(Gazzetta del Mezzogiorno)
Un punto non ti cambia la vita. Soprattutto non stravolge la classifica. Il Bari, però, lo mette in cassaforte. Difendendone l'importanza e i responsi che porta in dote. E specchiandosi nell'efficacia e nella qualità e della prestazione. Un punto che vale tanto e che potrebbe valere tantissimo. Mai uguali i pareggi, aggrappati a storie diverse e sviluppi antitetici. Quello di Piacenza «pesa». Perché ottenuto sul campo di una squadra che frequenta le zone alte della classifica. E perché frutto di un atteggiamento sempre positivo. Si vede lontano un miglio che Guido Carboni muore dalla voglia di gioire, di esaltare i suoi ragazzi, di evidenziare la crescita della squadra nel suo complesso. Ma l'uomo di Arezzo preferisce tenere tutto dentro. Quella classifica fa ancora male. La stagione delle sofferenze non è che agli albori. E allora meglio abbassare la testa e lavorare. Incamerando certezze e mettendo nello scanner quelle omissioni che continuano a complicare il cammino verso la tranquillità della squadra biancorossa. Carboni sa bene che la vita di un allenatore è sempre appesa ad un filo. Sa anche che, senza risultati, finire sotto «processo» è il minimo che ti possa capitare. Con la panchina che ogni settimana si scalda e si raffredda con maniacale alternanza. Da questo punto di vista, non sarebbe onesto sottacere come la prova di Piacenza suoni come risposta forte e autorevole. Alle critiche (quelle preconcette e faziose evidentemente, le altre sono più che legittime) e alla precarietà di una situazione che, da sempre, vede l'allenatore toscano nel mirino. Il Bari visto a Piacenza rafforza la posizione dell'allenatore, pur senza blindarlo a tempo indeterminato. La squadra c'è, ha un'identità tattica, ma anche forza e gambe (il lavoro del professor Falasca merita una sottolineatura). Restano i limiti, ci mancherebbe, forse anche le fragilità caratteriale di un gruppo chiamato ad esprimersi in un clima, spesso, quasi surreale. Ma dal punto di vista dell'organizzazione e della coralità, almeno per quel che attiene il rendimento in trasferta, la quadratura del cerchio sembra vicina. Il lavoro di Carboni comincia a dare i frutti, la sua «mano» visibile. Al pari del suo coraggio. Perché a questo tecnico tutto si può dire tranne che abbia paura a decidere. Mosse a sorpresa, una domenica dopo l'altra. Come il rilancio e il successivo riammutinamento di Motta. O come la trovata Micolucci. Segnali di personalità, indubbiamente, ma anche conseguenza della disperazione del momento. Carboni, d'altronde, sa che senza risultati non sarà la squadra a finire sul banco degli imputati, ma lui e soltanto lui. E allora fa di testa sua (e fa bene), scegliendo di volta in volta gli uomini che danno più affidamento. Valutando anche i E, perché no?, anche le variabili legate alla psicologia. Quel Santoruvo lì davanti, «orfano» di Motta e Gigi Anaclerio, rappresenta una scelta coraggiosa. Facile immaginare le critiche che avrebbero travolto Carboni in caso di sconfitta. Invece è andata bene. Anzi benissimo, visto che la punta bitontina è stato uno degli uomini chiave. Importante il suo ritorno al gol, a distanza di tre mesi dalla «testata» contro il Perugia. Il Bari ha bisogno dei suoi attaccanti. Tutti, indistintamente. Aspettando il mercato e le mosse del diesse Pari, che domenica era a Piacenza e che potrebbe aver sondato il terreno per Beghetto (scambio con Motta?). Nel frattempo resta l'emergenza. Carboni ha gli uomini contati (Doudou, Goretti e Lipatin fuori causa, Gazzi oggi sarà squalificato per una giornata) e, quel che più conta, deve ancora lavorare con la spada di Damocle dei diffidati: ben sei, e la prospettiva di affrontare la delicata trasferta di Pescara (6 gennaio) senza alcune pedine importanti (Sibilano, Bellavista, Bianconi, Scaglia, Brioschi e Carrus gli uomini a rischio). Facile immaginare che, anche contro il Modena (ultima fatica di un amarissimo 2004), l'allenatore biancorosso sia costretto a ridisegnare il mosaico. Possibile, anzi probabile l'avanzamento di capitan Bellavista a centrocampo, nel vivo del gioco. Tale eventualità riaprirebbe le porte della prima squadra Michele Anaclerio, candidato ad occupare il ruolo di esterno sinistro di difesa. Conferma in vista per Micolucci (convocato nell'under 21 di serie B), che a Piacenza ha dimostrato di essere giovane interessante: sorprendente l'autorità e la freddezza con la quale si è disimpegnato nel delicato ruolo di «centrale». Resta aperto anche il cantiere dell'attacco. Giocando in casa, non è escluso che Carboni rispolveri Gigi Anaclerio, finito ai margini non certo per rendimento inadeguato, anzi. Poco decifrabile, invece, la situazione di Motta: l'impressione è che la punta friulana sia ad un passo dal chiudere la sua esperienza barese. Piacenza, Arezzo e Triestina sarebbero i club interessati a lui. Nel frattempo non gli resta che sperare in Carboni. La panca fa male. Anche a chi ha la valigia pronta. Antonello Raimondo
14/12/04 - Bari a testa alta: da Piacenza segnali forti
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