Un tempo, e neanche troppo lontano, la prima giornata di campionato a Bari si viveva con il "priscio". C'era chi non vedeva l'ora di tornare allo stadio dopo un'estate sotto l'ombrellone, chi già qualche giorno prima cominciava a respirare aria di campionato e riempiva l'antistadio e chi aspettava il colpo di mercato per decidere di fare l'abbonamento. Era così il tifoso del Bari del quale mi sono innamorato.
Ieri, invece, alla prima giornata il San Nicola si è presentato praticamente vuoto. Un colpo d'occhio brutto per chi ama questi colori, ma che non ha bisogno di troppe spiegazioni.
Perché quella di ieri non è stata una protesta contro Rastelli, contro Marino o contro i ragazzi che scendono in campo. È una protesta contro la società e contro la gestione De Laurentiis.
Se prendessimo uno per uno quelli che hanno deciso di non entrare al San Nicola, probabilmente troveremmo persone che amano il Bari esattamente come prima, forse anche più di prima. Il problema è che non sopportano e non accettano più quello che il Bari è diventato in questi anni.
Qualcuno è convinto che basteranno i risultati per riempire nuovamente lo stadio. Probabilmente una parte tornerà, perché nel calcio il risultato ha sempre avuto il suo peso. Ma lo zoccolo duro della protesta no. Quello difficilmente tornerà finché ci sarà la Filmauro al comando.
E sia chiaro anche un altro concetto: se il Bari dovesse tornare in Serie B non ci sarebbe nulla da festeggiare. Sarebbe semplicemente il ritorno nella categoria dalla quale siamo retrocessi qualche mese fa. Il minimo sindacale, non certo qualcosa capace di cancellare tutto il resto.
Poi ci sono quei pochi che continuano ad andare allo stadio. E anche loro meritano rispetto.
Non sono necessariamente dalla parte della società e non significa che accettino il concetto di "Napoli B". Semplicemente non riescono a stare lontani dal Bari. Punto. Nessuno può permettersi di insultarli o stabilire chi sia più tifoso e chi meno. Ognuno ragiona con la propria testa e vive questa situazione come crede.
Il problema nasce quando la guerra diventa tra baresi.
I latini dicevano divide et impera: dividi e comanda. Ed è forse la cosa che bisognerebbe evitare più di tutte in questo momento.
Perché non è importante stabilire se ieri fossero 2.000, 2.600 o 3.000. È importante che guardando il San Nicola arrivasse immediatamente un messaggio: Bari non ci sta.
Quell'immagine deve fare il giro d'Italia. Deve arrivare a chi governa il calcio e anche alle altre tifoserie, perché continuare a considerare la multiproprietà un problema esclusivamente barese è un errore.
Oggi è capitato a noi. Domani potrebbe capitare ad altri.
Una tifoseria non può vivere sapendo che sopra la propria squadra esiste un'altra società dello stesso proprietario. Non può chiedersi quale sia il limite massimo al quale le sarà consentito arrivare.
Per questo il San Nicola vuoto fa male. Per chi lo ha visto pieno, per chi ci è cresciuto dentro e per chi sa cosa rappresenta quella gente, fa malissimo. Ma oggi, purtroppo, quel vuoto è probabilmente il messaggio più forte che Bari possa mandare.
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