Ricordi di un calcio passato
Moderatori: sirius, Rosencratz, Pino, Soloesemprebari, divin gallo
Ricordi di un calcio passato
Ragazzi, mi ritrovo dopo tanti anni di silenzio sul forum per condividere una riflessione. L'ultima volta che sono intervenuto ero un ragazzino e avevo un altro nick.
Ripensando alla serata di ieri, stanotte, sognando, ho pianto a fiotti. Ho pianto a fiotti perché, nelle parole di mio padre, quando mi parla di Igor Protti, di Tovalieri, di Joao Paulo, sento vive le emozioni e i ricordi indelebili. I ricordi di un ragazzo che partiva dalla provincia con gli amici per andare a vedere il Bari al San Nicola, i ricordi di un tifoso che ha qualcosa di meraviglioso da raccontare, che ha modelli da cui prendere spunto e idoli a cui ispirarsi per il resto della propria vita. I ricordi di un padre che, attraverso di essi, ha trasmesso l'amore per il Bari ai figli, e così i ricordi e le emozioni si sono tramandate nel tempo. Ieri sera è stato straziante perché, anche se Igor non l'ho mai visto giocare (avevo due anni quando è andato via da Bari) ho percepito tutto l'amore che una tifoseria, un'intera città, può nutrire nei confronti di un uomo che si è fatto amare grazie al suo infinito spessore umano.
Ho pianto a fiotti perché, anche se ho vissuto gli anni di Barreto, di Almiron, di Gillet ho sentito che, sportivamente parlando, un amore così viscerale e romantico come quello che ha legato Protti a Bari in realtà non l'ho mai realmente sperimentato; non ho la men che minima idea di che cosa possa significare avere un capocannoniere in Serie A con la squadra retrocessa; non so cosa possa significare retrocedere con dignità, facendosi amare e apprezzare ugualmente da tutta la piazza; né posso minimamente comprendere cosa significhi tifare per un calciatore di una tale levatura. Credo che la speranza di coloro che, come me, hanno sognato di rivivere le emozioni vissute dai nostri padri, si sia spenta simbolicamente con la morte di Protti e con la celebrazione di ieri.
Come tutti noi, seguo il Bari con lo stesso trasporto e la stessa passione di quando avevo 10 o 15 anni, e nonostante tutto riesco ad emozionarmi ancora (al netto delle ultime stagioni), ma cosa è cambiato realmente? Perché, al di là di qualche episodio isolato, sento di non poter più pretendere niente dal Bari e dal calcio? Davanti a mio nipote sono completamente spiazzato. Cosa posso dirgli quando, con desolante rassegnazione sul suo volto da 11enne, assiste ad una retrocessione così indegna come quella dell'anno scorso? Come faccio a farlo innamorare del Bari come mio padre ha fatto con me?
È inevitabile prendersela con i De Laurentiis e individuarli come la causa principale di questa rassegnazione dilagante, ma credo che il problema sia più profondo e riguardi il calcio nel suo complesso. I de Laurentiis, a Bari, sono la manifestazione più lampante di questa crisi. Il simbolo incarnato di un problema politico, economico e culturale che ha intaccato le più profonde fondamenta del sistema calcio, almeno in Italia.
Il totale distacco di chi gestisce un patrimonio culturale cittadino con la più disumana freddezza e con il più spietato spirito calcolatore.
Al di là dei risultati sportivi, questo è il rammarico più grande per la mia generazione: da una parte, non aver mai assistito in prima persona alle gesta di un eroe moderno al pari di Igor Protti; dall'altra, non avere gli strumenti - che, per esempio, ha avuto mio padre - per fare innamorare così visceralmente del Bari i miei futuri figli, i miei nipoti.
Ieri abbiamo celebrato la morte di Igor, ma con lui credo sia morta la speranza di un'intera generazione di poter rivivere le emozioni che ci sono state raccontate.
Ripensando alla serata di ieri, stanotte, sognando, ho pianto a fiotti. Ho pianto a fiotti perché, nelle parole di mio padre, quando mi parla di Igor Protti, di Tovalieri, di Joao Paulo, sento vive le emozioni e i ricordi indelebili. I ricordi di un ragazzo che partiva dalla provincia con gli amici per andare a vedere il Bari al San Nicola, i ricordi di un tifoso che ha qualcosa di meraviglioso da raccontare, che ha modelli da cui prendere spunto e idoli a cui ispirarsi per il resto della propria vita. I ricordi di un padre che, attraverso di essi, ha trasmesso l'amore per il Bari ai figli, e così i ricordi e le emozioni si sono tramandate nel tempo. Ieri sera è stato straziante perché, anche se Igor non l'ho mai visto giocare (avevo due anni quando è andato via da Bari) ho percepito tutto l'amore che una tifoseria, un'intera città, può nutrire nei confronti di un uomo che si è fatto amare grazie al suo infinito spessore umano.
Ho pianto a fiotti perché, anche se ho vissuto gli anni di Barreto, di Almiron, di Gillet ho sentito che, sportivamente parlando, un amore così viscerale e romantico come quello che ha legato Protti a Bari in realtà non l'ho mai realmente sperimentato; non ho la men che minima idea di che cosa possa significare avere un capocannoniere in Serie A con la squadra retrocessa; non so cosa possa significare retrocedere con dignità, facendosi amare e apprezzare ugualmente da tutta la piazza; né posso minimamente comprendere cosa significhi tifare per un calciatore di una tale levatura. Credo che la speranza di coloro che, come me, hanno sognato di rivivere le emozioni vissute dai nostri padri, si sia spenta simbolicamente con la morte di Protti e con la celebrazione di ieri.
Come tutti noi, seguo il Bari con lo stesso trasporto e la stessa passione di quando avevo 10 o 15 anni, e nonostante tutto riesco ad emozionarmi ancora (al netto delle ultime stagioni), ma cosa è cambiato realmente? Perché, al di là di qualche episodio isolato, sento di non poter più pretendere niente dal Bari e dal calcio? Davanti a mio nipote sono completamente spiazzato. Cosa posso dirgli quando, con desolante rassegnazione sul suo volto da 11enne, assiste ad una retrocessione così indegna come quella dell'anno scorso? Come faccio a farlo innamorare del Bari come mio padre ha fatto con me?
È inevitabile prendersela con i De Laurentiis e individuarli come la causa principale di questa rassegnazione dilagante, ma credo che il problema sia più profondo e riguardi il calcio nel suo complesso. I de Laurentiis, a Bari, sono la manifestazione più lampante di questa crisi. Il simbolo incarnato di un problema politico, economico e culturale che ha intaccato le più profonde fondamenta del sistema calcio, almeno in Italia.
Il totale distacco di chi gestisce un patrimonio culturale cittadino con la più disumana freddezza e con il più spietato spirito calcolatore.
Al di là dei risultati sportivi, questo è il rammarico più grande per la mia generazione: da una parte, non aver mai assistito in prima persona alle gesta di un eroe moderno al pari di Igor Protti; dall'altra, non avere gli strumenti - che, per esempio, ha avuto mio padre - per fare innamorare così visceralmente del Bari i miei futuri figli, i miei nipoti.
Ieri abbiamo celebrato la morte di Igor, ma con lui credo sia morta la speranza di un'intera generazione di poter rivivere le emozioni che ci sono state raccontate.
- ImaginaryBoy
- Fedelissimo

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- Iscritto il: mar giu 01, 2004 0:58
- Località: Il selvaggio West
Re: Ricordi di un calcio passato
Anche io ho passato una nottata difficile. Sono andato allo stadio per salutare l'idolo della mia adolescenza
e mi sono passati per la mente tanti momenti della mia vita, tante emozioni legate ad amici o parenti, alcuni dei quali non ci sono più.
E ho visto molta gente piangere, gente della mia età, gente anche più anziana. Forse perchè il calcio e Igor in particolare
è stato tutto questo per tutti noi. Un insieme di momenti felici, quando si era giovani e spensierati e si aveva una vita davanti,
una gioia, un sorriso, un ricordo, un abbraccio , un viaggio con gli amici, un pomeriggio passato con il fratello, il papà.
Forse anche pensare alla sua malattia, alla sua battaglia (sofferenze che magari molti di noi hanno vissuto personalmente)
ha reso il momento ancora più commovente. Con Igor è forse andata via una parte della nostra vita, ci ha ricordato che il tempo passa inesorabile e questo pesa come un macigno, specialmente quando il presente è avido di soddisfazioni.
Eppure ieri con le lacrime agli occhi ho riprovato quei brividi, quando eravamo tutti insieme a cantare e a salutare il nostro Igor,
ho pensato a quanta forza e voglia di emozionarsi ancora c'è nonostante tutti questi anni di delusioni, ho pensato a come pulsava
forte questo cuore biancorosso e a come neanche questa retrocessione cocente, queste ultime tre annate disastrose , questa piaga
della multiproprietà, possano toglierci tutto questo.
Permettetemi di citare Tennyson (lo so, in un sito di calcio, basfemia)
"Noi non siamo più la forza che un tempo muoveva la terra e il cielo;
ciò che siamo, siamo;una tempra di cuori eroici, resi deboli dal tempo e dal fato,
ma forti nella volontà di lottare, di cercare, di trovare, e di non cedere."
Credo che ricordarci tutto questo sia stato l'ultimo grande regalo del nostro immenso e unico Igor.
e mi sono passati per la mente tanti momenti della mia vita, tante emozioni legate ad amici o parenti, alcuni dei quali non ci sono più.
E ho visto molta gente piangere, gente della mia età, gente anche più anziana. Forse perchè il calcio e Igor in particolare
è stato tutto questo per tutti noi. Un insieme di momenti felici, quando si era giovani e spensierati e si aveva una vita davanti,
una gioia, un sorriso, un ricordo, un abbraccio , un viaggio con gli amici, un pomeriggio passato con il fratello, il papà.
Forse anche pensare alla sua malattia, alla sua battaglia (sofferenze che magari molti di noi hanno vissuto personalmente)
ha reso il momento ancora più commovente. Con Igor è forse andata via una parte della nostra vita, ci ha ricordato che il tempo passa inesorabile e questo pesa come un macigno, specialmente quando il presente è avido di soddisfazioni.
Eppure ieri con le lacrime agli occhi ho riprovato quei brividi, quando eravamo tutti insieme a cantare e a salutare il nostro Igor,
ho pensato a quanta forza e voglia di emozionarsi ancora c'è nonostante tutti questi anni di delusioni, ho pensato a come pulsava
forte questo cuore biancorosso e a come neanche questa retrocessione cocente, queste ultime tre annate disastrose , questa piaga
della multiproprietà, possano toglierci tutto questo.
Permettetemi di citare Tennyson (lo so, in un sito di calcio, basfemia)
"Noi non siamo più la forza che un tempo muoveva la terra e il cielo;
ciò che siamo, siamo;una tempra di cuori eroici, resi deboli dal tempo e dal fato,
ma forti nella volontà di lottare, di cercare, di trovare, e di non cedere."
Credo che ricordarci tutto questo sia stato l'ultimo grande regalo del nostro immenso e unico Igor.
*** OMNIA PRAECLARUM SUPER APPULA MOENIA BARUM ***
Re: Ricordi di un calcio passato
E' da un bel po' che a Bari si vive solo di ricordi, il presente e' contornato da figure che in passato avrebbero faticato a trovare posto come raccattapalle, e malviventi senza scrupoli e sentimenti a capo delle societa'. Ieri tutti si aspettavano decine di migliaia, ma cio' che si e' visto e' il risultato dell'andamento degli ultimi anni, tifosi sempre piu anziani sia allo stadio che sul nostro sito. Manca una classe dirigenziale e imprenditoriale, che abbia a cuore i sentimenti della Citta', e che pensano solo ad accumulare denaro, senza lasciare nulla alla comunita'.
Tra Lallero e tra Lalla', ma anche Firu li' e Firu la'!
Re: Ricordi di un calcio passato
Ho apprezzato i vostri commenti, la serata di ieri è stata certamente un unicum per la nostra storia, pur ricca di episodi tristi e umanamente crudeli. Avete risvegliato le mie sensazioni che pensavo di trattenere per me. Non potevo mancare ieri al mio personale saluto a Igor, tutta la stanchezza e il caldo opprimente del mondo non mi avrebbero fatto desistere dall'essere lì. Ed è stato davvero emozionante, mi sono ritrovato in mezzo a tanta gente a piangere, senza curarmi di nulla, guardando il video dei suoi gol, per il figlio che porta il padre in braccio, per le lacrime di Tovalieri. Per tutta quella gente che come me se ne stava lì a gridare, davanti ad un carro funebre che lentamente ci passava davanti, "Igor Protti facci un gol". Eravamo tanti ma non tantissimi, ma la particolarità dell'evento stesso di per sè prometteva grandi propositi. Attirare comunque tantissima gente, tutta motivata e commossa e partecipante ai cori, alle mani verso l'alto, è stato importante per me. Il Bari, la Bari, è per me emozione. E ieri Protti me ne ha, ancora una volta, regalata tanta.
-
BariCatanzaro1972
- Fedelissimo

- Messaggi: 25913
- Iscritto il: lun giu 09, 2014 22:54
Re: Ricordi di un calcio passato
Complimenti davvero per le belle parole che tutti avete scritto in questo topic, non una letta dai pulitzer di casa nostra...
-
Melior de cinere surgo
- Del Bari Seguace

- Messaggi: 535
- Iscritto il: lun apr 26, 2021 9:59
Re: Ricordi di un calcio passato
Credimi, sembra che queste parole le abbia scritte io. Ieri sera ne parlavo con un mio amico dopo la cerimonia per Igor, ed i miei sentimenti sono identici ai tuoi.erwin ha scritto: sab giu 27, 2026 8:59 Ragazzi, mi ritrovo dopo tanti anni di silenzio sul forum per condividere una riflessione. L'ultima volta che sono intervenuto ero un ragazzino e avevo un altro nick.
Ripensando alla serata di ieri, stanotte, sognando, ho pianto a fiotti. Ho pianto a fiotti perché, nelle parole di mio padre, quando mi parla di Igor Protti, di Tovalieri, di Joao Paulo, sento vive le emozioni e i ricordi indelebili. I ricordi di un ragazzo che partiva dalla provincia con gli amici per andare a vedere il Bari al San Nicola, i ricordi di un tifoso che ha qualcosa di meraviglioso da raccontare, che ha modelli da cui prendere spunto e idoli a cui ispirarsi per il resto della propria vita. I ricordi di un padre che, attraverso di essi, ha trasmesso l'amore per il Bari ai figli, e così i ricordi e le emozioni si sono tramandate nel tempo. Ieri sera è stato straziante perché, anche se Igor non l'ho mai visto giocare (avevo due anni quando è andato via da Bari) ho percepito tutto l'amore che una tifoseria, un'intera città, può nutrire nei confronti di un uomo che si è fatto amare grazie al suo infinito spessore umano.
Ho pianto a fiotti perché, anche se ho vissuto gli anni di Barreto, di Almiron, di Gillet ho sentito che, sportivamente parlando, un amore così viscerale e romantico come quello che ha legato Protti a Bari in realtà non l'ho mai realmente sperimentato; non ho la men che minima idea di che cosa possa significare avere un capocannoniere in Serie A con la squadra retrocessa; non so cosa possa significare retrocedere con dignità, facendosi amare e apprezzare ugualmente da tutta la piazza; né posso minimamente comprendere cosa significhi tifare per un calciatore di una tale levatura. Credo che la speranza di coloro che, come me, hanno sognato di rivivere le emozioni vissute dai nostri padri, si sia spenta simbolicamente con la morte di Protti e con la celebrazione di ieri.
Come tutti noi, seguo il Bari con lo stesso trasporto e la stessa passione di quando avevo 10 o 15 anni, e nonostante tutto riesco ad emozionarmi ancora (al netto delle ultime stagioni), ma cosa è cambiato realmente? Perché, al di là di qualche episodio isolato, sento di non poter più pretendere niente dal Bari e dal calcio? Davanti a mio nipote sono completamente spiazzato. Cosa posso dirgli quando, con desolante rassegnazione sul suo volto da 11enne, assiste ad una retrocessione così indegna come quella dell'anno scorso? Come faccio a farlo innamorare del Bari come mio padre ha fatto con me?
È inevitabile prendersela con i De Laurentiis e individuarli come la causa principale di questa rassegnazione dilagante, ma credo che il problema sia più profondo e riguardi il calcio nel suo complesso. I de Laurentiis, a Bari, sono la manifestazione più lampante di questa crisi. Il simbolo incarnato di un problema politico, economico e culturale che ha intaccato le più profonde fondamenta del sistema calcio, almeno in Italia.
Il totale distacco di chi gestisce un patrimonio culturale cittadino con la più disumana freddezza e con il più spietato spirito calcolatore.
Al di là dei risultati sportivi, questo è il rammarico più grande per la mia generazione: da una parte, non aver mai assistito in prima persona alle gesta di un eroe moderno al pari di Igor Protti; dall'altra, non avere gli strumenti - che, per esempio, ha avuto mio padre - per fare innamorare così visceralmente del Bari i miei futuri figli, i miei nipoti.
Ieri abbiamo celebrato la morte di Igor, ma con lui credo sia morta la speranza di un'intera generazione di poter rivivere le emozioni che ci sono state raccontate.
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Re: Ricordi di un calcio passato
Non ricordo molto di protti giocatore, ero ancora nell’età in cui strizzavo l’occhio alla Juve. Poi sono cresciuto e grazie a mio cugino sono diventato tifoso vero del Bari negli anni di bellavista e santoruvo. Ho gioito poco e niente ma il legame che ho per quella maglia va oltre immaginazione. Ieri ho lasciato a casa tutta la famiglia e ho fatto 200km da solo perché sapevo che sarei venuto a piangere con altri malati. Non ho resistito, sono rimasto dentro fino alle 8:30, stavo rischiando di sentirmi male perché ero consapevole che il rischio concreto di non emozionarmi mai più in quello stadio è alto. Una sensazione bellissima e orribile insieme. Igor mi ha fatto vivere ancora una volta, forse l’ultima, la gioia di essere barese.