09/11/04 - Bari, fuga dal San Nicola
Inviato: mar nov 09, 2004 19:59
www.barisera.it
Fuga dal "San Nicola". Stadio quasi sempre semideserto, come ormai si verifica puntualmente, salvo rare eccezioni, da cinque anni a questa parte. Il Bari non tira più come una volta e negli ultimi campionati si sono toccati i minimi storici di spettatori paganti. Un record negativo dietro l'altro, quasi in perfetta simbiosi con il declino della formazione biancorossa che, non dimentichiamolo, è retrocessa perfino in serie C1.
Disaffezione, indifferenza, delusione. I dati sono piuttosto eloquenti e non c'è verso di invertire la tendenza. I baresi sono stufi di vedere la loro squadra del cuore lottare per l'obiettivo minimo della salvezza, mentre il palcoscenico della serie A continua a restare chiuso (ma non per altri, vedi Lecce, Livorno, Siena, Cagliari). La società assiste, senza battere ciglio, allo sgretolamento, ci si augura temporaneo, di una fede calcistica che sembrava solida, granitica.
Il calo delle presenze al "San Nicola" è cominciato praticamente nella stagione 2000/2001, quando il Bari lasciò mestamente il campionato di serie A. E' pur vero che in occasione della partita in casa con la Roma i paganti furono 25.870; ma per Bari-Perugia i tagliandi staccati furono appena 209. Un primo segnale di rottura tra i supporter biancorossi e la squadra, la società.
Dopo la retrocessione, il campionato di serie B ha riservato una serie di risultati negativi che hanno sicuramente condizionato e ridotto la partecipazione dei tifosi. Così spicca l'ormai famoso drappello di paganti, appena 51, presenti all'incontro Bari-Cittadella (stagione 2001/2002); un minimo storico che ha lasciato il segno nella storia del Bari dei Matarrese. Successivamente il processo di "desertificazione" è proseguito, con pochissimi momenti esaltanti: 19.816 paganti per Bari-Lecce (campionato 2202/2003), 12.929 biglietti venduti per Bari-Palermo nella passata stagione (ma in questo caso il prezzo era di un euro). Fanno, invece, un certo effetto i 203 paganti di Bari-Ancona e i 227 presenti per la gara interna con il Como.
Spettacolo desolante, come quello cui abbiamo assistito domenica scorsa. Neanche il Bari di Carboni ha saputo riconquistare la totale fiducia di una tifoseria sempre più scettica e per certi versi rassegnata. Con i 634 paganti di Bari-Arezzo non si va molto lontano; e la società con incassi così irrisori non può certo pensare di assestare il bilancio.
Qualcosa bisognerà cambiare perché uno stadio così grande, costruito anche per fare grande il Bari (sono le famose parole che pronunciò Vincenzo Matarrese), non può diventare il monumento perenne al disinteresse.
Fuga dal "San Nicola". Stadio quasi sempre semideserto, come ormai si verifica puntualmente, salvo rare eccezioni, da cinque anni a questa parte. Il Bari non tira più come una volta e negli ultimi campionati si sono toccati i minimi storici di spettatori paganti. Un record negativo dietro l'altro, quasi in perfetta simbiosi con il declino della formazione biancorossa che, non dimentichiamolo, è retrocessa perfino in serie C1.
Disaffezione, indifferenza, delusione. I dati sono piuttosto eloquenti e non c'è verso di invertire la tendenza. I baresi sono stufi di vedere la loro squadra del cuore lottare per l'obiettivo minimo della salvezza, mentre il palcoscenico della serie A continua a restare chiuso (ma non per altri, vedi Lecce, Livorno, Siena, Cagliari). La società assiste, senza battere ciglio, allo sgretolamento, ci si augura temporaneo, di una fede calcistica che sembrava solida, granitica.
Il calo delle presenze al "San Nicola" è cominciato praticamente nella stagione 2000/2001, quando il Bari lasciò mestamente il campionato di serie A. E' pur vero che in occasione della partita in casa con la Roma i paganti furono 25.870; ma per Bari-Perugia i tagliandi staccati furono appena 209. Un primo segnale di rottura tra i supporter biancorossi e la squadra, la società.
Dopo la retrocessione, il campionato di serie B ha riservato una serie di risultati negativi che hanno sicuramente condizionato e ridotto la partecipazione dei tifosi. Così spicca l'ormai famoso drappello di paganti, appena 51, presenti all'incontro Bari-Cittadella (stagione 2001/2002); un minimo storico che ha lasciato il segno nella storia del Bari dei Matarrese. Successivamente il processo di "desertificazione" è proseguito, con pochissimi momenti esaltanti: 19.816 paganti per Bari-Lecce (campionato 2202/2003), 12.929 biglietti venduti per Bari-Palermo nella passata stagione (ma in questo caso il prezzo era di un euro). Fanno, invece, un certo effetto i 203 paganti di Bari-Ancona e i 227 presenti per la gara interna con il Como.
Spettacolo desolante, come quello cui abbiamo assistito domenica scorsa. Neanche il Bari di Carboni ha saputo riconquistare la totale fiducia di una tifoseria sempre più scettica e per certi versi rassegnata. Con i 634 paganti di Bari-Arezzo non si va molto lontano; e la società con incassi così irrisori non può certo pensare di assestare il bilancio.
Qualcosa bisognerà cambiare perché uno stadio così grande, costruito anche per fare grande il Bari (sono le famose parole che pronunciò Vincenzo Matarrese), non può diventare il monumento perenne al disinteresse.