Lettera di Antonini (pres. Trapani) a Malagò

Parla in libertà di argomenti di carattere generale attinenti il Bari: partite, allenamenti, calciomercato. Prima di aprire un nuovo topic, controlla sempre se l'argomento è già stato trattato!

Moderatori: sirius, Rosencratz, Pino, Soloesemprebari, divin gallo

2 mag 1982 - 32a giornata
Fedelissimo
Fedelissimo
Messaggi: 5708
Iscritto il: lun nov 03, 2014 20:45

Re: Lettera di Antonini (pres. Trapani) a Malagò

Messaggio da 2 mag 1982 - 32a giornata »

savio8000 ha scritto: ven lug 24, 2026 6:07
Vernolaboy ha scritto: gio lug 23, 2026 16:55 Multiproprietà e la mia proposta al Presidente Giovanni Malago.
Pregiati.mo Presidente,
Le multiproprietà nel calcio, così come sono state concepite e gestite finora, sono un pericolo strutturale per la regolarità dei campionati e per la trasparenza dei bilanci delle società. Per spiegarlo a tutti, per multiproprietà si intende la possibilità per un singolo soggetto, persona fisica o gruppo societario, di controllare più club professionistici, spesso in Paesi e categorie diverse. L'UEFA parla di “multi‑club ownership” e ha già introdotto criteri specifici per limitare l’influenza decisiva di uno stesso proprietario su più squadre iscritte alle competizioni europee.
In Italia, casi come la doppia proprietà Napoli–Bari mostrano come sia oggi ancora possibile controllare due società professionistiche, anche se dal 2028‑29 questo sarà formalmente vietato dall’art. 16‑bis NOIF.
Ma di una cosa sono convinto , Quando due club appartengono allo stesso gruppo proprietario, ogni trasferimento fra loro altera per definizione l’equilibrio competitivo: non sono più scambi “di mercato”, ma operazioni interne a una stessa struttura. La proprietà può decidere chi deve essere forte e chi debole, chi deve puntare alla promozione e chi deve “accettare” la retrocessione, spostando giocatori chiave o trattenendoli strategicamente. Questo produce un conflitto d’interessi insanabile: non è possibile garantire parità di trattamento verso le altre società se due avversarie condividono la stessa regia economica e tecnica.
Gli scambi di calciatori tra club della stessa proprietà non sono solo un problema sportivo, ma aprono praterie per operazioni di finanza creativa e plusvalenze fittizie. Giro contabile interno, valutazioni gonfiate, bonus di rivendita “dimenticati” o strutturati in modo opaco possono alterare gravemente la fotografia reale della situazione economica delle società coinvolte.
Non è fantascienza: è esattamente il terreno su cui si muovono molte indagini recenti su plusvalenze e falsi in bilancio legati ai trasferimenti di giocatori.
A Bari la Procura ha aperto un’indagine che coinvolge Luigi e Aurelio De Laurentiis, rispettivamente vertice del Bari e del Napoli, con accuse di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta legate alla crisi del club pugliese. Al centro dell’inchiesta c’è, tra l’altro, la cessione del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli, operazione su cui i magistrati contestano la rappresentazione in bilancio di fatti “non rispondenti al vero” o l’omissione di informazioni rilevanti.
Nella stessa vicenda si intrecciano valutazioni economiche, flussi tra società dello stesso gruppo e scelte gestionali che dimostrano quanto la multiproprietà renda facile spingere al limite la manipolazione contabile. Proprio perché il fenomeno è esploso a livello globale, la FIFA ha iniziato a intervenire: la casa madre del calcio ha annunciato il divieto dei trasferimenti di giocatori tra club appartenenti allo stesso gruppo imprenditoriale.
L’obiettivo è esplicito: impedire che strutture come il City Football Group o la galassia Red Bull usino la rete di club collegati per accumulare calciatori, aggirare i limiti di mercato e ottenere vantaggi sportivi e contabili.
Questa svolta segna una presa d’atto chiara: la multiproprietà senza paletti è incompatibile con un mercato trasparente e con la credibilità delle competizioni.
Per migliorare davvero il fenomeno, non bastano mezze misure o moratorie: servono divieti chiari, semplici, impossibili da aggirare. 1) Divieto assoluto di scambi di giocatori tra società che hanno la stessa proprietà o sono controllate dallo stesso gruppo. 2) Divieto assoluto di prestiti di giocatori tra club collegati, per evitare che il prestito diventi lo strumento principale di “mercato interno”. 3) Nessun tipo di co‑partecipazione, diritti di rivendita incrociati, bonus o opzioni strutturate tra società dello stesso proprietario: zero relazioni di mercato sul fronte calciatori.
Solo eliminando ogni scambio di giocatori tra club con proprietà comune si chiude la porta ai conflitti d’interesse e alle operazioni contabili opache che oggi stanno corrodendo la fiducia nel sistema.
La moltiplicazione di gruppi proprietari con più club, le indagini su bilanci e plusvalenze, i casi giudiziari che emergono in Italia e all’estero raccontano un modello di business che ha superato il punto di tollerabilità.
Non è più un semplice strumento di sviluppo dei giovani o di ottimizzazione gestionale: è diventato un sistema per controllare porzioni di campionati, pilotare carriere e manipolare numeri di bilancio. È un fenomeno pericoloso, che puzza lontano chilometri, perché mette insieme conflitto d’interesse sportivo e rischio di frode economica in un unico meccanismo.
Proprio per questi motivi, predisporrò e le invierò una proposta formale che chiede: il recepimento immediato dei divieti internazionali su scambi e prestiti tra club con la stessa proprietà; l’introduzione di controlli rafforzati sui bilanci delle società appartenenti a gruppi multi‑club, con particolare attenzione alle valutazioni dei cartellini e alle plusvalenze interne; ed infine l’anticipazione, rispetto alla scadenza del 2028‑29, del divieto di multiproprietà così come è concepito oggi nel calcio professionistico, per tutelare la regolarità dei campionati già nelle prossime stagioni. Applicando così queste revisioni immediatamente.
L’obiettivo è uno solo: cambiare ora un modello che sta dimostrando di essere incompatibile con un calcio sano, credibile e davvero competitivo.
@inprimopiano
FC Trapani 1905
Lega Pro
Lega Serie A


Dal profilo FB di Valerio Antonini (pres. Trapani)
La multiproprietà deve solo essere eliminata. Basterebbe che un ipotetico bari-napoli all'ultima giornata, con il napoli che deve vincere per forza, per alimentare dubbi e sospetti. Questa soluzione deve essere subito accantonata, è la rovina del calcio (lo sanno anche le pietre)
Bari-Napoli fanno in modo che si giochi nelle prime tre giornate.
Quello è l'ultimo dei problemi
Avatar utente
savio8000
Fedelissimo
Fedelissimo
Messaggi: 13770
Iscritto il: sab dic 10, 2011 12:06

Re: Lettera di Antonini (pres. Trapani) a Malagò

Messaggio da savio8000 »

2 mag 1982 - 32a giornata ha scritto: ven lug 24, 2026 6:42
savio8000 ha scritto: ven lug 24, 2026 6:07
Vernolaboy ha scritto: gio lug 23, 2026 16:55 Multiproprietà e la mia proposta al Presidente Giovanni Malago.
Pregiati.mo Presidente,
Le multiproprietà nel calcio, così come sono state concepite e gestite finora, sono un pericolo strutturale per la regolarità dei campionati e per la trasparenza dei bilanci delle società. Per spiegarlo a tutti, per multiproprietà si intende la possibilità per un singolo soggetto, persona fisica o gruppo societario, di controllare più club professionistici, spesso in Paesi e categorie diverse. L'UEFA parla di “multi‑club ownership” e ha già introdotto criteri specifici per limitare l’influenza decisiva di uno stesso proprietario su più squadre iscritte alle competizioni europee.
In Italia, casi come la doppia proprietà Napoli–Bari mostrano come sia oggi ancora possibile controllare due società professionistiche, anche se dal 2028‑29 questo sarà formalmente vietato dall’art. 16‑bis NOIF.
Ma di una cosa sono convinto , Quando due club appartengono allo stesso gruppo proprietario, ogni trasferimento fra loro altera per definizione l’equilibrio competitivo: non sono più scambi “di mercato”, ma operazioni interne a una stessa struttura. La proprietà può decidere chi deve essere forte e chi debole, chi deve puntare alla promozione e chi deve “accettare” la retrocessione, spostando giocatori chiave o trattenendoli strategicamente. Questo produce un conflitto d’interessi insanabile: non è possibile garantire parità di trattamento verso le altre società se due avversarie condividono la stessa regia economica e tecnica.
Gli scambi di calciatori tra club della stessa proprietà non sono solo un problema sportivo, ma aprono praterie per operazioni di finanza creativa e plusvalenze fittizie. Giro contabile interno, valutazioni gonfiate, bonus di rivendita “dimenticati” o strutturati in modo opaco possono alterare gravemente la fotografia reale della situazione economica delle società coinvolte.
Non è fantascienza: è esattamente il terreno su cui si muovono molte indagini recenti su plusvalenze e falsi in bilancio legati ai trasferimenti di giocatori.
A Bari la Procura ha aperto un’indagine che coinvolge Luigi e Aurelio De Laurentiis, rispettivamente vertice del Bari e del Napoli, con accuse di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta legate alla crisi del club pugliese. Al centro dell’inchiesta c’è, tra l’altro, la cessione del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli, operazione su cui i magistrati contestano la rappresentazione in bilancio di fatti “non rispondenti al vero” o l’omissione di informazioni rilevanti.
Nella stessa vicenda si intrecciano valutazioni economiche, flussi tra società dello stesso gruppo e scelte gestionali che dimostrano quanto la multiproprietà renda facile spingere al limite la manipolazione contabile. Proprio perché il fenomeno è esploso a livello globale, la FIFA ha iniziato a intervenire: la casa madre del calcio ha annunciato il divieto dei trasferimenti di giocatori tra club appartenenti allo stesso gruppo imprenditoriale.
L’obiettivo è esplicito: impedire che strutture come il City Football Group o la galassia Red Bull usino la rete di club collegati per accumulare calciatori, aggirare i limiti di mercato e ottenere vantaggi sportivi e contabili.
Questa svolta segna una presa d’atto chiara: la multiproprietà senza paletti è incompatibile con un mercato trasparente e con la credibilità delle competizioni.
Per migliorare davvero il fenomeno, non bastano mezze misure o moratorie: servono divieti chiari, semplici, impossibili da aggirare. 1) Divieto assoluto di scambi di giocatori tra società che hanno la stessa proprietà o sono controllate dallo stesso gruppo. 2) Divieto assoluto di prestiti di giocatori tra club collegati, per evitare che il prestito diventi lo strumento principale di “mercato interno”. 3) Nessun tipo di co‑partecipazione, diritti di rivendita incrociati, bonus o opzioni strutturate tra società dello stesso proprietario: zero relazioni di mercato sul fronte calciatori.
Solo eliminando ogni scambio di giocatori tra club con proprietà comune si chiude la porta ai conflitti d’interesse e alle operazioni contabili opache che oggi stanno corrodendo la fiducia nel sistema.
La moltiplicazione di gruppi proprietari con più club, le indagini su bilanci e plusvalenze, i casi giudiziari che emergono in Italia e all’estero raccontano un modello di business che ha superato il punto di tollerabilità.
Non è più un semplice strumento di sviluppo dei giovani o di ottimizzazione gestionale: è diventato un sistema per controllare porzioni di campionati, pilotare carriere e manipolare numeri di bilancio. È un fenomeno pericoloso, che puzza lontano chilometri, perché mette insieme conflitto d’interesse sportivo e rischio di frode economica in un unico meccanismo.
Proprio per questi motivi, predisporrò e le invierò una proposta formale che chiede: il recepimento immediato dei divieti internazionali su scambi e prestiti tra club con la stessa proprietà; l’introduzione di controlli rafforzati sui bilanci delle società appartenenti a gruppi multi‑club, con particolare attenzione alle valutazioni dei cartellini e alle plusvalenze interne; ed infine l’anticipazione, rispetto alla scadenza del 2028‑29, del divieto di multiproprietà così come è concepito oggi nel calcio professionistico, per tutelare la regolarità dei campionati già nelle prossime stagioni. Applicando così queste revisioni immediatamente.
L’obiettivo è uno solo: cambiare ora un modello che sta dimostrando di essere incompatibile con un calcio sano, credibile e davvero competitivo.
@inprimopiano
FC Trapani 1905
Lega Pro
Lega Serie A

Se fosse come dici tu, meglio non seguire più questo calcio, fatto tutto a tavolino. Ora mancano pure che prima del campionato, stilano la classifica finale

Dal profilo FB di Valerio Antonini (pres. Trapani)
La multiproprietà deve solo essere eliminata. Basterebbe che un ipotetico bari-napoli all'ultima giornata, con il napoli che deve vincere per forza, per alimentare dubbi e sospetti. Questa soluzione deve essere subito accantonata, è la rovina del calcio (lo sanno anche le pietre)
Bari-Napoli fanno in modo che si giochi nelle prime tre giornate.
Quello è l'ultimo dei problemi
Avatar utente
1baresealyon
Fedelissimo
Fedelissimo
Messaggi: 39386
Iscritto il: lun ott 31, 2005 22:04
Località: Nizza

Re: Lettera di Antonini (pres. Trapani) a Malagò

Messaggio da 1baresealyon »

savio8000 ha scritto:
Vernolaboy ha scritto: gio lug 23, 2026 16:55 Multiproprietà e la mia proposta al Presidente Giovanni Malago.
Pregiati.mo Presidente,
Le multiproprietà nel calcio, così come sono state concepite e gestite finora, sono un pericolo strutturale per la regolarità dei campionati e per la trasparenza dei bilanci delle società. Per spiegarlo a tutti, per multiproprietà si intende la possibilità per un singolo soggetto, persona fisica o gruppo societario, di controllare più club professionistici, spesso in Paesi e categorie diverse. L'UEFA parla di “multi‑club ownership” e ha già introdotto criteri specifici per limitare l’influenza decisiva di uno stesso proprietario su più squadre iscritte alle competizioni europee.
In Italia, casi come la doppia proprietà Napoli–Bari mostrano come sia oggi ancora possibile controllare due società professionistiche, anche se dal 2028‑29 questo sarà formalmente vietato dall’art. 16‑bis NOIF.
Ma di una cosa sono convinto , Quando due club appartengono allo stesso gruppo proprietario, ogni trasferimento fra loro altera per definizione l’equilibrio competitivo: non sono più scambi “di mercato”, ma operazioni interne a una stessa struttura. La proprietà può decidere chi deve essere forte e chi debole, chi deve puntare alla promozione e chi deve “accettare” la retrocessione, spostando giocatori chiave o trattenendoli strategicamente. Questo produce un conflitto d’interessi insanabile: non è possibile garantire parità di trattamento verso le altre società se due avversarie condividono la stessa regia economica e tecnica.
Gli scambi di calciatori tra club della stessa proprietà non sono solo un problema sportivo, ma aprono praterie per operazioni di finanza creativa e plusvalenze fittizie. Giro contabile interno, valutazioni gonfiate, bonus di rivendita “dimenticati” o strutturati in modo opaco possono alterare gravemente la fotografia reale della situazione economica delle società coinvolte.
Non è fantascienza: è esattamente il terreno su cui si muovono molte indagini recenti su plusvalenze e falsi in bilancio legati ai trasferimenti di giocatori.
A Bari la Procura ha aperto un’indagine che coinvolge Luigi e Aurelio De Laurentiis, rispettivamente vertice del Bari e del Napoli, con accuse di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta legate alla crisi del club pugliese. Al centro dell’inchiesta c’è, tra l’altro, la cessione del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli, operazione su cui i magistrati contestano la rappresentazione in bilancio di fatti “non rispondenti al vero” o l’omissione di informazioni rilevanti.
Nella stessa vicenda si intrecciano valutazioni economiche, flussi tra società dello stesso gruppo e scelte gestionali che dimostrano quanto la multiproprietà renda facile spingere al limite la manipolazione contabile. Proprio perché il fenomeno è esploso a livello globale, la FIFA ha iniziato a intervenire: la casa madre del calcio ha annunciato il divieto dei trasferimenti di giocatori tra club appartenenti allo stesso gruppo imprenditoriale.
L’obiettivo è esplicito: impedire che strutture come il City Football Group o la galassia Red Bull usino la rete di club collegati per accumulare calciatori, aggirare i limiti di mercato e ottenere vantaggi sportivi e contabili.
Questa svolta segna una presa d’atto chiara: la multiproprietà senza paletti è incompatibile con un mercato trasparente e con la credibilità delle competizioni.
Per migliorare davvero il fenomeno, non bastano mezze misure o moratorie: servono divieti chiari, semplici, impossibili da aggirare. 1) Divieto assoluto di scambi di giocatori tra società che hanno la stessa proprietà o sono controllate dallo stesso gruppo. 2) Divieto assoluto di prestiti di giocatori tra club collegati, per evitare che il prestito diventi lo strumento principale di “mercato interno”. 3) Nessun tipo di co‑partecipazione, diritti di rivendita incrociati, bonus o opzioni strutturate tra società dello stesso proprietario: zero relazioni di mercato sul fronte calciatori.
Solo eliminando ogni scambio di giocatori tra club con proprietà comune si chiude la porta ai conflitti d’interesse e alle operazioni contabili opache che oggi stanno corrodendo la fiducia nel sistema.
La moltiplicazione di gruppi proprietari con più club, le indagini su bilanci e plusvalenze, i casi giudiziari che emergono in Italia e all’estero raccontano un modello di business che ha superato il punto di tollerabilità.
Non è più un semplice strumento di sviluppo dei giovani o di ottimizzazione gestionale: è diventato un sistema per controllare porzioni di campionati, pilotare carriere e manipolare numeri di bilancio. È un fenomeno pericoloso, che puzza lontano chilometri, perché mette insieme conflitto d’interesse sportivo e rischio di frode economica in un unico meccanismo.
Proprio per questi motivi, predisporrò e le invierò una proposta formale che chiede: il recepimento immediato dei divieti internazionali su scambi e prestiti tra club con la stessa proprietà; l’introduzione di controlli rafforzati sui bilanci delle società appartenenti a gruppi multi‑club, con particolare attenzione alle valutazioni dei cartellini e alle plusvalenze interne; ed infine l’anticipazione, rispetto alla scadenza del 2028‑29, del divieto di multiproprietà così come è concepito oggi nel calcio professionistico, per tutelare la regolarità dei campionati già nelle prossime stagioni. Applicando così queste revisioni immediatamente.
L’obiettivo è uno solo: cambiare ora un modello che sta dimostrando di essere incompatibile con un calcio sano, credibile e davvero competitivo.
@inprimopiano
FC Trapani 1905
Lega Pro
Lega Serie A


Dal profilo FB di Valerio Antonini (pres. Trapani)
La multiproprietà deve solo essere eliminata. Basterebbe che un ipotetico bari-napoli all'ultima giornata, con il napoli che deve vincere per forza, per alimentare dubbi e sospetti. Questa soluzione deve essere subito accantonata, è la rovina del calcio (lo sanno anche le pietre)
Alla stessa categoria non ci pensano neanche i geni della lega A. E Lotito ai reggini gliel'ha detto nei denti. A livello nazionale devono essere eliminate e basta.

Envoyé de mon SM-A155F en utilisant Tapatalk

Avatar utente
bboy464
Fedelissimo
Fedelissimo
Messaggi: 15960
Iscritto il: mer giu 05, 2013 11:41

Re: Lettera di Antonini (pres. Trapani) a Malagò

Messaggio da bboy464 »

u'pregamuert ha scritto: gio lug 23, 2026 23:02
BariCatanzaro1972 ha scritto: gio lug 23, 2026 22:05
Arizona ha scritto: gio lug 23, 2026 21:40 Forse ho letto in fretta, ma a me sembra che il presidente del Trapani non chieda l'abolizione della multiproprietà, ma una richiesta di mettere dei paletti Immagine


"Questa svolta segna una presa d’atto chiara: la multiproprietà senza paletti è incompatibile con un mercato trasparente e con la credibilità delle competizioni.
Per migliorare davvero il fenomeno, non bastano mezze misure o moratorie: servono divieti chiari, semplici, impossibili da aggirare.

1) Divieto assoluto di scambi di giocatori tra società che hanno la stessa proprietà o sono controllate dallo stesso gruppo.

2) Divieto assoluto di prestiti di giocatori tra club collegati, per evitare che il prestito diventi lo strumento principale di “mercato interno”.

3) Nessun tipo di co‑partecipazione, diritti di rivendita incrociati, bonus o opzioni strutturate tra società dello stesso proprietario: zero relazioni di mercato sul fronte calciatori.
Solo eliminando ogni scambio di giocatori tra club con proprietà comune si chiude la porta ai conflitti d’interesse e alle operazioni contabili opache che oggi stanno corrodendo la fiducia nel sistema."
Hai letto bene...
a dire il vero ha scritto anche che chiederà di anticipare il divieto alla multiproprietà fissato per la stagione 28-29, detto questo per quanto il personaggio sia abbasta controverso non penso che in quella lettera abbia scritto qualche fesseria
se malagò viene a sapere quello che ha combinato col basket e si legge sta lettera dove dice che la multiproprietà lede la credibilità delle competizioni da mandato seduta stante per sdoganarla in tutte le categorie
"In today's business battlefield, fierce competition and unprecedented opportunities like brothers. Winston wants to redefine the way people who do business in this century and re-engineer their operation process. With a solid team for bettering business operation especially in the concept of financial modeling, we are glad to fully utilize our professions to supplement your business need."




– Herman Winston, Chairman
red_roby
Fedelissimo
Fedelissimo
Messaggi: 24010
Iscritto il: mar gen 28, 2003 15:28
Località: e ora scrivono tutti su solobari.... mah

Re: Lettera di Antonini (pres. Trapani) a Malagò

Messaggio da red_roby »

Antonini è credibile come una banconota da 3 euro


Inviato dal mio iPhone utilizzando Tapatalk
ALLahSS U BBar
Avatar utente
Gallettodacombattimento
Fedelissimo
Fedelissimo
Messaggi: 3241
Iscritto il: lun mar 04, 2024 12:55

Re: Lettera di Antonini (pres. Trapani) a Malagò

Messaggio da Gallettodacombattimento »

Vernolaboy ha scritto: ven lug 24, 2026 1:31 “ ed infine l’anticipazione, rispetto alla scadenza del 2028‑29, del divieto di multiproprietà così come è concepito oggi nel calcio professionistico, per tutelare la regolarità dei campionati già nelle prossime stagioni.”
Questo discorso può voler dire solo una cosa: per adesso si vieta al più presto la multiproprietà. Poi si studiano delle regole ben concepite. Poi si riammette la multiproprietà, gestita secondo le nuove regole.

Purtroppo, qualsiasi regola non può impedire che una sia gestita da squadra A e l’altra da squadra B. E qua entrano in gioco il rispetto per i tifosi ed i principi della sportività.
Avatar utente
sitting bull
Fedelissimo
Fedelissimo
Messaggi: 2411
Iscritto il: gio ago 12, 2010 8:36

Re: Lettera di Antonini (pres. Trapani) a Malagò

Messaggio da sitting bull »

Apprezzo, ma fino a un certo punto.
la multiproprietà va abolita in toto. Punto.
Rispondi