(Gazzetta del Mezzogiorno)
Il giorno dopo è un cumulo di rimpianti, tra impacci difensivi (vedi i due gol del Catanzaro) e sterilità offensiva (il rapporto gol-occasioni continua a segnare rosso fisso). La sconfitta in Calabria è negli episodi. Legittima, se si crede che vince chi sbaglia di meno. Ma crudele, forse anche immeritata in rapporto alla qualità del gioco espresso e, perché no?, anche al numero di occasioni create.
Di positivo c'è che il Bari è vivo. Ha un'anima, soprattutto un'identità tattica. A Catanzaro si è vista una squadra che, errori e ingenuità a parte, ha mostrato una chiara predisposizione al gioco, alla ricerca del fraseggio, sempre e comunque. Una squadra organizzata, che con il pallone tra i piedi sa sempre cosa fare.
Ma se da un lato il risultato mente, dall'altro è pur vero che i tanto reclamizzati episodi debbano far discutere. La fragilità difensiva non è solo legata ai numeri (uomini contati), ma chiama in causa altri fattori. Non è un mistero che Carboni abbia da tempo messo al corrente Pari dell'esigenza di avere a disposizione un altro marcatore. Dal canto suo, il diesse fa quel che può, impelagato com'è nei meandri di un mercato dove capirci qualcosa può anche assomigliare ad un'impresa. Sarebbe già importante se il Bari riuscisse a togliersi di dosso qualche zavorra, alias i contratti di Battistini, Pizzinat, Mora (sembra vicino al Napoli, l'affare potrebbe andare in porto a breve) e Brioschi. Sta di fatto che bisogna intervenire. E alla svelta.
Da queste colonne abbiamo più volte sottolineato la qualità del lavoro fin qui svolto da Carboni. Il Bari ha un gioco, soprattutto un centrocampo propositivo e, quel che più conta, pensante. La squadra prova sempre ad imporre la propria legge. C'è qualità e non si avverte l'esigenza di legarsi ad un solo modulo. Tutto questo, però, spiega il perché la sconfitta di Catanzaro debba rappresentare un mònito in chiave futura. Perché tutto questo non ha un senso se poi basta un attimo per mandare tutto all'aria.
Il progetto Carboni non naufraga certo in Calabria, ci mancherebbe. Anzi siamo certi che proprio questa sconfitta possa aiutare a porre le basi per un domani meno affannoso. La squadra non deve commettere l'errore di perdere fiducia, ma continuare a credere nel lavoro impostato sin dai primi giorni di ritiro. E fa niente che a Carboni toccherà vestire anche i panni dello psicologo.
Il problema dell'attacco è altro tormentone già di grande attualità. Diverse le chiavi di lettura. La prima sembra non lasciar spazio a dubbi: il Bari fa fatica a segnare su azione. La seconda sa tanto di speranza: quando una squadra costruisce tanto è un segno di salute e vitalità. Da questo punto di vista, però, non sarebbe onesto gettare la croce addosso a Santoruvo. Le sue sono sempre partite di sostanza, lui è il classico centravanti che gioca per la squadra, che si lancia su ogni pallone come fosse quello della vita. Nello sviluppo del gioco biancorosso i suoi movimenti sono imprescindibili. E fa niente che qualcuno si diverta ad evocare il fantasma di Spinesi alla vigilia della prima (!) partita di campionato.
Santoruvo, non è un mistero, non è mai stato un attaccante da venti gol a stagione, ma il suo valore è fuori discussione. Il problema, semmai, è tutto nella necessità di trovare al più presto un uomo che possa trarre beneficio dalla sua ingombrante presenza nel cuore delle difese avversarie. Una punta che sappia cercare e trovare la profondità, che sfrutti l'abilità di Santoruvo sui palloni alti e nel gioco di sponda. E che si infili negli spazi che il numero nove barese finisce quasi sempre per creare grazie all'innata capacità di sprigionare forza da tutti i pori.
Una cosa è certa. Santoruvo ha bisogno di sentire addosso la fiducia di tutti. Dei compagni e dell'ambiente in genere. Sarebbe già importante evitare di giudicarlo solo e soltanto in funzione della fase realizzativa, pur importantissima. Fermo restando che il gol, evidentemente, era e resta la medicina migliore. Per il ragazzo bitontino. E per il Bari, che senza i «centri» degli attaccanti pare destinato a soffrire ancora.
13/09/04 - Bari, la forza del progetto
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