1baresealyon ha scritto: ven giu 19, 2026 6:22
Quello che non si capisce, al di là del discorso morale , è perché prendere delle grandi città con un potenziale enorme come salerno , reggio c. e bari che rimane di fatto non sfruttato. Prendi il pompei o l'ariccia che tanto in A non ci pensano ad andare e li porti in C....aiuti il territorio e hai pure i giovani sotto casa.
C'è qualcosa che non torna.
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Ecco la risposta:
"Il ritorno di fiamma sulla multiproprietà nasce da una riflessione sulle Under 23, modello sposato dal calcio italiano negli ultimi anni, che però non piace a diversi presidenti: fin qui
ha portato risultati modesti (si veda il disastro del Milan Futuro), e grandi costi (l’iscrizione è molto onerosa, vicina al milione di euro, e le spese di gestione alte se si vuole allestire una rosa competitiva), mentre è difficile generare valore, sia sul piano dei giocatori (non si possono fare plusvalenze con la prima squadra), sia della società, che ovviamente non si può rivendere. In parallelo c’è poi un altro tema: la crisi del calcio di provincia, molto sentita in Serie C e D, dove ogni anno annaspano o proprio scompaiono piazze importanti. Riducendo il numero delle squadre professionistiche e aumentando progressivamente le Under 23 ci sarà sempre meno spazio per il calcio dei campanili.
Quindi perché non prendere due piccioni con una fava: autorizzare la partecipazione da parte di società di Serie A (o le rispettive proprietà) in club di categorie inferiori.
In prima fila a sostenere l’idea ci sarebbe il solito Lotito (che evidentemente aveva già in mente qualcosa), ma anche Claudio Fenucci, influente ad del Bologna, altro club che pure starebbe valutando l’acquisizione di una squadra in Serie D. Ma c’è di più: il presidente della Lega Simonelli avrebbe riferito che la FederCalcio si sarebbe già detta disponibile a rivedere la norma, allineandola a quella Uefa. Attualmente, infatti, in Europa la multiproprietà è vietata nella stessa competizione (ragione per cui il Crystal Palace l’anno scorso è stato retrocesso in Conference dall’Europa League, dove c’era già l’Olympique Marsiglia per lo stesso gruppo: poi ha pure vinto il trofeo), ma non bandita in assoluto, purché non ci sia un’influenza dominante. La Uefa non fissa percentuali, ma negli ultimi anni su alcuni casi importanti (ad esempio la partecipazione di Tony Bloom nel Brighton/Union Saint-Gilloise, Heart of Midlothian) ci si è attestati intorno al 30%: con questo accorgimento in realtà in alcuni casi è stata consentita addirittura la partecipazione alla stessa competizione europea, cosa che però difficilmente potrebbe avvenire con i campionati nazionali. Un modello simile si vorrebbe reintrodurre anche in Italia: oggi la multiproprietà è già permessa fuori dal professionismo, con la modifica, ad esempio, la Reggina di Lotito potrebbe salire in Serie C e probabilmente (sono dettagli ancora da stabilire) anche in B, ma non in Serie A (non sono pensabili deroghe: ve le immaginate le polemiche?). Tutto ciò avveniva quando in FederCalcio c’era ancora Gabriele Gravina, ma la proposta è ancora valida, visto che Malagò verrà eletto in continuità col suo predecessore. Anzi, potrebbe subire anche un’accelerazione, dal momento che con lui si aprirà una stagione di riforme in cui qualche concessione sarà fatta anche all’opposizione.
La multiproprietà offre alcuni vantaggi per gli imprenditori e forse anche per il territorio, però presenta un’ineludibile incognita: come la mettiamo con la legittima aspirazione di ogni squadra al massimo risultato sportivo? Ne sanno qualcosa a Bari, dove la multiproprietà della famiglia De Laurentiis è arrivata al punto di non ritorno con la recente retrocessione in Serie C, frutto di troppi campionati giocati a “non vincere”. C’è un’intera città che vorrebbe cacciare gli ex benefattori, persino il sindaco ha minacciato di non concedere l’uso dello stadio San Nicola, salvo poi dover ripiegare a più miti consigli, accontentandosi di fumose promesse sul futuro della società. Le stesse promesse che, alla luce della ricostruzione del Fatto, perdono credibilità, visto che anche i De Laurentiis sono evidentemente al corrente delle discussioni in corso su una possibile modifica della normativa, che gli consentirebbe di mantenere una quota di minoranza nel Bari anche oltre il 2028, salvaguardando così il loro investimento che altrimenti rischierebbe di andare in fumo con l’obbligo di cessione totale. Resterà però quel problemino della promozione in Serie A, per il Bari o qualsiasi altra piazza che coltiva il suo sogno. Si vedrà se e come cambierà davvero la norma. Intanto Lotito si accoda a De Laurentiis e si prende la Reggina. "