Pieni poteri a Fabregas, anzi. Nessun rischio d'impresa a quanto pare...
Quindi non era una brochure...
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Re: Quindi non era una brochure...
Re: Quindi non era una brochure...
Beh dai allora questa intervista scagiona Decaro…BRIGANTE ha scritto:Rivelazione di Suwarso: “Avevamo comprato il Como per farne un set televisivo. Fabregas? Deciderà lui”
L’intervista al presidente del Como 1907: il retroscena sulla famiglia Hartono e il futuro di Fabregas
In un momento storico per il club, con la squadra quarta in classifica e in piena corsa per un posto nella prossima Champions League, il presidente del Como 1907 Mirwan Suwarso ha rilasciato un’intervista a Rivista Undici, rilanciata dall’agenzia Ansa. Durante il colloquio, ha svelato l’incredibile retroscena che ha portato la famiglia Hartono a sbarcare sul Lario.
“Prima del Covid avevamo comprato la società solo per usarla come un set televisivo – ha affermato Suwarso – volevamo girare dei documentari sul calcio italiano per la nostra Tv indonesiana. Nient’altro”.
La svolta del progetto e l’impatto di Cesc Fabregas
Poi, però, la continua ascesa del Como di categoria in categoria ha ovviamente modificato i programmi e la prospettiva: “In Serie B ci siamo resi conto che il progetto era diventato troppo grande e costoso per rimanere un semplice show televisivo. Ma il vero punto di svolta è stato l’arrivo di Fabregas“.
Una battuta dedicata proprio al futuro dell’allenatore spagnolo: “Saremmo degli stupidi a non mettere in conto che un giorno possa andare all’Arsenal o al Chelsea – ha affermato il presidente del Como – Se continua ad avere successo, è normale che insegua sogni più grandi. Ma dovrà essere lui in prima persona a scegliere chi prenderà il suo posto”.
Infine una battuta sul traguardo Champions:””Noi, come proprietà, non fissiamo obiettivi di classifica. Il nostro unico traguardo è raggiungere la redditività nel minor tempo possibile. Spetta solo a Cesc e alla squadra decidere fino a dove spingersi”.
(fonte ComoZero)
Che si possa scrivere negli annali del calcio: "Bari, 16 Giugno 2026 - Non fummo mai domi!" Firmato: tutti i cittadini di BARI
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Re: Quindi non era una brochure...
Tutt'altro, u frat! Tutt'altro!
Anch'io, a una prima lettura con quel titolo a effetto, ero rimasto abbastanza basito. Set televisivo di che, ma ci jè adavér?
Ma poi capisci che gli Hartono non sanno manco cosa significhi "rischio d'impresa", o meglio non gli danno l'accezione sportivamente nefasta (per noi) che gli hanno dato i nostri attuali padroni.
Immaginati anche a Bari questi che partivano per girare documentari e poi, accorgendosi del potenziale, non mettevano limiti ai traguardi...vabbè è meglio non pensarci, tanto ormai è un treno che è passato e non tornerà mai più.
Re: Quindi non era una brochure...
Sì sono d’accordo che con il senno di poi questi avrebbero fatto di Bari davvero una stella europea, perché Bari ha tutto il potenziale di esserlo… ma se io parto con “set cinematografico” che garanzie mi da? Ohu mo non voglio prendere le difese di nessuno e rimane che le gasteme partono a motore visto cosa potevamo essere. È giusto per capire dare un senso alla scelta scellerata dei DLBRIGANTE ha scritto:Tutt'altro, u frat! Tutt'altro!
Anch'io, a una prima lettura con quel titolo a effetto, ero rimasto abbastanza basito. Set televisivo di che, ma ci jè adavér?
Ma poi capisci che gli Hartono non sanno manco cosa significhi "rischio d'impresa", o meglio non gli danno l'accezione sportivamente nefasta (per noi) che gli hanno dato i nostri attuali padroni.
Immaginati anche a Bari questi che partivano per girare documentari e poi, accorgendosi del potenziale, non mettevano limiti ai traguardi...vabbè è meglio non pensarci, tanto ormai è un treno che è passato e non tornerà mai più.
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Re: Quindi non era una brochure...
POtremo passare una vita intera a rimuginare su sta cosa.
Comunque, visto che ci abito vicino, forse non avete capito la differenza tra lago di Como e Puglia. Questi stanno costrunedo un qualcosa di enorme intorno alla squadra perchè quel territorio permette di farlo.
La differenza è quella che c'è tra George Clooney e Checco Zalone e questo paragone non lo faccio a caso.
Comunque, visto che ci abito vicino, forse non avete capito la differenza tra lago di Como e Puglia. Questi stanno costrunedo un qualcosa di enorme intorno alla squadra perchè quel territorio permette di farlo.
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Re: Quindi non era una brochure...
Pensando a tutto questo vengono i brividi e veramente cattivi, cattivi pensieri. Una sensazione mi dice, però , che quando se ne andranno questi maledetti, la nuova proprietà o quella subito successiva, ci regalerà una nuova stagione del Bari , mai vista. Una squadra abbastanza stabile in serie A , che , ogni tanto , in qualche anno fortunato, potrà lottare per il posto nella coppa più scarsa. In pratica un progetto con interessi extra calcio ( una mano dá e l’altra prende) , che favorirà anche gli impianti come centro sportivo , ammodernamento dello stadio , investimenti nel settore giovanile ed altro per capitalizzare e dare solidità alla società.
Ultima modifica di Gallettodacombattimento il mar mar 17, 2026 10:38, modificato 2 volte in totale.
Re: Quindi non era una brochure...
Non credo che clooney faccia la differenza… per carità la storicità dei quei luoghi è evidente (e non per Clooney) ma anche qui avresti potuto costruire tanto e divertendoti(si)Nestorgabriel ha scritto:POtremo passare una vita intera a rimuginare su sta cosa.
Comunque, visto che ci abito vicino, forse non avete capito la differenza tra lago di Como e Puglia. Questi stanno costrunedo un qualcosa di enorme intorno alla squadra perchè quel territorio permette di farlo.
La differenza è quella che c'è tra George Clooney e Checco Zalone e questo paragone non lo faccio a caso.
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Re: Quindi non era una brochure...
Avoglia a fare documentari sul Bari....
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Nestorgabriel
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Re: Quindi non era una brochure...
Ho citato Clooney perché a como c'è un primna e un dopo Clooney. Ovviamente intendo tutto ciò che è nato a partire da lui: la notorietà, i turisti, gli investimenti, i soldi da tutto il mondo in un territorio già ricco di suo.giangi81 ha scritto: mar mar 17, 2026 10:33Non credo che clooney faccia la differenza… per carità la storicità dei quei luoghi è evidente (e non per Clooney) ma anche qui avresti potuto costruire tanto e divertendoti(si)
Ragazzi, non è che perchè abbiamo il panzerotto e la processione di san nicola abbiamo un territorio capace di attirare investimenti e fare crescere imprese di un certo peso. Sta cosa a tanti baresi ancora non è chiara.
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Re: Quindi non era una brochure...
Riporto alcuni stralcio della intervista a Suwarso:
D’altronde, Fàbregas è anche azionista del club. Quanto incide il suo parere nelle decisioni societarie?
Fuori dalle questioni tattiche, ha la stessa voce in capitolo degli altri direttori: propone idee e le discutiamo insieme. Per il mercato e la squadra, invece, abbiamo un Board of Football composto da sei persone, perlopiù internazionali. Le decisioni sono sempre collettive, ma la voce di Cesc è ovviamente la più influente: tra tutti noi, è l’unico ad avere un’esperienza diretta ai massimi livelli del calcio.
Un Board a forte trazione straniera. Quanto conta questa visione internazionale in un ambiente spesso chiuso e autoreferenziale come il calcio italiano?
È fondamentale per imporre un vero cambio di prospettiva. Vogliamo spingere il club a guardare fuori dal proprio “giardino di casa” per aprirsi al mercato globale. Per farlo serve una visione strutturale: per esempio, abbiamo scelto come Head of Strategy Mark-Jan Fledderus, olandese, proprio perché ci serviva qualcuno capace di ragionare sui prossimi vent’anni, non sui soliti due o tre.
Però il rischio è di allontanare i vostri tifosi “storici”.
Non possiamo portar via alla città ciò che le appartiene. Dobbiamo garantire costantemente che le nostre iniziative non abbiano mai prezzi folli per i comaschi. Allo stesso tempo, però, abbiamo la necessità di attirare una nuova clientela internazionale. Queste due anime, quella locale e quella globale, devono incontrarsi e convivere. Ed è per questo che proporre un calcio entusiasmante è imprescindibile: il bel gioco è l’unica cosa in grado di unire e soddisfare tutti.
A proposito di calciomercato, all’inizio puntavate sull’esperienza, penso a Varane o Belotti. Ma ora investite sui giovani e a gennaio siete rimasti fermi. È cambiata la vostra strategia?
Nelle prime finestre di mercato l’unico obiettivo era sopravvivere: serviva esperienza per creare solidità. Ora che abbiamo una base, siamo passati alla logica degli investimenti: prendiamo giovani che consideriamo come asset. Il focus è cambiato: comprare per vendere. Costruire una squadra è come costruire una casa: all’inizio spendi tanto per le fondamenta, poi aggiungi solo i dettagli. Per questo a gennaio non abbiamo comprato nessuno. E dalla prossima estate faremo solo innesti mirati per abbassare l’età media, spendendo sempre meno.
E quanto è importante per voi far crescere i talenti in casa?
È una priorità assoluta. Anche perché comprare giocatori in Italia oggi è un problema per la rigidità dei pagamenti. Se voglio un talento italiano da 15 milioni, devo pagarli tutti in anticipo o bloccare i soldi con una fideiussione. All’estero è molto più conveniente e flessibile: abbiamo preso Caqueret dal Lione per la stessa cifra, ma pagandolo in rate da tre milioni all’anno. Quindi l’unica soluzione per avere italiani è acquistarli giovanissimi per la nostra Primavera, sperando che diventino titolari tra tre o quattro anni.
D’altronde, Fàbregas è anche azionista del club. Quanto incide il suo parere nelle decisioni societarie?
Fuori dalle questioni tattiche, ha la stessa voce in capitolo degli altri direttori: propone idee e le discutiamo insieme. Per il mercato e la squadra, invece, abbiamo un Board of Football composto da sei persone, perlopiù internazionali. Le decisioni sono sempre collettive, ma la voce di Cesc è ovviamente la più influente: tra tutti noi, è l’unico ad avere un’esperienza diretta ai massimi livelli del calcio.
Un Board a forte trazione straniera. Quanto conta questa visione internazionale in un ambiente spesso chiuso e autoreferenziale come il calcio italiano?
È fondamentale per imporre un vero cambio di prospettiva. Vogliamo spingere il club a guardare fuori dal proprio “giardino di casa” per aprirsi al mercato globale. Per farlo serve una visione strutturale: per esempio, abbiamo scelto come Head of Strategy Mark-Jan Fledderus, olandese, proprio perché ci serviva qualcuno capace di ragionare sui prossimi vent’anni, non sui soliti due o tre.
Però il rischio è di allontanare i vostri tifosi “storici”.
Non possiamo portar via alla città ciò che le appartiene. Dobbiamo garantire costantemente che le nostre iniziative non abbiano mai prezzi folli per i comaschi. Allo stesso tempo, però, abbiamo la necessità di attirare una nuova clientela internazionale. Queste due anime, quella locale e quella globale, devono incontrarsi e convivere. Ed è per questo che proporre un calcio entusiasmante è imprescindibile: il bel gioco è l’unica cosa in grado di unire e soddisfare tutti.
A proposito di calciomercato, all’inizio puntavate sull’esperienza, penso a Varane o Belotti. Ma ora investite sui giovani e a gennaio siete rimasti fermi. È cambiata la vostra strategia?
Nelle prime finestre di mercato l’unico obiettivo era sopravvivere: serviva esperienza per creare solidità. Ora che abbiamo una base, siamo passati alla logica degli investimenti: prendiamo giovani che consideriamo come asset. Il focus è cambiato: comprare per vendere. Costruire una squadra è come costruire una casa: all’inizio spendi tanto per le fondamenta, poi aggiungi solo i dettagli. Per questo a gennaio non abbiamo comprato nessuno. E dalla prossima estate faremo solo innesti mirati per abbassare l’età media, spendendo sempre meno.
E quanto è importante per voi far crescere i talenti in casa?
È una priorità assoluta. Anche perché comprare giocatori in Italia oggi è un problema per la rigidità dei pagamenti. Se voglio un talento italiano da 15 milioni, devo pagarli tutti in anticipo o bloccare i soldi con una fideiussione. All’estero è molto più conveniente e flessibile: abbiamo preso Caqueret dal Lione per la stessa cifra, ma pagandolo in rate da tre milioni all’anno. Quindi l’unica soluzione per avere italiani è acquistarli giovanissimi per la nostra Primavera, sperando che diventino titolari tra tre o quattro anni.
4/2/2015. Ciao Pierigno.
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Re: Quindi non era una brochure...
Questi sono quelli che non sanno esprimersi
4/2/2015. Ciao Pierigno.
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Re: Quindi non era una brochure...
Se siamo onesti intellettualmente vediamo, nero su bianco, che gli Hartono volevano solo il Como e nell'intervista vengono spiegati tutti i motivi.
Il resto sono solo speculazioni politiche della destra barese e dei suoi simpatizzanti.
Ma ormai viviamo di fake news che ripetiamo tante volte così i goggioni abboccano
E con l'intelligenza artificiale sarà sempre peggio
Il resto sono solo speculazioni politiche della destra barese e dei suoi simpatizzanti.
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Re: Quindi non era una brochure...
Sono d'accordo con te.belluzzi ha scritto:Se siamo onesti intellettualmente vediamo, nero su bianco, che gli Hartono volevano solo il Como e nell'intervista vengono spiegati tutti i motivi.
Il resto sono solo speculazioni politiche della destra barese e dei suoi simpatizzanti.
Ma ormai viviamo di fake news che ripetiamo tante volte così i goggioni abboccano
E con l'intelligenza artificiale sarà sempre peggio
Non tenevano che fare in quel 2018.
Dovevano solo decidere se mandare una mail di phishing a qualche armatore Peruviano o qualche pacchetto di sigarette a un sindaco Italiano.
E hanno scelto la seconda. Me li vedo gli Hartono che hanno riunito il Consiglio di Amministrazione e appena hanno fatto "Send" su Microsoft Outlook, giù tutti a riiiidere, a darsi le pacche sulle spalle per aver fatto lo scherzo e del secolo al sindaco di una città sull'Adriatico. Dice che uno dei top manager si è pure bagnato di pipì per le risate.
Che burloni.
4/2/2015. Ciao Pierigno.
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Re: Quindi non era una brochure...
K tutt l t'rris ca ten'n, mangh u pannolòn e che catz!saverio67 ha scritto: mar mar 17, 2026 14:34Sono d'accordo con te.belluzzi ha scritto:Se siamo onesti intellettualmente vediamo, nero su bianco, che gli Hartono volevano solo il Como e nell'intervista vengono spiegati tutti i motivi.
Il resto sono solo speculazioni politiche della destra barese e dei suoi simpatizzanti.
Ma ormai viviamo di fake news che ripetiamo tante volte così i goggioni abboccano
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Non tenevano che fare in quel 2018.
Dovevano solo decidere se mandare una mail di phishing a qualche armatore Peruviano o qualche pacchetto di sigarette a un sindaco Italiano.
E hanno scelto la seconda. Me li vedo gli Hartono che hanno riunito il Consiglio di Amministrazione e appena hanno fatto "Send" su Microsoft Outlook, giù tutti a riiiidere, a darsi le pacche sulle spalle per aver fatto lo scherzo e del secolo al sindaco di una città sull'Adriatico. Dice che uno dei top manager si è pure bagnato di pipì per le risate.
Che burloni.
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Re: Quindi non era una brochure...
Oltre il panzerotto e San Nicola abbiamo "solamente " dei posti iperfrequentati da turisti di ogni parte del mondo come Alberobello, Matera, Polignano a mare, Monopoli, Ostuni e via discorrendo..Como a parte il lago come Monticchio cosa offre?? Solo adesso il mondo si è reso conto di quel posto? In passato come mai nessuno se li è mai cagati??Nestorgabriel ha scritto: mar mar 17, 2026 13:31Ho citato Clooney perché a como c'è un primna e un dopo Clooney. Ovviamente intendo tutto ciò che è nato a partire da lui: la notorietà, i turisti, gli investimenti, i soldi da tutto il mondo in un territorio già ricco di suo.giangi81 ha scritto: mar mar 17, 2026 10:33Non credo che clooney faccia la differenza… per carità la storicità dei quei luoghi è evidente (e non per Clooney) ma anche qui avresti potuto costruire tanto e divertendoti(si)
Ragazzi, non è che perchè abbiamo il panzerotto e la processione di san nicola abbiamo un territorio capace di attirare investimenti e fare crescere imprese di un certo peso. Sta cosa a tanti baresi ancora non è chiara.
VIA I DE PEZZENTIIS DA BARI!!!!!!!!!!!
