27/09/04 - Carboni: "Dobbiamo reagire"
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27/09/04 - Carboni: "Dobbiamo reagire"
Il Bari non è in crisi e sabato sera contro l'AlbinoLeffe si riscatterà: la prima sconfitta interna contro il Torino e il solo punto finora conquistato non hanno scoraggiato il tecnico, Guido Carboni, che, incontrando i giornalisti alla ripresa degli allenamenti, ha affermato di credere fermamente nelle possibilità della sua squadra. "Guardando la classifica è indiscutibile che appariamo in difficoltà, sarebbe impossibile negarlo. Tuttavia - ha spiegato il tecnico - questa squadra può far bene, deve solo migliorare e reagire subito allo scivolone di sabato sera. Contro i granata abbiamo fatto un passo indietro rispetto alle precedenti esibizioni, ma contro l'Albino possiamo vincere". (Spr)
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Integro l'intervista di Carboni, che continua così (fonte: Ansa)
...Contro il Torino, il Bari è apparso remissivo e a tratti,
soprattutto nel primo tempo, disunito: i due centrocampisti
laterali La Vista e Scaglia spesso hanno subito le incursioni
dalla difesa dei fluidificanti avversari. «Avevo schierato una
squadra aggressiva, ma i nostri esterni erano molto intimoriti e
sono stati schiacciati da Balzaretti e compagni - ha spiegato
Carboni -, non hanno svolto bene il compito assegnato. Nella
ripresa, con l'ingresso di Gazzi posizionato davanti alla
difesa, abbiamo giocato meglio prendendo però un gol con la
solita ingenuità».
Proprio la rete del Torino, su rigore trasformato da Pinga ha
mostrato le carenze strutturali del reparto arretrato del Bari,
a cui manca un difensore veloce capace di marcare attaccanti
rapidi come Marazzina: «Abbiamo centrali 'non velocì - ha
detto con sincerità l'aretino - ma le colpe non sono mai di un
singolo (Sibilano, autore del fallo da rigore, ndr). Sull'azione
di Marazzina tutta la difesa era disposta male. Dobbiamo
migliorare nel possesso palla, perchè prendiamo molti
contropiede e migliorare soprattutto quando la palla l'hanno i
nostri avversari».
Anche nel reparto offensivo, rispetto alla trasferta di
Cesena, si è registrata una involuzione: «Motta è un
giocatore che aveva voglia di giocare e far gol. Non mi ha
avvisato di aver ricevuto un botta e di essersi fatto un taglio
sul tendine - ha detto giustificando la prestazione opaca della
punta - ho l'obbligo morale di recuperare un giovane delle sue
qualità. Allo stesso tempo ho lanciato dei segnali a chi non è
stato utilizzato in queste partite (Anaclerio L., spedito per la
seconda volta in tribuna ndr), deve avere voglia di reagire e
non abbassare la guardia perchè come tecnico mi aspetto sempre
molto, sempre di più, da tutti. Lipatin, invece, mi è
piaciuto, ma può crescere ancora».
«Ho parlato anche con il presidente, Vincenzo Matarrese - ha
concluso Carboni - è più fiducioso di me sul futuro di questa
squadra, quindi non ci resta che prepararci alla sfida con
l'AlbinoLeffe per conquistare la nostra prima vittoria».
...Contro il Torino, il Bari è apparso remissivo e a tratti,
soprattutto nel primo tempo, disunito: i due centrocampisti
laterali La Vista e Scaglia spesso hanno subito le incursioni
dalla difesa dei fluidificanti avversari. «Avevo schierato una
squadra aggressiva, ma i nostri esterni erano molto intimoriti e
sono stati schiacciati da Balzaretti e compagni - ha spiegato
Carboni -, non hanno svolto bene il compito assegnato. Nella
ripresa, con l'ingresso di Gazzi posizionato davanti alla
difesa, abbiamo giocato meglio prendendo però un gol con la
solita ingenuità».
Proprio la rete del Torino, su rigore trasformato da Pinga ha
mostrato le carenze strutturali del reparto arretrato del Bari,
a cui manca un difensore veloce capace di marcare attaccanti
rapidi come Marazzina: «Abbiamo centrali 'non velocì - ha
detto con sincerità l'aretino - ma le colpe non sono mai di un
singolo (Sibilano, autore del fallo da rigore, ndr). Sull'azione
di Marazzina tutta la difesa era disposta male. Dobbiamo
migliorare nel possesso palla, perchè prendiamo molti
contropiede e migliorare soprattutto quando la palla l'hanno i
nostri avversari».
Anche nel reparto offensivo, rispetto alla trasferta di
Cesena, si è registrata una involuzione: «Motta è un
giocatore che aveva voglia di giocare e far gol. Non mi ha
avvisato di aver ricevuto un botta e di essersi fatto un taglio
sul tendine - ha detto giustificando la prestazione opaca della
punta - ho l'obbligo morale di recuperare un giovane delle sue
qualità. Allo stesso tempo ho lanciato dei segnali a chi non è
stato utilizzato in queste partite (Anaclerio L., spedito per la
seconda volta in tribuna ndr), deve avere voglia di reagire e
non abbassare la guardia perchè come tecnico mi aspetto sempre
molto, sempre di più, da tutti. Lipatin, invece, mi è
piaciuto, ma può crescere ancora».
«Ho parlato anche con il presidente, Vincenzo Matarrese - ha
concluso Carboni - è più fiducioso di me sul futuro di questa
squadra, quindi non ci resta che prepararci alla sfida con
l'AlbinoLeffe per conquistare la nostra prima vittoria».
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METTI GIGI ANACLERIO, c******e!
(Eugenio Fascetti riferito al calciatore di colore del Torino Diawara, dopo la rissa con Garzya)"Certe persone farebbero bene a stare a casa loro, anche perchè lo sputo potrebbe essere infetto"
^LaGaTTaRoSSa^ ha scritto:è solo un favore che cerco di fare ad una persona e magari a qualcuno che vuole 'arrangiare'.
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(Gazzetta del Mezzogiorno)
«Non voglio passare per matto, ma dico che questa squadra farà bene». Guido Carboni accorda la fiducia piena al suo Bari, nonostante una classifica in «rosso» e cifre complessive che non sorridono. Il tecnico toscano esce coraggiosamente allo scoperto in un momento particolarmente delicato, dopo la prima sconfitta interna e prima dell'arrivo dell'altra capolista, l'Albinoleffe rivelazione. La botta rimediata contro il Torino non intacca quelle che sono le convinzioni del tecnico toscano, anche se forniscono elementi sui quali riflettere. Dall'ennesimo gol preso per vie centrali, alle difficoltà di segnare, all'atteggiamento passivo dei primi quarantacinque minuti.
«Chi vede la classifica del Bari in questo momento - commenta - ha tutto il diritto di dire che si tratta di una squadra in difficoltà. Ma io voglio vedere il bicchiere mezzo pieno e dico che questo Bari farà bene. Non cerco alibi, ma abbiamo avuto un avvio di campionato non facile, contro squadre che avevano motivazioni forti: a partire dal Catanzaro, che tornava in B dopo tanti anni, per finire a Perugia e Torino, formazioni che aspirano al ritorno in A. Con tutte le nostre difficoltà, i nostri difetti, bisogna rialzarsi dopo questo scivolone e andare avanti. Parlare di processi, di lavoro buttato al vento, non mi sembra giusto e soprattutto è controproducente per lo stesso Bari».
Fermo restando che, giustamente, non è tempo di processi, restano però i limiti segnalati nel corso di queste prime quattro giornate. L'allenatore ne scova anche uno psicologico, legato alle partite interne: «È una squadra che sente troppo gli impegni in casa, in particolare per il fatto che negli ultimi anni non tutto è girato per il verso giusto». Annotazione sacrosanta, come anche il fatto che in questa squadra sono ben pochi i superstiti della passata stagione. come spiegare allora questa nuova «sindrome»? Il tecnico entra nel dettaglio: «Fin dai primi giorni mi sono accorto che l'ambiente è un po' depresso, vorrebbe soddisfazioni e a me dispiace non essere riuscito ancora a darne una. Ma credo molto nel lavoro che stiamo svolgendo, questo progetto decollerà... Io sono legato ai risultati, non ho contratto biennale... I ragazzi, anche i nuovi, percepiscono l'aria e quindi ne risentono».
Indiscutibile come contro il Torino sia stato un Bari poco confortato dagli uominin di maggiore qualità e poco appetibile, almeno per quanto riguarda l'intero primo tempo: «È stato compiuto un passo indietro, e considerando che sabato prossimo incontreremo un'altra capolista, ci sarebbero tutti i presupposti per veder nero. Invece vi dico che faremo bene, ci sono grandissime possibilità di centrare la prima vittoria. Non è ottimismo, è convinzione. In una sconfitta ho visto cose buone. Contro il Torino non abbiamo fatto bene nel primo tempo, ed è stato anche per colpa mia perché volevo una squadra più offensiva: invece i due esterni si sono continuamente abbassati, quasi intimoriti, Scaglia e Bellavista erano sulla linea dei difensori, La Vista non riusciva a tenere indietro Balzaretti. Ho dovuto correggere già alla fine del primo tempo, non aveva senso giocare con quel modulo. Nella ripresa siamo rimasti più coperti, ma paradossalmente abbiamo perso la partita. Gazzi? In alcune partite può tornare utile. Loro hanno avuto il pallino in mano, anche se non mi sembra che abbiano costruito azioni nitide e limpide da gol. Nel momento in cui stavamo meglio anche tatticamente, abbiamo preso gol per una ingenuità. Ingenuità che paghiamo a caro prezzo, in questo momento non gira troppo bene. Non è una scusa, la fortuna bisogna anche andare a cercarla».
Il reparto arretrato è quello che al momento necessita di cure maggiori. Gruppo forte fisicamente, ma con all'interno poca velocità e rapidità: «Per caratteristiche, è vero, abbiamo difensori non velocissimi, quindi bisogna sopperire a tale mancanza cercando alternative. Non è questione di salto di categoria. Sono giocatori che bisogna coprire... senza considerare la grande giocata di Marazzina. Non mi va di colpevolizzare un reparto, c'è da lavorare e basta. È lampante che bisogna migliorare, ma non dobbiamo piangersi addosso. Comunque fino a gennaio saremo questi. Commettiamo errori sullo scorrimento della palla e siamo indietro soprattutto nelle situazioni in cui perdiamo palla: lì c'è da lavorare. Ma pretendo di più da tutti quanti».
C'è qualcosa che non quadra pure in fase offensiva, se è vero che i gol realizzati sono appena tre (uno su calcio di rigore): «Pochi, soprattutto in rapporto alle occasioni costruite. Girerà anche per gli attaccanti. Motta? Aveva preso una botta alla caviglia, ha un taglio sul tendine, ma voleva restare in campo: gli fa merito, era convinto di segnare. È un giocatore che devo recuperare, non può essere quello dello scorso anno. Ho l'obbligo di dare fiducia a chi in questo momento è in difficoltà. Il discorso vale anche per chi è andato in tribuna. Lipatin ha fatto molto bene, sicuramente arriverà il suo turno, considerando le tre partite in otto giorni».
«Non voglio passare per matto, ma dico che questa squadra farà bene». Guido Carboni accorda la fiducia piena al suo Bari, nonostante una classifica in «rosso» e cifre complessive che non sorridono. Il tecnico toscano esce coraggiosamente allo scoperto in un momento particolarmente delicato, dopo la prima sconfitta interna e prima dell'arrivo dell'altra capolista, l'Albinoleffe rivelazione. La botta rimediata contro il Torino non intacca quelle che sono le convinzioni del tecnico toscano, anche se forniscono elementi sui quali riflettere. Dall'ennesimo gol preso per vie centrali, alle difficoltà di segnare, all'atteggiamento passivo dei primi quarantacinque minuti.
«Chi vede la classifica del Bari in questo momento - commenta - ha tutto il diritto di dire che si tratta di una squadra in difficoltà. Ma io voglio vedere il bicchiere mezzo pieno e dico che questo Bari farà bene. Non cerco alibi, ma abbiamo avuto un avvio di campionato non facile, contro squadre che avevano motivazioni forti: a partire dal Catanzaro, che tornava in B dopo tanti anni, per finire a Perugia e Torino, formazioni che aspirano al ritorno in A. Con tutte le nostre difficoltà, i nostri difetti, bisogna rialzarsi dopo questo scivolone e andare avanti. Parlare di processi, di lavoro buttato al vento, non mi sembra giusto e soprattutto è controproducente per lo stesso Bari».
Fermo restando che, giustamente, non è tempo di processi, restano però i limiti segnalati nel corso di queste prime quattro giornate. L'allenatore ne scova anche uno psicologico, legato alle partite interne: «È una squadra che sente troppo gli impegni in casa, in particolare per il fatto che negli ultimi anni non tutto è girato per il verso giusto». Annotazione sacrosanta, come anche il fatto che in questa squadra sono ben pochi i superstiti della passata stagione. come spiegare allora questa nuova «sindrome»? Il tecnico entra nel dettaglio: «Fin dai primi giorni mi sono accorto che l'ambiente è un po' depresso, vorrebbe soddisfazioni e a me dispiace non essere riuscito ancora a darne una. Ma credo molto nel lavoro che stiamo svolgendo, questo progetto decollerà... Io sono legato ai risultati, non ho contratto biennale... I ragazzi, anche i nuovi, percepiscono l'aria e quindi ne risentono».
Indiscutibile come contro il Torino sia stato un Bari poco confortato dagli uominin di maggiore qualità e poco appetibile, almeno per quanto riguarda l'intero primo tempo: «È stato compiuto un passo indietro, e considerando che sabato prossimo incontreremo un'altra capolista, ci sarebbero tutti i presupposti per veder nero. Invece vi dico che faremo bene, ci sono grandissime possibilità di centrare la prima vittoria. Non è ottimismo, è convinzione. In una sconfitta ho visto cose buone. Contro il Torino non abbiamo fatto bene nel primo tempo, ed è stato anche per colpa mia perché volevo una squadra più offensiva: invece i due esterni si sono continuamente abbassati, quasi intimoriti, Scaglia e Bellavista erano sulla linea dei difensori, La Vista non riusciva a tenere indietro Balzaretti. Ho dovuto correggere già alla fine del primo tempo, non aveva senso giocare con quel modulo. Nella ripresa siamo rimasti più coperti, ma paradossalmente abbiamo perso la partita. Gazzi? In alcune partite può tornare utile. Loro hanno avuto il pallino in mano, anche se non mi sembra che abbiano costruito azioni nitide e limpide da gol. Nel momento in cui stavamo meglio anche tatticamente, abbiamo preso gol per una ingenuità. Ingenuità che paghiamo a caro prezzo, in questo momento non gira troppo bene. Non è una scusa, la fortuna bisogna anche andare a cercarla».
Il reparto arretrato è quello che al momento necessita di cure maggiori. Gruppo forte fisicamente, ma con all'interno poca velocità e rapidità: «Per caratteristiche, è vero, abbiamo difensori non velocissimi, quindi bisogna sopperire a tale mancanza cercando alternative. Non è questione di salto di categoria. Sono giocatori che bisogna coprire... senza considerare la grande giocata di Marazzina. Non mi va di colpevolizzare un reparto, c'è da lavorare e basta. È lampante che bisogna migliorare, ma non dobbiamo piangersi addosso. Comunque fino a gennaio saremo questi. Commettiamo errori sullo scorrimento della palla e siamo indietro soprattutto nelle situazioni in cui perdiamo palla: lì c'è da lavorare. Ma pretendo di più da tutti quanti».
C'è qualcosa che non quadra pure in fase offensiva, se è vero che i gol realizzati sono appena tre (uno su calcio di rigore): «Pochi, soprattutto in rapporto alle occasioni costruite. Girerà anche per gli attaccanti. Motta? Aveva preso una botta alla caviglia, ha un taglio sul tendine, ma voleva restare in campo: gli fa merito, era convinto di segnare. È un giocatore che devo recuperare, non può essere quello dello scorso anno. Ho l'obbligo di dare fiducia a chi in questo momento è in difficoltà. Il discorso vale anche per chi è andato in tribuna. Lipatin ha fatto molto bene, sicuramente arriverà il suo turno, considerando le tre partite in otto giorni».
