(Gazzetta del Mezzogiorno)
Il profumo della vigilia assomiglia a quello di una sfida che rappresenta già tanto. Incrocio delicato, appuntamento chiave. Aggettivi forti, non sprecati. Soprattutto fortemente attuali, senza che questo suoni come un paradosso (stasera va in scena la seconda giornata del solito campionato che non finisce mai).
Bari-Perugia non è solo Matarrese contro Gaucci, anzi. C'è tant'altro e nessuno ha voglia di pensare alle cialtronerie di chi continua a portare il calcio nelle aule dei tribunali, infischiandosene del fatto che il gioco più bello del mondo sta perdendo fascino e credibilità. Il problema, semmai, è che il vulcanico Lucianone, tra una comparsata in tivù e un ricorso al Tar, ha messo su una squadra niente male. Attrezzata per l'immediato ritorno in serie A, raccontano gli addetti ai lavori. Tra i quali si fionda, convinto, Guido Carboni, che ai suoi ragazzi ha già spiegato tutto. Della psicologia e della tattica. Per una notte che riapra il cuore alla speranza.
Partita incerta, tosta, problematica. Forse indicativa. Per il Bari sarebbe fondamentale vincerla, o quantomeno non perderla. Magari convincendo sul piano del gioco e della personalità, provando a dare continuità a quel progetto tattico che a Catanzaro, risultato a parte, è parso piuttosto intrigante. Perdere sarebbe un bel guaio, con la classifica che c'entra fino ad un certo punto. Sarebbero i risvolti psicologici a turbare le intense giornate di Carboni, che da quando ha messo piede a Bari sveste e rimette, con sorprendente facilità, i panni dello psicologo. Quando c'è da chiudere con il passato, soprattutto quando c'è da ripartire da zero, avviarsi con il piede giusto può rivelarsi importante, a volte fondamentale.
Il Bari è una squadra che fa simpatia. Perché gioca al calcio e, quel che più conta, perché è finalmente composta da gente con la testa sulle spalle. Non vecchi lupi di mare molli e imborghesiti, antipatici e perdenti. Per giunta inopportuni e poco coerenti, impegnati a sparlare, salvo poi presentarsi regolarmente alla cassa ogni fine del mese. Questo è un gruppo umile e motivato, compatto e «affamato». Forse non una squadra da primissima fascia, ma comunque un'entità che merita rispetto. Per l'organizzazione tattica e per la qualità di qualche singolo.
Bari-Perugia, probabilmente, spiegherà con ulteriori particolari quanto questa squadra abbia davvero metabolizzato il calcio di Carboni, la sua capacità di reazione dopo una sconfitta bruciante, la sua predisposizione al sacrificio in un momento particolarmente difficile (non tutti sono al massimo della condizione fisica) e, per giunta, al cospetto di un avversario di rango. Sarebbe già importante rivedere all'opera il Bari di Catanzaro, sbarazzino e propositivo. In grado di fare la partita quando è il momento e di razionalizzare le energie nel momento del bisogno.
Non è un caso che oggi la curva nord torni a pullulare. Non c'entra la politica dei Matarrese, non importano le divergenze del passato e del presente: c'entra solo il Bari, che è una fede e che, come tale, non si discute. Questo Bari piace perché non assomiglia ad un raduno di dopolavoristi. Qui c'è gente disposta a tutto pur di vincere la sfida più difficile. Gente che ha in tasca un contratto biennale, non certo un vitalizio che ti mette al riparo da ogni rischio. Ecco che non restano che il campo, le vittorie, il sudore, le prestazioni, il feeling con la gente.
La partita contro il Perugia avrà il potere di confermare e di dare risposte. Non sappiamo se saranno pochi o tanti, ma tutti quelli che sceglieranno il «San Nicola» la seguiranno con attenzione. Provando a scrutare in sguardi e atteggiamenti. Per capire se davvero, da queste parti, è cominciato un altro giorno. Di fede e passione. E due colori che luccicano: il bianco e il rosso.
18/09/04 - Bari, una notte senza paura
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