente sproporzionato. Il principio, no.
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Re: Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
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Re: Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
A me sembra una superba supercazzola politica. La verità è contenuta nelle tue prime due righe. Ci si deve attenere alle norme e ai regolamenti. Non si possono porre condizioni dettate dai sentimenti.
Quindi... pronti per la prossima presa per il culo? Quando ci sono le prossime elzioni?
Quindi... pronti per la prossima presa per il culo? Quando ci sono le prossime elzioni?
Havrai...
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Re: Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
lasuocera ha scritto: sab giu 13, 2026 19:05 Leccese ha convocato una conferenza stampa e ha detto una cosa che nessuno voleva sentire ma che andava detta: non può cacciare i De Laurentiis. La SSC Bari è una società privata. Nessun sindaco ha questo potere. Chi glielo chiedeva gli chiedeva l'impossibile.
Detto questo, ha messo sul tavolo tre condizioni precise in cambio della firma sulla disponibilità dello stadio. Un nuovo management con il mandato contrattuale esplicito di vendere il club. Un processo formale con tempi scritti e un calendario preciso che arrivi alla cessione prima del 2028 — indipendentemente da eventuali nuove proroghe che la Filmauro potesse ancora strappare alla FIGC. Un comitato di garanzia nominato dal Comune che controlli che le prime due cose vengano rispettate. Non sulla parola. Con un organismo formale.
Per la prima volta non si parla di principi e valori identitari, ma di strumenti misurabili e verificabili. È il comunicato più concreto dall'inizio di questa vicenda. Se De Laurentiis accetta, si impegna formalmente a vendere con un meccanismo di controllo esterno. Se rifiuta, Leccese non firma. Il resto, per ora, è silenzio. La risposta di De Laurentiis non c'è ancora.
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Nel frattempo, fuori dalla conferenza stampa, sta succedendo qualcosa che merita attenzione.
La tifoseria barese ha attraversato tutte le fasi del lutto sportivo e ha ora una consapevolezza nuova. Dire "meglio l'Eccellenza che questa presidenza" non è uno sfogo. È una dichiarazione politica. Significa che il valore identitario del club è stato separato dal valore commerciale della società. Significa che si può tifare il Bari rifiutando chi lo gestisce. Questa è maturità. Ed è rara, nel calcio italiano.
I tifosi in questo momento stanno facendo da soli quello che altri non hanno fatto. Leggono i bilanci. Studiano le norme federali. Analizzano i mercati di riparazione — qualcuno ricorderà quello di gennaio 2023, - quello della mancata promozione in serie A - con Matino, Moracchioli, Benali e Molina, e sa già tutto quello che c'è da sapere sulle intenzioni reali della proprietà. Mettono in fila i dati e costruiscono narrative. In modo disorganizzato, a volte impreciso, ma con una fame di comprensione reale che è il miglior segnale possibile di una comunità che vuole essere protagonista della propria storia.
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E poi c'è la stampa. Quella sportiva, in particolare.
In conferenza stampa si percepiva una certa preoccupazione. Comprensibile: hanno capito il mood della piazza e sanno che rischiano di fare i giornalisti di quinta serie in una città metropolitana. Non è una prospettiva entusiasmante. Ma non è nemmeno una ragione sufficiente per abdicare al proprio ruolo.
Il giornalismo sportivo, non solo quello locale, ha un problema strutturale antico: dipende dall'oggetto che dovrebbe raccontare. Gli accrediti li dà il club. Le notizie esclusive le dà il club. Le interviste le concede il club. In questo sistema, chi fa domande scomode rischia di perdere l'accesso. E senza accesso, in un mercato piccolo, si sopravvive a fatica. Questo non giustifica niente. Ma spiega molto.
Quando una piazza arriva a leggere i bilanci societari e la stampa locale è ancora ferma alla cronaca delle PEC, il distacco diventa incolmabile. I tifosi hanno alzato il livello della conversazione e si ritrovano soli a quella quota. Non sono diventati anti-stampa per principio: hanno semplicemente smesso di aspettare.
C'è ancora spazio per un giornalismo utile su questa vicenda. Spiegare cosa significa legalmente un comitato di garanzia. Cosa succede se De Laurentiis rifiuta le tre condizioni. Chi sono i potenziali acquirenti credibili e perché tacciono. Queste sono le domande che una tifoseria adulta si sta facendo — e sono domande a cui un buon giornalista potrebbe rispondere meglio di un tifoso sui social, se solo decidesse di provarci.
Farlo richiede coraggio. Non quello di chi imbraccia un'arma o scende in piazza, sia chiaro — le proporzioni non vanno confuse. Ma la stessa qualità morale di fondo: la capacità di scegliere la parte difficile quando quella comoda è ancora disponibile. Di raccontare quello che è, invece di quello che conviene raccontare.
Ottanta anni fa c'era chi quella scelta la fece su un terreno infinitamente più duro. E lo fece sapendo che non sarebbe tornato indietro.
Il confronto è volutamente sproporzionato. Il principio, no.
Anche in questo caso, chi piega la testa senza combattere è destinato a contare sempre meno.
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barilontano
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Re: Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
Analisi perfetta !!!
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BariCatanzaro1972
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Re: Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
Il sindaco ha dettato tre condizioni, tre cose che non faranno mai perché significherebbe dover vendere sul serio entro il 2028, pertanto ha preso il coraggio di usare l'unica leva che ha, la concessione dello stadio. Ho creduto anche io che fosse tutta una pantomima, adesso ci credo di meno, si e' troppo esposto e ha dettato condizioni che non accetteranno mai ma le uniche che poteva e doveva dettare, escludo che adesso perda la faccia e si tiri indietro. Più di questo non si poteva, se giocheranno lontano da Bari sarà il primo punto conquistato dalla città contro questi luridi, se non iscriveranno la squadra e quindi presumibilmente si toglieranno dai c******i la vittoria sarà piena.Happy77 ha scritto: sab giu 13, 2026 19:28 A me sembra una superba supercazzola politica. La verità è contenuta nelle tue prime due righe. Ci si deve attenere alle norme e ai regolamenti. Non si possono porre condizioni dettate dai sentimenti.
Quindi... pronti per la prossima presa per il culo? Quando ci sono le prossime elzioni?
Le elezioni non c'entrano a nulla, io non l'ho votato e quindi per quanto mi riguarda neppure la politica.
-
BariCatanzaro1972
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Re: Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
I giornalisti hanno l'occasione di fare un salto di qualità professionale...sta a loro e cmq non e' un problema nostro.lasuocera ha scritto: sab giu 13, 2026 19:05 Leccese ha convocato una conferenza stampa e ha detto una cosa che nessuno voleva sentire ma che andava detta: non può cacciare i De Laurentiis. La SSC Bari è una società privata. Nessun sindaco ha questo potere. Chi glielo chiedeva gli chiedeva l'impossibile.
Detto questo, ha messo sul tavolo tre condizioni precise in cambio della firma sulla disponibilità dello stadio. Un nuovo management con il mandato contrattuale esplicito di vendere il club. Un processo formale con tempi scritti e un calendario preciso che arrivi alla cessione prima del 2028 — indipendentemente da eventuali nuove proroghe che la Filmauro potesse ancora strappare alla FIGC. Un comitato di garanzia nominato dal Comune che controlli che le prime due cose vengano rispettate. Non sulla parola. Con un organismo formale.
Per la prima volta non si parla di principi e valori identitari, ma di strumenti misurabili e verificabili. È il comunicato più concreto dall'inizio di questa vicenda. Se De Laurentiis accetta, si impegna formalmente a vendere con un meccanismo di controllo esterno. Se rifiuta, Leccese non firma. Il resto, per ora, è silenzio. La risposta di De Laurentiis non c'è ancora.
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Nel frattempo, fuori dalla conferenza stampa, sta succedendo qualcosa che merita attenzione.
La tifoseria barese ha attraversato tutte le fasi del lutto sportivo e ha ora una consapevolezza nuova. Dire "meglio l'Eccellenza che questa presidenza" non è uno sfogo. È una dichiarazione politica. Significa che il valore identitario del club è stato separato dal valore commerciale della società. Significa che si può tifare il Bari rifiutando chi lo gestisce. Questa è maturità. Ed è rara, nel calcio italiano.
I tifosi in questo momento stanno facendo da soli quello che altri non hanno fatto. Leggono i bilanci. Studiano le norme federali. Analizzano i mercati di riparazione — qualcuno ricorderà quello di gennaio 2023, - quello della mancata promozione in serie A - con Matino, Moracchioli, Benali e Molina, e sa già tutto quello che c'è da sapere sulle intenzioni reali della proprietà. Mettono in fila i dati e costruiscono narrative. In modo disorganizzato, a volte impreciso, ma con una fame di comprensione reale che è il miglior segnale possibile di una comunità che vuole essere protagonista della propria storia.
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E poi c'è la stampa. Quella sportiva, in particolare.
In conferenza stampa si percepiva una certa preoccupazione. Comprensibile: hanno capito il mood della piazza e sanno che rischiano di fare i giornalisti di quinta serie in una città metropolitana. Non è una prospettiva entusiasmante. Ma non è nemmeno una ragione sufficiente per abdicare al proprio ruolo.
Il giornalismo sportivo, non solo quello locale, ha un problema strutturale antico: dipende dall'oggetto che dovrebbe raccontare. Gli accrediti li dà il club. Le notizie esclusive le dà il club. Le interviste le concede il club. In questo sistema, chi fa domande scomode rischia di perdere l'accesso. E senza accesso, in un mercato piccolo, si sopravvive a fatica. Questo non giustifica niente. Ma spiega molto.
Quando una piazza arriva a leggere i bilanci societari e la stampa locale è ancora ferma alla cronaca delle PEC, il distacco diventa incolmabile. I tifosi hanno alzato il livello della conversazione e si ritrovano soli a quella quota. Non sono diventati anti-stampa per principio: hanno semplicemente smesso di aspettare.
C'è ancora spazio per un giornalismo utile su questa vicenda. Spiegare cosa significa legalmente un comitato di garanzia. Cosa succede se De Laurentiis rifiuta le tre condizioni. Chi sono i potenziali acquirenti credibili e perché tacciono. Queste sono le domande che una tifoseria adulta si sta facendo — e sono domande a cui un buon giornalista potrebbe rispondere meglio di un tifoso sui social, se solo decidesse di provarci.
Farlo richiede coraggio. Non quello di chi imbraccia un'arma o scende in piazza, sia chiaro — le proporzioni non vanno confuse. Ma la stessa qualità morale di fondo: la capacità di scegliere la parte difficile quando quella comoda è ancora disponibile. Di raccontare quello che è, invece di quello che conviene raccontare.
Ottanta anni fa c'era chi quella scelta la fece su un terreno infinitamente più duro. E lo fece sapendo che non sarebbe tornato indietro.
Il confronto è volutamente sproporzionato. Il principio, no.
Anche in questo caso, chi piega la testa senza combattere è destinato a contare sempre meno.
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Re: Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
BariCatanzaro1972 ha scritto: sab giu 13, 2026 19:53Il sindaco ha dettato tre condizioni, tre cose che non faranno mai perché significherebbe dover vendere sul serio entro il 2028, pertanto ha preso il coraggio di usare l'unica leva che ha, la concessione dello stadio. Ho creduto anche io che fosse tutta una pantomima, adesso ci credo di meno, si e' troppo esposto e ha dettato condizioni che non accetteranno mai ma le uniche che poteva e doveva dettare, escludo che adesso perda la faccia e si tiri indietro. Più di questo non si poteva, se giocheranno lontano da Bari sarà il primo punto conquistato dalla città contro questi luridi, se non iscriveranno la squadra e quindi presumibilmente si toglieranno dai c******i la vittoria sarà piena.Happy77 ha scritto: sab giu 13, 2026 19:28 A me sembra una superba supercazzola politica. La verità è contenuta nelle tue prime due righe. Ci si deve attenere alle norme e ai regolamenti. Non si possono porre condizioni dettate dai sentimenti.
Quindi... pronti per la prossima presa per il culo? Quando ci sono le prossime elzioni?
Le elezioni non c'entrano a nulla, io non l'ho votato e quindi per quanto mi riguarda neppure la politica.
Allora... o mi sfugge qualcosa o non so di cosa parliamo. Se amministri una cosa pubblica un dinniego deve essere motivato o regolato da principi e norme precise. Non puoi negare lo stadio perchè i tifosi non vogliono. Quindi le condizioni le dettano i regolamenti non i sentimenti del sindaco.
Ripeto, salvo che non mi sfugga qualcosa mi sa di supercazzola per buttare un po di acqua sul fuoco
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Re: Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.
Ma secondo te si espone così tanto e oggi si e' esposto ancora più per fare una sonora figura di m****? Forse molte cose ci sfuggono a livello di bando e di codice civile.Happy77 ha scritto: sab giu 13, 2026 20:05BariCatanzaro1972 ha scritto: sab giu 13, 2026 19:53Il sindaco ha dettato tre condizioni, tre cose che non faranno mai perché significherebbe dover vendere sul serio entro il 2028, pertanto ha preso il coraggio di usare l'unica leva che ha, la concessione dello stadio. Ho creduto anche io che fosse tutta una pantomima, adesso ci credo di meno, si e' troppo esposto e ha dettato condizioni che non accetteranno mai ma le uniche che poteva e doveva dettare, escludo che adesso perda la faccia e si tiri indietro. Più di questo non si poteva, se giocheranno lontano da Bari sarà il primo punto conquistato dalla città contro questi luridi, se non iscriveranno la squadra e quindi presumibilmente si toglieranno dai c******i la vittoria sarà piena.Happy77 ha scritto: sab giu 13, 2026 19:28 A me sembra una superba supercazzola politica. La verità è contenuta nelle tue prime due righe. Ci si deve attenere alle norme e ai regolamenti. Non si possono porre condizioni dettate dai sentimenti.
Quindi... pronti per la prossima presa per il culo? Quando ci sono le prossime elzioni?
Le elezioni non c'entrano a nulla, io non l'ho votato e quindi per quanto mi riguarda neppure la politica.
Allora... o mi sfugge qualcosa o non so di cosa parliamo. Se amministri una cosa pubblica un dinniego deve essere motivato o regolato da principi e norme precise. Non puoi negare lo stadio perchè i tifosi non vogliono. Quindi le condizioni le dettano i regolamenti non i sentimenti del sindaco.
Ripeto, salvo che non mi sfugga qualcosa mi sa di supercazzola per buttare un po di acqua sul fuoco
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Re: Bari, il Sindaco, i tifosi e i giornalisti. Senza fronzoli.

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