il vero problema non é leccese
Moderatori: sirius, Rosencratz, Pino, Soloesemprebari, divin gallo
- RedSnake90
- Biancorosso

- Messaggi: 240
- Iscritto il: mer nov 28, 2007 8:25
- Località: leccesi vi massacriamo
- Contatta:
il vero problema non é leccese
Ora, al di là dei facili "ve l’avevo detto", "ma cosa vi aspettavate" e via dicendo, vorrei analizzare in maniera asettica e priva di giudizi morali la mossa del sindaco.
Ben consapevole del momento storico che attraversa la politica in generale, il nostro sindaco — in quanto attore della democrazia — sa bene (o quantomeno chi lo consiglia lo sa) che il malessere dei suoi elettori in materia di calcio può legarsi facilmente al malessere, forse più ragionato, per promesse disattese e lavori pubblici di dubbia utilità e trasparenza: un cocktail potenzialmente micidiale.
Quindi, che fare?
Una mossa che, in un colpo solo, distolga l’attenzione dai problemi della città e che, al tempo stesso, strizzi l’occhio al tifoso appassionato. Ne nasce il teatrino di questi giorni, con il logico epilogo odierno.
Non poteva finire diversamente. Leccese non conta nulla; De Laurentiis ha amici più potenti ed esperienza più raffinata. Sono bastate un paio di chiamate per far tornare il "ladro di bestiame" nell’ovile, laddove può sentirsi un capo innocuo. Niente di nuovo: scene già viste.
Tuttavia, il vero problema non è uno come Leccese, un poltronaro baldante; il vero problema siamo noi baresi.
Se nel 2026 ancora non abbiamo capito cosa sia la democrazia e cosa sia un politico inserito in un circuito del genere, il problema è grave. Se ancora oggi sono costretto a leggere "beh, almeno lui ci ha provato a fare qualcosa" oppure "grazie sindaco per vigilare su di noi, se venderanno sarà grazie a te", le speranze sono poche. Un Leccese, un De Laurentiis, un Tim Barton o un Matarrese potranno sempre prendersi gioco di noi con estrema facilità.
Ragazzi, qui c’è bisogno di consapevolezza, non del numero di abitanti della mitologica Città Metropolitana di Bari, ma del grado infimo di cultura che ci circonda. Facciamo meno i galletti e più gli umili, perché la Serie C rappresenta bene la bassezza culturale che esprimiamo, anche in circostanze del genere.
Ben consapevole del momento storico che attraversa la politica in generale, il nostro sindaco — in quanto attore della democrazia — sa bene (o quantomeno chi lo consiglia lo sa) che il malessere dei suoi elettori in materia di calcio può legarsi facilmente al malessere, forse più ragionato, per promesse disattese e lavori pubblici di dubbia utilità e trasparenza: un cocktail potenzialmente micidiale.
Quindi, che fare?
Una mossa che, in un colpo solo, distolga l’attenzione dai problemi della città e che, al tempo stesso, strizzi l’occhio al tifoso appassionato. Ne nasce il teatrino di questi giorni, con il logico epilogo odierno.
Non poteva finire diversamente. Leccese non conta nulla; De Laurentiis ha amici più potenti ed esperienza più raffinata. Sono bastate un paio di chiamate per far tornare il "ladro di bestiame" nell’ovile, laddove può sentirsi un capo innocuo. Niente di nuovo: scene già viste.
Tuttavia, il vero problema non è uno come Leccese, un poltronaro baldante; il vero problema siamo noi baresi.
Se nel 2026 ancora non abbiamo capito cosa sia la democrazia e cosa sia un politico inserito in un circuito del genere, il problema è grave. Se ancora oggi sono costretto a leggere "beh, almeno lui ci ha provato a fare qualcosa" oppure "grazie sindaco per vigilare su di noi, se venderanno sarà grazie a te", le speranze sono poche. Un Leccese, un De Laurentiis, un Tim Barton o un Matarrese potranno sempre prendersi gioco di noi con estrema facilità.
Ragazzi, qui c’è bisogno di consapevolezza, non del numero di abitanti della mitologica Città Metropolitana di Bari, ma del grado infimo di cultura che ci circonda. Facciamo meno i galletti e più gli umili, perché la Serie C rappresenta bene la bassezza culturale che esprimiamo, anche in circostanze del genere.
Re: il vero problema non é leccese
La bassezza culturale che anche tu rappresenti con il logo della TV di Giggino, che paga addirittura ad Aurelio per la bassa macelleria dove ci hanno relegato.
Tra Lallero e tra Lalla', ma anche Firu li' e Firu la'!
- BRIGANTE
- Fedelissimo

- Messaggi: 31150
- Iscritto il: mar ago 15, 2006 4:04
- Località: sul Vargalone nel porto di S.Spirito
Re: il vero problema non é leccese
Severo ma giustolascrocca ha scritto: mar giu 16, 2026 1:01 La bassezza culturale che anche tu rappresenti con il logo della TV di Giggino, che paga addirittura ad Aurelio per la bassa macelleria dove ci hanno relegato.
Re: il vero problema non é leccese
no vabbè 
Re: il vero problema non é leccese
Effettivamente come rappresentato dal fratello biancorosso, la serie C ci rappresenta ed identifica in maniera univoca, come espressione del tessuto sociale, società sportiva...etc
Re: il vero problema non é leccese
Secondo me leccese, ha cercato di mettere tutte le caselle al loro posto. Avrà voluto delle conferme che nemmeno noi potremmo sapere (solo a giochi fatti), per la cessione della società e fare una squadra per ritornare subito in b
Io sarei stato molto più intransigente, avrei continuato a tenere una linea dura fino a quando, questi sciacalli, non se ne siano andati per sempre da bari. E' molto difficile pensare a qualcosa in questo momento, sembra tuto così anestetizzato
Io sarei stato molto più intransigente, avrei continuato a tenere una linea dura fino a quando, questi sciacalli, non se ne siano andati per sempre da bari. E' molto difficile pensare a qualcosa in questo momento, sembra tuto così anestetizzato
Re: il vero problema non é leccese
Secondo me il sindaco ha fatto quello che doveva e poteva fare,
alla fine non poteva lasciare la citta' e i tifosi senza calcio,
sarebbe stata una responsabilita' troppo grande
alla fine non poteva lasciare la citta' e i tifosi senza calcio,
sarebbe stata una responsabilita' troppo grande
- saverio67
- Fedelissimo

- Messaggi: 33172
- Iscritto il: ven giu 27, 2003 14:22
- Località: Rione S. Cataldo
Re: il vero problema non é leccese
Cioè cosa ha fatto? Io non ho capito quale è la differenza rispetto a firmare subito e basta.obler ha scritto:Secondo me il sindaco ha fatto quello che doveva e poteva fare,
alla fine non poteva lasciare la citta' e i tifosi senza calcio,
sarebbe stata una responsabilita' troppo grande
4/2/2015. Ciao Pierigno.
Questo è un blocco di testo che può essere aggiunto in fondo ai tuoi messaggi. Il limite caratteri è di 450.
Questo è un blocco di testo che può essere aggiunto in fondo ai tuoi messaggi. Il limite caratteri è di 450.
- achillemorto
- Del Bari Seguace

- Messaggi: 624
- Iscritto il: lun nov 13, 2006 23:21
- Località: andò s fascn le popizz
Re: il vero problema non é leccese
Non concordo. Un Politico con la P maiuscola ha esattamente quel dovere: prendersi la responsabilità delle sue azioni, soprattutto se rivolte contro un potentato.obler ha scritto: mar giu 16, 2026 7:22 Secondo me il sindaco ha fatto quello che doveva e poteva fare,
alla fine non poteva lasciare la citta' e i tifosi senza calcio,
sarebbe stata una responsabilita' troppo grande
E questa miserevole vicenda che gira attorno a un hobby dimostra la bassezza e l’ignavia dei nostri politici. Dei mestieranti a libro paga del primo signorotto arrogante di turno.
Sta vicenda è proprio da studio sociologico. A dimostrazione di come i fattori si siano ribaltati, facendo sì che gli organi politici non sono più rappresentativi della comunità, ma solo degli interessi dei potenti. Ribelliamoci. Disertiamo lo stadio. Noi non siamo questo. C’è ancora dell’”Ideale” in noi.
Re: il vero problema non é leccese
A mente fredda, partiamo da una cosa sola, prima di tutto il resto.
Leccese non ha ceduto. Ha negoziato. C'è una differenza sostanziale tra le due cose, e vale la pena tenerla presente prima di pronunciare giudizi definitivi.
Tre settimane fa il sindaco di Bari era un amministratore che scriveva lettere formali chiedendo rispetto per la sua città. Oggi ha in mano tre impegni scritti e firmati da De Laurentiis: un direttore generale con mandato esplicito di vendere il club, una società di advisoring internazionale già coinvolta, un comitato di garanzia con Franco Cassano — ex presidente della Corte d'Appello di Bari — che vigilerà sul processo. Non sono promesse verbali. Sono impegni pubblici, con firma, davanti alla città.
Sono sufficienti? No.
Sono verificabili nel tempo? Sì. Ed è questa la differenza rispetto a tutto quello che è venuto prima.
________________________________________
Chi sperava nello stadio chiuso, nel fallimento, nella ripartenza dall'Eccellenza come atto di purificazione, è deluso. È legittimo. Ma Leccese ha detto una cosa che vale la pena ascoltare senza filtri: chiudere lo stadio avrebbe tolto alla città l'unica leva disponibile senza ottenere nulla in cambio. Una SSC Bari fallita nel caos, senza garanzie, senza comitati di controllo, senza advisoring internazionale, sarebbe stata molto più vulnerabile di una SSC Bari tenuta sotto pressione con strumenti formali e verificabili.
Il fallimento come strategia funziona solo se dall'altra parte c'è qualcuno pronto a raccogliere. Oggi quel qualcuno non ha ancora un nome.
________________________________________
Pierpaolo Marino è un nome serio nel calcio italiano. Ma un direttore generale, per quanto capace, vale quanto il mandato che gli viene dato e quanto la proprietà lo lascia lavorare (Polito docet). La data room deve aprirsi in tempi certi. Il comitato di garanzia deve insediarsi nelle prossime ore. L'advisoring internazionale deve produrre contatti reali, non solo presenza scenografica.
Ognuno di questi passaggi è misurabile. Ognuno ha una scadenza implicita. E ognuno sarà sotto gli occhi di una città che guarda con attenzione e stanchezza.
________________________________________
Il nostro ruolo — e di chi ci racconta
Leccese ha chiesto alla cittadinanza di condividere il percorso. È una richiesta legittima, ma va letta correttamente: non è un invito a fidarsi ciecamente.
È un invito a restare SVEGLI, ORGANIZZATI, ESIGENTI.
La tifoseria barese ha dimostrato in queste settimane una maturità politica rara. Ha capito la differenza tra risultato sportivo e progetto societario. Ha tenuto la pressione alta in modo coerente. Ha prodotto una discussione pubblica di qualità che ha costretto entrambi i protagonisti a uscire allo scoperto.
Quel patrimonio non va disperso adesso che è arrivata una firma.
Ma una tifoseria da sola non basta. Qui entra in gioco la stampa — quella stessa stampa che in queste settimane ha inseguito le PEC ora per ora invece di spiegare cosa stava davvero accadendo. Adesso ha davanti un'occasione concreta di riscatto professionale. Non si tratta di tifare per il Bari o per il sindaco. Si tratta di fare il proprio mestiere: monitorare che gli impegni vengano rispettati, verificare le scadenze, chiedere i nomi dell'advisoring, seguire i lavori del comitato di garanzia, raccontare se la data room apre davvero e quando.
Il sistema funziona — e questa volta può davvero funzionare — solo se si rema tutti nella stessa direzione verso un obiettivo visibile e misurabile. Non un sogno. Non una vendetta. Non uno sfogo. Un obiettivo concreto: la cessione del club in tempi certi, a condizioni dignitose, con una proprietà che abbia un progetto reale per questa città.
Tifoseria, istituzioni, stampa. Ognuno con il proprio ruolo. Nessuno da solo.
________________________________________
Leccese ha gettato il cuore oltre l'ostacolo. Ha ottenuto il massimo che si poteva ottenere con la leva che aveva. Non è la vittoria che molti sognavano. È qualcosa di più raro e più difficile da gestire: un'opportunità concreta, fragile, con una scadenza precisa.
Il tempo dei De Laurentiis a Bari è finito. Lo ha detto il sindaco. Lo dicono le norme. Lo dice il mercato.
La domanda non è più se usciranno. È come, quando, e in quali condizioni lasciano questa città.
Su questo, adesso, la tifoseria ha strumenti reali per vigilare. La stampa ha una storia reale da raccontare. E le istituzioni hanno impegni scritti da far rispettare.
La sfida comincia domani mattina.
E come si dice dalle nostre parti “Iapre l’ecchie!”
Leccese non ha ceduto. Ha negoziato. C'è una differenza sostanziale tra le due cose, e vale la pena tenerla presente prima di pronunciare giudizi definitivi.
Tre settimane fa il sindaco di Bari era un amministratore che scriveva lettere formali chiedendo rispetto per la sua città. Oggi ha in mano tre impegni scritti e firmati da De Laurentiis: un direttore generale con mandato esplicito di vendere il club, una società di advisoring internazionale già coinvolta, un comitato di garanzia con Franco Cassano — ex presidente della Corte d'Appello di Bari — che vigilerà sul processo. Non sono promesse verbali. Sono impegni pubblici, con firma, davanti alla città.
Sono sufficienti? No.
Sono verificabili nel tempo? Sì. Ed è questa la differenza rispetto a tutto quello che è venuto prima.
________________________________________
Chi sperava nello stadio chiuso, nel fallimento, nella ripartenza dall'Eccellenza come atto di purificazione, è deluso. È legittimo. Ma Leccese ha detto una cosa che vale la pena ascoltare senza filtri: chiudere lo stadio avrebbe tolto alla città l'unica leva disponibile senza ottenere nulla in cambio. Una SSC Bari fallita nel caos, senza garanzie, senza comitati di controllo, senza advisoring internazionale, sarebbe stata molto più vulnerabile di una SSC Bari tenuta sotto pressione con strumenti formali e verificabili.
Il fallimento come strategia funziona solo se dall'altra parte c'è qualcuno pronto a raccogliere. Oggi quel qualcuno non ha ancora un nome.
________________________________________
Pierpaolo Marino è un nome serio nel calcio italiano. Ma un direttore generale, per quanto capace, vale quanto il mandato che gli viene dato e quanto la proprietà lo lascia lavorare (Polito docet). La data room deve aprirsi in tempi certi. Il comitato di garanzia deve insediarsi nelle prossime ore. L'advisoring internazionale deve produrre contatti reali, non solo presenza scenografica.
Ognuno di questi passaggi è misurabile. Ognuno ha una scadenza implicita. E ognuno sarà sotto gli occhi di una città che guarda con attenzione e stanchezza.
________________________________________
Il nostro ruolo — e di chi ci racconta
Leccese ha chiesto alla cittadinanza di condividere il percorso. È una richiesta legittima, ma va letta correttamente: non è un invito a fidarsi ciecamente.
È un invito a restare SVEGLI, ORGANIZZATI, ESIGENTI.
La tifoseria barese ha dimostrato in queste settimane una maturità politica rara. Ha capito la differenza tra risultato sportivo e progetto societario. Ha tenuto la pressione alta in modo coerente. Ha prodotto una discussione pubblica di qualità che ha costretto entrambi i protagonisti a uscire allo scoperto.
Quel patrimonio non va disperso adesso che è arrivata una firma.
Ma una tifoseria da sola non basta. Qui entra in gioco la stampa — quella stessa stampa che in queste settimane ha inseguito le PEC ora per ora invece di spiegare cosa stava davvero accadendo. Adesso ha davanti un'occasione concreta di riscatto professionale. Non si tratta di tifare per il Bari o per il sindaco. Si tratta di fare il proprio mestiere: monitorare che gli impegni vengano rispettati, verificare le scadenze, chiedere i nomi dell'advisoring, seguire i lavori del comitato di garanzia, raccontare se la data room apre davvero e quando.
Il sistema funziona — e questa volta può davvero funzionare — solo se si rema tutti nella stessa direzione verso un obiettivo visibile e misurabile. Non un sogno. Non una vendetta. Non uno sfogo. Un obiettivo concreto: la cessione del club in tempi certi, a condizioni dignitose, con una proprietà che abbia un progetto reale per questa città.
Tifoseria, istituzioni, stampa. Ognuno con il proprio ruolo. Nessuno da solo.
________________________________________
Leccese ha gettato il cuore oltre l'ostacolo. Ha ottenuto il massimo che si poteva ottenere con la leva che aveva. Non è la vittoria che molti sognavano. È qualcosa di più raro e più difficile da gestire: un'opportunità concreta, fragile, con una scadenza precisa.
Il tempo dei De Laurentiis a Bari è finito. Lo ha detto il sindaco. Lo dicono le norme. Lo dice il mercato.
La domanda non è più se usciranno. È come, quando, e in quali condizioni lasciano questa città.
Su questo, adesso, la tifoseria ha strumenti reali per vigilare. La stampa ha una storia reale da raccontare. E le istituzioni hanno impegni scritti da far rispettare.
La sfida comincia domani mattina.
E come si dice dalle nostre parti “Iapre l’ecchie!”
Re: il vero problema non é leccese
Non mi aspettavo né speravo nulla di diverso da quanto avvenuto.
Ma non me la sento di criticare la scelta del sindaco.
Veniamo da 8 anni in cui a questi personaggi è stato consentito tutto e di più, Leccese ha rotto questo schema e lo ha fatto con parole non scontate e che segnano un punto di non ritorno, almeno a mio parere.
Se avesse firmato subito, in questo mi sento di non essere completamente d'accordo con Saverio, quella distanza non vi sarebbe stata.
Due anni avremmo dovuto aspettare, due anni aspetteremo ma credo che avremo qualcosa di più concreto delle semplici garanzie offerte illo tempore dal presidente della regione, il vero e unico "impresentabile" di tutta questa vicenda che dovrebbe vergognarsi ogni volta che indossa una sciarpa del Bari.
Credo che Leccese lo sappia e sappia che su questo si gioca molta della sua credibilità in futuro.
Non mi fido dei De Laurentiis, ma del Sindaco sì.
Quanto alla questione multiproprietà, io continuo a ritenere che occorra stabilire una rete diffusa tra le tifoserie in Italia, un po' come avvenne in Inghilterra ai tempi della proposta di super lega.
Manifestazioni dei gruppi organizzati, striscioni esposti ogni domenica aiuterebbero a tenere alta l'attenzione su un problema che non è solo del Bari.
Ma non me la sento di criticare la scelta del sindaco.
Veniamo da 8 anni in cui a questi personaggi è stato consentito tutto e di più, Leccese ha rotto questo schema e lo ha fatto con parole non scontate e che segnano un punto di non ritorno, almeno a mio parere.
Se avesse firmato subito, in questo mi sento di non essere completamente d'accordo con Saverio, quella distanza non vi sarebbe stata.
Due anni avremmo dovuto aspettare, due anni aspetteremo ma credo che avremo qualcosa di più concreto delle semplici garanzie offerte illo tempore dal presidente della regione, il vero e unico "impresentabile" di tutta questa vicenda che dovrebbe vergognarsi ogni volta che indossa una sciarpa del Bari.
Credo che Leccese lo sappia e sappia che su questo si gioca molta della sua credibilità in futuro.
Non mi fido dei De Laurentiis, ma del Sindaco sì.
Quanto alla questione multiproprietà, io continuo a ritenere che occorra stabilire una rete diffusa tra le tifoserie in Italia, un po' come avvenne in Inghilterra ai tempi della proposta di super lega.
Manifestazioni dei gruppi organizzati, striscioni esposti ogni domenica aiuterebbero a tenere alta l'attenzione su un problema che non è solo del Bari.
-
Quitred
- Biancorosso

- Messaggi: 485
- Iscritto il: mar lug 17, 2018 13:48
- Località: su al nord che più nord non c'è
- Contatta:
Re: il vero problema non é leccese
piacer o cazz
-
BariCatanzaro1972
- Fedelissimo

- Messaggi: 25705
- Iscritto il: lun giu 09, 2014 22:54
Re: il vero problema non é leccese
Mi dispiace ma non sono d'accordo, non ha ottenuto assolutamente nulla se non vaghe promesse per nulla verificabili e che se disattese niente si potrà fare, e guardate che questo ieri l'ha praticamente detto anche il sindaco. ricordiamoci che comunque trattasi di una loro proprietà e nessuna misura puoi mettere in atto per costringerli a fare quello che non vogliono. Aveva un'unica leva ed era lo stadio, adesso ha perso anche quella. La strada che aveva intrapreso era quella corretta e sinceramente non concedeva nessuna via d'uscita ai Delaurentis mettendoli in condizione di trovarsi un altro stadio. Il fatto che si siano ridotti all'ultimo momento a rispondere al sindaco con quella che ripeto è una vera presa in giro è proprio perchè la manovra di Leccese stava sortendo l'effetto desiderato, lo stadio non lo trovavano e rischiavano di non iscrivere la squadra il che, a quanto ne so, significava far finire il titolo sportivo nelle mani del Sindaco, in pratica erano fuori.lasuocera ha scritto: mar giu 16, 2026 8:20 A mente fredda, partiamo da una cosa sola, prima di tutto il resto.
Leccese non ha ceduto. Ha negoziato. C'è una differenza sostanziale tra le due cose, e vale la pena tenerla presente prima di pronunciare giudizi definitivi.
Tre settimane fa il sindaco di Bari era un amministratore che scriveva lettere formali chiedendo rispetto per la sua città. Oggi ha in mano tre impegni scritti e firmati da De Laurentiis: un direttore generale con mandato esplicito di vendere il club, una società di advisoring internazionale già coinvolta, un comitato di garanzia con Franco Cassano — ex presidente della Corte d'Appello di Bari — che vigilerà sul processo. Non sono promesse verbali. Sono impegni pubblici, con firma, davanti alla città.
Sono sufficienti? No.
Sono verificabili nel tempo? Sì. Ed è questa la differenza rispetto a tutto quello che è venuto prima.
________________________________________
Chi sperava nello stadio chiuso, nel fallimento, nella ripartenza dall'Eccellenza come atto di purificazione, è deluso. È legittimo. Ma Leccese ha detto una cosa che vale la pena ascoltare senza filtri: chiudere lo stadio avrebbe tolto alla città l'unica leva disponibile senza ottenere nulla in cambio. Una SSC Bari fallita nel caos, senza garanzie, senza comitati di controllo, senza advisoring internazionale, sarebbe stata molto più vulnerabile di una SSC Bari tenuta sotto pressione con strumenti formali e verificabili.
Il fallimento come strategia funziona solo se dall'altra parte c'è qualcuno pronto a raccogliere. Oggi quel qualcuno non ha ancora un nome.
________________________________________
Pierpaolo Marino è un nome serio nel calcio italiano. Ma un direttore generale, per quanto capace, vale quanto il mandato che gli viene dato e quanto la proprietà lo lascia lavorare (Polito docet). La data room deve aprirsi in tempi certi. Il comitato di garanzia deve insediarsi nelle prossime ore. L'advisoring internazionale deve produrre contatti reali, non solo presenza scenografica.
Ognuno di questi passaggi è misurabile. Ognuno ha una scadenza implicita. E ognuno sarà sotto gli occhi di una città che guarda con attenzione e stanchezza.
________________________________________
Il nostro ruolo — e di chi ci racconta
Leccese ha chiesto alla cittadinanza di condividere il percorso. È una richiesta legittima, ma va letta correttamente: non è un invito a fidarsi ciecamente.
È un invito a restare SVEGLI, ORGANIZZATI, ESIGENTI.
La tifoseria barese ha dimostrato in queste settimane una maturità politica rara. Ha capito la differenza tra risultato sportivo e progetto societario. Ha tenuto la pressione alta in modo coerente. Ha prodotto una discussione pubblica di qualità che ha costretto entrambi i protagonisti a uscire allo scoperto.
Quel patrimonio non va disperso adesso che è arrivata una firma.
Ma una tifoseria da sola non basta. Qui entra in gioco la stampa — quella stessa stampa che in queste settimane ha inseguito le PEC ora per ora invece di spiegare cosa stava davvero accadendo. Adesso ha davanti un'occasione concreta di riscatto professionale. Non si tratta di tifare per il Bari o per il sindaco. Si tratta di fare il proprio mestiere: monitorare che gli impegni vengano rispettati, verificare le scadenze, chiedere i nomi dell'advisoring, seguire i lavori del comitato di garanzia, raccontare se la data room apre davvero e quando.
Il sistema funziona — e questa volta può davvero funzionare — solo se si rema tutti nella stessa direzione verso un obiettivo visibile e misurabile. Non un sogno. Non una vendetta. Non uno sfogo. Un obiettivo concreto: la cessione del club in tempi certi, a condizioni dignitose, con una proprietà che abbia un progetto reale per questa città.
Tifoseria, istituzioni, stampa. Ognuno con il proprio ruolo. Nessuno da solo.
________________________________________
Leccese ha gettato il cuore oltre l'ostacolo. Ha ottenuto il massimo che si poteva ottenere con la leva che aveva. Non è la vittoria che molti sognavano. È qualcosa di più raro e più difficile da gestire: un'opportunità concreta, fragile, con una scadenza precisa.
Il tempo dei De Laurentiis a Bari è finito. Lo ha detto il sindaco. Lo dicono le norme. Lo dice il mercato.
La domanda non è più se usciranno. È come, quando, e in quali condizioni lasciano questa città.
Su questo, adesso, la tifoseria ha strumenti reali per vigilare. La stampa ha una storia reale da raccontare. E le istituzioni hanno impegni scritti da far rispettare.
La sfida comincia domani mattina.
E come si dice dalle nostre parti “Iapre l’ecchie!”
Ora quello che si è verificato ieri è un teatrino ignobile, resta da capire, era tutto programmato? Personalmente non credo, Leccese non ha responsabilità personali in questa vicenda, gli sarebbero bastate una doverosa lettera di protesta verso i Delaurentis, anche in considerazione dell'esibizione di Grassani, e le lettere ai probabili presidenti della FIGC e al ministro dello sport, cosa che ha fatto e che istituzionalmente non fanno una piega.
Invece ha minacciato di togliere loro lo stadio. Ha fatto marcia indietro per le penali che avrebbe potuto pagare? Sarebbe in tal caso stato avventato, lui sa bene che se ha fatto quella minaccia aveva da quel punto di vista le spalle coperte, diversamente sarebbe grave, per cui lo escludo.
Ha fatto un bluff? Beh, sinceramente anche questo mi sentirei di escluderlo.
Per come la vedo io la minaccia è stata sincera ma deve avere avuto molte pressioni che magari non si aspettava affinchè facesse un passo indietro. La maggioranza dei tifosi era pronta a partire dai dilettanti pur di liberarsi una volta per tutte dei Delaurentis, ma questa maggioranza è alla fine silenziosa e poco influente; aveva contro la stampa che sabato andò in fibrillazione alla sola idea che diventava sempre più probabile si potesse partire dai dilettanti
e forse deve aver avuto contro anche qualcuno a lui "vicino".
Concludo riportando della conferenza di ieri una cosa passata ai più quasi inosservata e derubricata a specchietto per allodole, la promessa di una serie A in tempi brevi. Loro nel 2028 devono lasciare e quindi una serie A possono ottenerla solo con due promozioni di fila, realizzando quel rischio di impresa che hanno sempre voluto evitare e tempi brevi non significa immediata. Per cui in quel messaggio subliminale c'è tutta la loro arroganza nel trasmettere la sicurezza di restare ben oltre il 2028.
Ieri il calcio a Bari è stato definitivamente seppellito!
Re: il vero problema non é leccese
Savè, è stato l'unico che ha provato a fare qualcosa. Ci è riuscito? No? questo lo vedremo. I tifosi che hanno fatto? Nulla. La classe imprenditoriale? Nulla. La stampa? Nulla. E comunque non era nemmeno compito suo, ma l'ha fatto.saverio67 ha scritto: mar giu 16, 2026 7:24Cioè cosa ha fatto? Io non ho capito quale è la differenza rispetto a firmare subito e basta.obler ha scritto:Secondo me il sindaco ha fatto quello che doveva e poteva fare,
alla fine non poteva lasciare la citta' e i tifosi senza calcio,
sarebbe stata una responsabilita' troppo grande
-
BariCatanzaro1972
- Fedelissimo

- Messaggi: 25705
- Iscritto il: lun giu 09, 2014 22:54
Re: il vero problema non é leccese
Era partito bene ma ha fatto retromarcia...anto63 ha scritto: mar giu 16, 2026 8:50Savè, è stato l'unico che ha provato a fare qualcosa. Ci è riuscito? No? questo lo vedremo. I tifosi che hanno fatto? Nulla. La classe imprenditoriale? Nulla. La stampa? Nulla. E comunque non era nemmeno compito suo, ma l'ha fatto.saverio67 ha scritto: mar giu 16, 2026 7:24Cioè cosa ha fatto? Io non ho capito quale è la differenza rispetto a firmare subito e basta.obler ha scritto:Secondo me il sindaco ha fatto quello che doveva e poteva fare,
alla fine non poteva lasciare la citta' e i tifosi senza calcio,
sarebbe stata una responsabilita' troppo grande
Quanto ai tifosi se ti riferisci ai Seguaci erano contro, così come tutta la stampa.