04/06/10 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
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04/06/10 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
Vi invito a leggere questa bella intervista a Brioschi che ci ricorda momenti belli e meno belli della nostra amata squadra :
ESCLUSIVA TMW - Brioschi: "Da San Siro ai caffè con ugual passione"
Emanuele Brioschi, classe '75, ha vestito le maglie di Solbiatese, Bari, Venezia, Bologna, Cosenza, Cremonese e Como.
03.06.2010 23.58 di Claudio Sottile articolo letto 938 volte
Il telecronista manda i calciatori a prendere il thè caldo, caldo o freddo che sia. E magari ve lo preparerà proprio un ex calciatore, uno da 359 gare fra i professionisti.
Emanuele Brioschi, 107 presenze in serie A, nel dicembre 2009 ha deciso che non ne poteva più di spazzare l'aria di rigore, molto meglio pulire il bancone del proprio locale.
Con tanti gustosi aneddoti, in ESCLUSIVA PER TMW, da regalare magari con l'accento barese, fra un cappuccino e una pizzella, e la maglia di Maldini per dormirci di notte. Quando il thè caldo lo si prepara da soli.
Emanuele, la stagione procedeva liscia, nessun intoppo fisico, ma a dicembre hai deciso di dire basta, che è successo?
"È stata una scelta neanche tanto sofferta, mi sono accorto che non c'era più l'entusiasmo di qualche tempo prima, e siccome è uno sport, un lavoro, nel quale se non hai sempre l'entusiasmo e la voglia di superare te stesso e gli altri negli allenamenti, diventa una presa in giro per tutti, ho deciso di mollare. Quindi per rispetto verso i compagni, il presidente e i tifosi, ho capito che non era giusto continuare. Non avevo più voglia di fare sacrifici, per vent'anni a parte l'estate non sono mai stato mezzo etto sopra, un regime alimentare sempre giusto, mai fatta una vita fuori dalle righe, sinceramente m'è diventato pesante tutto questo. Siccome ne ho vissute situazioni di giocatori che hanno fatto l'ultimo anno a svernare, ed era una cosa odiosa perché a quell'età lì pensi di esser già allenatore e parli più che correre, io invece volevo essere ricordato per la promozione dell'anno prima, e non per dieci presenze in più, è stato giusto così".
E ora?
"Gestisco un bar panificio a Milano, l'Armagni in piazza Bausan, per il quale non mi vergogno di svegliarmi alle 6 e mezzo del mattino per fare caffè.
Pensavo che quando avrei smesso avrei voluto mettermi al pubblico, e così è stato. In sei mesi ho fatto tante amicizie, soprattutto persone anziane, adoro relazionarmi, parlare, confrontarmi, e vedere tanta gente".
Escludi un tuo ritorno, con un'altra veste, nel mondo del calcio?
"Adesso come adesso non ci penso proprio, non lo escludo, nella vita non si può mai sapere, se due anni fa mi avessero detto che avrei smesso a dicembre scorso avrei dato del pazzo a chiunque l'avesse detto, anche perché fisicamente stavo benissimo, ma è successo pure quello".
La piazza migliore nella quale hai giocato?
"Difficile, in quasi tutti i posti ho trovato delle emozioni importanti. Col Como ad Alessandria, nella finale play off l'anno scorso, ho vissuto i novanta minuti più emozionanti della mia carriera, al triplice fischio ero felicissimo, ho addirittura pianto. Ho vissuto anni splendidi a Bari e, anche se eufemisticamente non ero l'idolo dei tifosi, ho bellissimi ricordi, sia di quando sono arrivato da ragazzino e ho visto per la prima volta A e B, sia degli ultimi anni, comunque intensi. Poi lì ho conosciuto quello che è diventato il mio testimone di nozze, Paolo Attolino, e il mitico massaggiatore Lorenzo Ferrara. A Venezia è stato entusiasmante riportare la squadra in A dopo quarant'anni, ricordo come fosse ieri la partita con l'Andria che ci valse la promozione, e la gioia per la salvezza l'anno dopo. Tante emozioni anche a Cremona, dappertutto è stato veramente intrigante, senza dimenticare Bologna, città nella quale sono stato in una maniera eccezionale, e ho vissuto probabilmente il mio periodo personale calcistico migliore".
La delusione più cocente patita sul terreno di gioco?
"Sono due, una col Bologna, quando abbiamo perso a Brescia e non siamo andati in Champions League, e col Bari nella finale di play out persa a Venezia, dove ero sotto di cinque chili per lo stress e la tensione emotiva".
Il giocatore più forte contro il quale hai giocato?
"Quello più bello da vedere, anche se ci giocavi contro, è stato Zidane, quello che più mi ha impressionato Ronaldo, era incredibile per velocità di base, di esecuzione, un onore giocarci contro, ma era una figuraccia lunga novanta minuti se giocava dalle tue parti.
Nel gennaio 1999 ci fu un gol di Zamorano, su un tiro sbagliato di Ronaldo che mi aveva puntato e saltato, dopo avermi fatto 6 doppi passi. Me ne sono accorto però quando ho rivisto le immagini, in campo ne avevo capiti tre, era l'Inter di Zamorano, Baggio, Ronaldo, Djorkaeff".
Il compagno di squadra più forte?
"Beppe Signori in assoluto, anche se ormai il Beppe che ha giocato con me non era più quello della Lazio, ma aveva delle doti e si vedeva lontano un miglio che era un fenomeno. Aveva un tiro, una precisione nel calcio, così pulito e secco, e poi era una persona eccezionale, non da poco per un campione del genere".
Senza togliere nulla a Signori, pensavo citassi Recoba.
"Con me avrà fatto il fenomeno il Chino, però per la carriera che ha fatto Beppe non posso non citare lui, uno che ha fatto quasi 200 gol in serie A. Alvaro nei sei mesi con me ha dimostrato di essere un fenomeno, ma non ho mai capito perché all'Inter non sia riuscito a esprimersi a quei livelli, un eterno incompiuto".
L'allenatore migliore fra quelli avuti?
"In assoluto Checco Guidolin, secondo me è un grandissimo, meriterebbe di allenare una grande squadra, per come vedo io il calcio".
Il sogno nel cassetto?
"Il mio sogno era quello di giocare in Premier, nella stagione 2002/2003 pensavo di aver già chiuso l'accordo col Middlesbrough, non ho capito perché non s'è fatto più niente, in quella squadra c'era anche Maccarone".
Sei tifoso del Milan, non hai mai sperato di indossare la maglia rossonera?
"Io con la casacchina del Milan non c'entro niente, vado allo stadio da tifoso, ma in campo con quei colori non meritavo di starci, anche se ci sono stati tanti giocatori che come me non avrebbero dovuto metterla.
Tutti direbbero voglio andare in Nazionale, ma uno deve guardarsi allo specchio ed essere onesto su ciò che può fare , quando ero a Bologna e feci 25 presenze in serie A potevo giocare in Premier, quello sarebbe stato un sogno alla mia portata. Anche perché da tifoso del Milan mi incazzerei se prendessero Brioschi, non c'ho mai pensato, così come non mi sono mai visto con Inter, Juventus, Roma, insomma con le squadre di prima fascia.
Dopo i successi interisti mi hanno devastato di commenti al bar, con i nerazzurri che vincono ormai tutto, ma sono tornato a vivere il derby come vent'anni fa, da milanese, in città. Quando sei in giro per l'Italia non è la stessa cosa, anche perché sarebbe stato ridicolo esporsi e dire tifo Milan, sottolineando comunque che pensavo alle squadre nelle quali giocavo, e non al Milan".
Hai amici calciatori?
"Quelli con cui ho un'amicizia che va oltre il calcio sono Pistone, Crovari e Goretti, che è come un fratello, uno vero".
Ti manca il calcio giocato?
"Non ho nessun rimpianto, mi piace sentire Oscar Brevi, il presidente del Como Di Bari, per il piacere di parlare di calcio, ma non penso di aver sbagliato scelta, anche perché guardandomi indietro sento di non dover dire grazie a nessuno.
A quelli che dicono che devono tutto all'allenatore, direi ok ma vi fa giocare perché potete essergli utili in quel momento, nessuno mi ha fatto giocare per simpatia, o per amicizia facendomi un favore.
Giocavo perché ero il più idoneo a fare il terzino, il centrale, il centrocampista, molti diranno che è stato anche troppo, altri mi hanno detto che con una testa diversa avrei avuto una carriera migliore, io sono soddisfatto pensando ai sogni di quando avevo 16 anni, ho oltre 100 presenze in serie A, va benissimo quello che ho realizzato.
Fare il calciatore era il sogno da bambino, anche se il mestiere ha tanti aspetti negativi che il tifoso non capisce, ma non per stupidità, ma perché non li vive.
Sulle copertine patinate finiscono grandi squadre, Champions, Nazionale, ho giocato in serie A che non è quella di Milan, Juve, Inter, è un mondo completamente diverso da quello che fanno gli altri calciatori, quasi un altro sport.
Sotto certi aspetti è negativo giocare in una grande, non puoi andare in giro o avere una totale privacy, io anche se non mi riconoscevano non mi cambiava la vita, prima una buona marcatura mi dava godimento, ora riuscire a fare un bel cocktail mi da la stessa soddisfazione".
Il momento più emozionante?
"L'esordio in serie A, 28 novembre 1994, vincemmo col Bari 2 a 1 a Brescia, quell'anno facevano gol solo Tovalieri e Protti. L'anno prima in B Igor s'infortunò e giocò pochissimo, quasi non volevano fargli il contratto, e poi si dimostrò un campione, una persona eccezionale e un atleta strepitoso. Indimenticabile, poi, la prima volta che ho giocato a San Siro, entrare da giocatore su quel campo mi ha messo un'adrenalina unica.
Le mie più belle prestazioni in un Atalanta-Bari del 10 aprile 1996, mercoledì sera, vincemmo 2 a 1, feci il cross che Protti in rovesciata tramutò in un gol da cineteca. L'altro in un Parma-Bologna 0-0 dell'aprile 2001, tornavo indietro verso casa in macchina con mia mamma, e alla radio Guidolin disse che il migliore in campo ero stato io, fu emozionante per uno come me, che non era abituato, sentirsi citare su RadioUno, in quella giornata mi riusciva tutto, avrei potuto fare una tripletta (ride) ".
Il tuo gol più bello?
"Il gol più bello stilisticamente in Atalanta-Bologna del gennaio 2002, eravamo in 10 e ho segnato la rete del pareggio. Bellissimo, al mio amico Max Taibi, è stata una doppia soddisfazione".
C'è qualcuno, del mondo del calcio, che ti ha segnato umanamente?
"Mister Luca Giannini, allenatore ai tempi dell'Under 19, e secondo di Tardelli a Bari, forse la miglior persona che ho conosciuto nel mondo del calcio.
Fuori concorso Erminio Favalli, direttore sportivo della Cremonese di due anni fa, purtroppo scomparsa, una persona fuori dal mondo, mi è venuto in mente spesso per le cose dette, tante sue frasi mi fanno compagnia, una persona fuori dalle righe. Lui e mister Giannini mi hanno più segnato a livello morale nel calcio".
Collezionavi le magliette da gara, come tanti tuoi colleghi?
"Ho una collezione di magliette, tranne che di una squadra, non ce la facevo a chiederla, e non è l'Inter. Poi sono legato alla maglietta di Paolo Maldini quando ancora non c'erano i nomi scritti dietro, pensa che l'anno prima lo tifavo allo stadio, e l'hanno dopo scambiavo con lui la maglietta nel tunnel a Bari. C'ho dormito anche varie notti come pigiama, ero felicissimo anche del modo in cui l'avevo avuta. All'epoca dei fatti giocavo con D'Aversa in Under 19, lui era un primavera del Milan, e durante un ritiro gli chiesi se avesse potuto chiedere la maglietta a Maldini. Bene, nel successivo Bari-Milan si avvicina Maldini e mi dice che aveva saputo della richiesta, e che me la dava a condizione di avere la mia in cambio, un mito!".
Alla fine di questo campionato, anche senza di te, il Como s'è salvato.
"Felicissimo e orgoglioso di questo, ma non avevo dubbi che accadesse, per metà anno c'ho giocato, sento anche mia la salvezza".
ESCLUSIVA TMW - Brioschi: "Da San Siro ai caffè con ugual passione"
Emanuele Brioschi, classe '75, ha vestito le maglie di Solbiatese, Bari, Venezia, Bologna, Cosenza, Cremonese e Como.
03.06.2010 23.58 di Claudio Sottile articolo letto 938 volte
Il telecronista manda i calciatori a prendere il thè caldo, caldo o freddo che sia. E magari ve lo preparerà proprio un ex calciatore, uno da 359 gare fra i professionisti.
Emanuele Brioschi, 107 presenze in serie A, nel dicembre 2009 ha deciso che non ne poteva più di spazzare l'aria di rigore, molto meglio pulire il bancone del proprio locale.
Con tanti gustosi aneddoti, in ESCLUSIVA PER TMW, da regalare magari con l'accento barese, fra un cappuccino e una pizzella, e la maglia di Maldini per dormirci di notte. Quando il thè caldo lo si prepara da soli.
Emanuele, la stagione procedeva liscia, nessun intoppo fisico, ma a dicembre hai deciso di dire basta, che è successo?
"È stata una scelta neanche tanto sofferta, mi sono accorto che non c'era più l'entusiasmo di qualche tempo prima, e siccome è uno sport, un lavoro, nel quale se non hai sempre l'entusiasmo e la voglia di superare te stesso e gli altri negli allenamenti, diventa una presa in giro per tutti, ho deciso di mollare. Quindi per rispetto verso i compagni, il presidente e i tifosi, ho capito che non era giusto continuare. Non avevo più voglia di fare sacrifici, per vent'anni a parte l'estate non sono mai stato mezzo etto sopra, un regime alimentare sempre giusto, mai fatta una vita fuori dalle righe, sinceramente m'è diventato pesante tutto questo. Siccome ne ho vissute situazioni di giocatori che hanno fatto l'ultimo anno a svernare, ed era una cosa odiosa perché a quell'età lì pensi di esser già allenatore e parli più che correre, io invece volevo essere ricordato per la promozione dell'anno prima, e non per dieci presenze in più, è stato giusto così".
E ora?
"Gestisco un bar panificio a Milano, l'Armagni in piazza Bausan, per il quale non mi vergogno di svegliarmi alle 6 e mezzo del mattino per fare caffè.
Pensavo che quando avrei smesso avrei voluto mettermi al pubblico, e così è stato. In sei mesi ho fatto tante amicizie, soprattutto persone anziane, adoro relazionarmi, parlare, confrontarmi, e vedere tanta gente".
Escludi un tuo ritorno, con un'altra veste, nel mondo del calcio?
"Adesso come adesso non ci penso proprio, non lo escludo, nella vita non si può mai sapere, se due anni fa mi avessero detto che avrei smesso a dicembre scorso avrei dato del pazzo a chiunque l'avesse detto, anche perché fisicamente stavo benissimo, ma è successo pure quello".
La piazza migliore nella quale hai giocato?
"Difficile, in quasi tutti i posti ho trovato delle emozioni importanti. Col Como ad Alessandria, nella finale play off l'anno scorso, ho vissuto i novanta minuti più emozionanti della mia carriera, al triplice fischio ero felicissimo, ho addirittura pianto. Ho vissuto anni splendidi a Bari e, anche se eufemisticamente non ero l'idolo dei tifosi, ho bellissimi ricordi, sia di quando sono arrivato da ragazzino e ho visto per la prima volta A e B, sia degli ultimi anni, comunque intensi. Poi lì ho conosciuto quello che è diventato il mio testimone di nozze, Paolo Attolino, e il mitico massaggiatore Lorenzo Ferrara. A Venezia è stato entusiasmante riportare la squadra in A dopo quarant'anni, ricordo come fosse ieri la partita con l'Andria che ci valse la promozione, e la gioia per la salvezza l'anno dopo. Tante emozioni anche a Cremona, dappertutto è stato veramente intrigante, senza dimenticare Bologna, città nella quale sono stato in una maniera eccezionale, e ho vissuto probabilmente il mio periodo personale calcistico migliore".
La delusione più cocente patita sul terreno di gioco?
"Sono due, una col Bologna, quando abbiamo perso a Brescia e non siamo andati in Champions League, e col Bari nella finale di play out persa a Venezia, dove ero sotto di cinque chili per lo stress e la tensione emotiva".
Il giocatore più forte contro il quale hai giocato?
"Quello più bello da vedere, anche se ci giocavi contro, è stato Zidane, quello che più mi ha impressionato Ronaldo, era incredibile per velocità di base, di esecuzione, un onore giocarci contro, ma era una figuraccia lunga novanta minuti se giocava dalle tue parti.
Nel gennaio 1999 ci fu un gol di Zamorano, su un tiro sbagliato di Ronaldo che mi aveva puntato e saltato, dopo avermi fatto 6 doppi passi. Me ne sono accorto però quando ho rivisto le immagini, in campo ne avevo capiti tre, era l'Inter di Zamorano, Baggio, Ronaldo, Djorkaeff".
Il compagno di squadra più forte?
"Beppe Signori in assoluto, anche se ormai il Beppe che ha giocato con me non era più quello della Lazio, ma aveva delle doti e si vedeva lontano un miglio che era un fenomeno. Aveva un tiro, una precisione nel calcio, così pulito e secco, e poi era una persona eccezionale, non da poco per un campione del genere".
Senza togliere nulla a Signori, pensavo citassi Recoba.
"Con me avrà fatto il fenomeno il Chino, però per la carriera che ha fatto Beppe non posso non citare lui, uno che ha fatto quasi 200 gol in serie A. Alvaro nei sei mesi con me ha dimostrato di essere un fenomeno, ma non ho mai capito perché all'Inter non sia riuscito a esprimersi a quei livelli, un eterno incompiuto".
L'allenatore migliore fra quelli avuti?
"In assoluto Checco Guidolin, secondo me è un grandissimo, meriterebbe di allenare una grande squadra, per come vedo io il calcio".
Il sogno nel cassetto?
"Il mio sogno era quello di giocare in Premier, nella stagione 2002/2003 pensavo di aver già chiuso l'accordo col Middlesbrough, non ho capito perché non s'è fatto più niente, in quella squadra c'era anche Maccarone".
Sei tifoso del Milan, non hai mai sperato di indossare la maglia rossonera?
"Io con la casacchina del Milan non c'entro niente, vado allo stadio da tifoso, ma in campo con quei colori non meritavo di starci, anche se ci sono stati tanti giocatori che come me non avrebbero dovuto metterla.
Tutti direbbero voglio andare in Nazionale, ma uno deve guardarsi allo specchio ed essere onesto su ciò che può fare , quando ero a Bologna e feci 25 presenze in serie A potevo giocare in Premier, quello sarebbe stato un sogno alla mia portata. Anche perché da tifoso del Milan mi incazzerei se prendessero Brioschi, non c'ho mai pensato, così come non mi sono mai visto con Inter, Juventus, Roma, insomma con le squadre di prima fascia.
Dopo i successi interisti mi hanno devastato di commenti al bar, con i nerazzurri che vincono ormai tutto, ma sono tornato a vivere il derby come vent'anni fa, da milanese, in città. Quando sei in giro per l'Italia non è la stessa cosa, anche perché sarebbe stato ridicolo esporsi e dire tifo Milan, sottolineando comunque che pensavo alle squadre nelle quali giocavo, e non al Milan".
Hai amici calciatori?
"Quelli con cui ho un'amicizia che va oltre il calcio sono Pistone, Crovari e Goretti, che è come un fratello, uno vero".
Ti manca il calcio giocato?
"Non ho nessun rimpianto, mi piace sentire Oscar Brevi, il presidente del Como Di Bari, per il piacere di parlare di calcio, ma non penso di aver sbagliato scelta, anche perché guardandomi indietro sento di non dover dire grazie a nessuno.
A quelli che dicono che devono tutto all'allenatore, direi ok ma vi fa giocare perché potete essergli utili in quel momento, nessuno mi ha fatto giocare per simpatia, o per amicizia facendomi un favore.
Giocavo perché ero il più idoneo a fare il terzino, il centrale, il centrocampista, molti diranno che è stato anche troppo, altri mi hanno detto che con una testa diversa avrei avuto una carriera migliore, io sono soddisfatto pensando ai sogni di quando avevo 16 anni, ho oltre 100 presenze in serie A, va benissimo quello che ho realizzato.
Fare il calciatore era il sogno da bambino, anche se il mestiere ha tanti aspetti negativi che il tifoso non capisce, ma non per stupidità, ma perché non li vive.
Sulle copertine patinate finiscono grandi squadre, Champions, Nazionale, ho giocato in serie A che non è quella di Milan, Juve, Inter, è un mondo completamente diverso da quello che fanno gli altri calciatori, quasi un altro sport.
Sotto certi aspetti è negativo giocare in una grande, non puoi andare in giro o avere una totale privacy, io anche se non mi riconoscevano non mi cambiava la vita, prima una buona marcatura mi dava godimento, ora riuscire a fare un bel cocktail mi da la stessa soddisfazione".
Il momento più emozionante?
"L'esordio in serie A, 28 novembre 1994, vincemmo col Bari 2 a 1 a Brescia, quell'anno facevano gol solo Tovalieri e Protti. L'anno prima in B Igor s'infortunò e giocò pochissimo, quasi non volevano fargli il contratto, e poi si dimostrò un campione, una persona eccezionale e un atleta strepitoso. Indimenticabile, poi, la prima volta che ho giocato a San Siro, entrare da giocatore su quel campo mi ha messo un'adrenalina unica.
Le mie più belle prestazioni in un Atalanta-Bari del 10 aprile 1996, mercoledì sera, vincemmo 2 a 1, feci il cross che Protti in rovesciata tramutò in un gol da cineteca. L'altro in un Parma-Bologna 0-0 dell'aprile 2001, tornavo indietro verso casa in macchina con mia mamma, e alla radio Guidolin disse che il migliore in campo ero stato io, fu emozionante per uno come me, che non era abituato, sentirsi citare su RadioUno, in quella giornata mi riusciva tutto, avrei potuto fare una tripletta (ride) ".
Il tuo gol più bello?
"Il gol più bello stilisticamente in Atalanta-Bologna del gennaio 2002, eravamo in 10 e ho segnato la rete del pareggio. Bellissimo, al mio amico Max Taibi, è stata una doppia soddisfazione".
C'è qualcuno, del mondo del calcio, che ti ha segnato umanamente?
"Mister Luca Giannini, allenatore ai tempi dell'Under 19, e secondo di Tardelli a Bari, forse la miglior persona che ho conosciuto nel mondo del calcio.
Fuori concorso Erminio Favalli, direttore sportivo della Cremonese di due anni fa, purtroppo scomparsa, una persona fuori dal mondo, mi è venuto in mente spesso per le cose dette, tante sue frasi mi fanno compagnia, una persona fuori dalle righe. Lui e mister Giannini mi hanno più segnato a livello morale nel calcio".
Collezionavi le magliette da gara, come tanti tuoi colleghi?
"Ho una collezione di magliette, tranne che di una squadra, non ce la facevo a chiederla, e non è l'Inter. Poi sono legato alla maglietta di Paolo Maldini quando ancora non c'erano i nomi scritti dietro, pensa che l'anno prima lo tifavo allo stadio, e l'hanno dopo scambiavo con lui la maglietta nel tunnel a Bari. C'ho dormito anche varie notti come pigiama, ero felicissimo anche del modo in cui l'avevo avuta. All'epoca dei fatti giocavo con D'Aversa in Under 19, lui era un primavera del Milan, e durante un ritiro gli chiesi se avesse potuto chiedere la maglietta a Maldini. Bene, nel successivo Bari-Milan si avvicina Maldini e mi dice che aveva saputo della richiesta, e che me la dava a condizione di avere la mia in cambio, un mito!".
Alla fine di questo campionato, anche senza di te, il Como s'è salvato.
"Felicissimo e orgoglioso di questo, ma non avevo dubbi che accadesse, per metà anno c'ho giocato, sento anche mia la salvezza".
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maiellaro_l
- Biancorosso

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- Iscritto il: ven set 15, 2006 18:17
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Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
grande!! e chi se lo scorda quel cross...
- patrizio85
- Biancorosso

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Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
da brividi,complimenti a brioschi non credevo nella sua umiltà ,semplicità ma soprattutt nella riconoscenxa che ha x tanta gente da lui incontrat nella discreta carriera da calciatore
Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
Una bella intervista. Una sorpresa per me scoprire un uomo così umile e genuino. Bravo Emanuele e grazie comunque per ciò che hai fatto da noi.
- 69MEGGIORINHO69
- Fedelissimo

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- Iscritto il: lun ago 24, 2009 18:40
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Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
CIAO EMANUELE.... 
AMENDOLA m****e...TE PRENDO VERTICALE...TE LASCIO ORIZZONTALE.ASROMA m****
-
ilpopolare
- Del Bari Seguace

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Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
Ci appare sorprendente perché dimentichiamo spesso che insieme con il calciatore c'è l'uomo. Per questo dovremmo sempre evitare di trinciare con troppa faciloneria giudizi offensivi nei confronti di persone (i calciatori) delle quali, dal punto di vista umano, sappiamo ben poco.
Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
ciao emanuele...quanti ricordi ....quante chiacchere a palese....Avevi 19 anni ed eri pagato con pane e mortadella.....tue Zanchi nello stesso appartamento....di nuovo ciao...ma se vengo a milano un caffe' me lo faccio servire volentieri.......
Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
ilpopolare ha scritto:Ci appare sorprendente perché dimentichiamo spesso che insieme con il calciatore c'è l'uomo. Per questo dovremmo sempre evitare di trinciare con troppa faciloneria giudizi offensivi nei confronti di persone (i calciatori) delle quali, dal punto di vista umano, sappiamo ben poco.
Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
delbaritifososempre ha scritto:
ESCLUSIVA TMW - Brioschi: "Da San Siro ai caffè con ugual passione"
Emanuele Brioschi, 107 presenze in serie A, nel dicembre 2009 ha deciso che non ne poteva più di spazzare l'aria di rigore, molto meglio pulire il bancone del proprio locale.
AREA si scrive AREA, sti giornalai.
l'aria di rigore è un'altra cosa.
Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
Volevamo slavarci con un calciatore che nonostante anni di serie A alla spalle, perdeva 5 chili in B per lo stress?
Non mi permetto di giudicare l'uomo ma per lui non ci sarà mai un bel ricordo, come per altri giocatori,,,ricordo che quell'anno fece un gol e venne sotto la curva...ero all'anello inferiore se non ricordo male corsi verso di lui per bestemmiargli (altro non dico).
Ricordo bene che Matarrese se sentiva parlare di Protti diceva "no ai cavalli di ritorno"...per Brioschi si fece l'eccezione
Non mi permetto di giudicare l'uomo ma per lui non ci sarà mai un bel ricordo, come per altri giocatori,,,ricordo che quell'anno fece un gol e venne sotto la curva...ero all'anello inferiore se non ricordo male corsi verso di lui per bestemmiargli (altro non dico).
Ricordo bene che Matarrese se sentiva parlare di Protti diceva "no ai cavalli di ritorno"...per Brioschi si fece l'eccezione
NON MI INTERESSA PERCHè IL TUO SANGUE E' BIANCOROSSO.... MA TAND AVAST P IESSM FRAT!
Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
Belle parole. Bravo Emanuele!
NON UN PASSO INDIETRO
Odio tutti i doppiofedisti.
Odio tutti i doppiofedisti.
-
FulminePedro
- Biancorosso

- Messaggi: 351
- Iscritto il: dom nov 16, 2008 2:25
- Località: Barese di Bari
Re: 04/06/2010 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
Gran bella intervista.
Complimenti a Claudio Sottile.
Complimenti a Claudio Sottile.
Bianco come la neve, Rosso come la passione, Galletti combattete con onore.
- BRIGANTE
- Fedelissimo

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- Iscritto il: mar ago 15, 2006 4:04
- Località: sul Vargalone nel porto di S.Spirito
Re: 04/06/10 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
Un posto come aiuto banconista per Langella?
Meglio di no, ng mannàss o' bar o' fallimènd a Brioschi!
Meglio di no, ng mannàss o' bar o' fallimènd a Brioschi!
- galactico
- Fedelissimo

- Messaggi: 15083
- Iscritto il: mer gen 04, 2006 1:34
- Località: Campione in carica del fantacalcio solobari '08/'09
Re: 04/06/10 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
difficile avere bei ricordi di chi ha contribuito a portarci in C....ma intervista simpatica da leggere, che fa scoprire l'uomo brioschi..
Buona vita, galactico
http://www.youtube.com/watch?v=e1E7hvwN ... e=youtu.be
"la vera autenticità non sta nell'essere come si è,ma nel riuscire a somigliare il più possibile al sogno che ognuno ha di se stesso"
"did you exchange a walk-on part in the war for a lead role in a cage?"
Essere bannati non è una condanna ma un attestato di qualità! (pako)
http://www.youtube.com/watch?v=e1E7hvwN ... e=youtu.be
"la vera autenticità non sta nell'essere come si è,ma nel riuscire a somigliare il più possibile al sogno che ognuno ha di se stesso"
"did you exchange a walk-on part in the war for a lead role in a cage?"
Essere bannati non è una condanna ma un attestato di qualità! (pako)
- polpopazzo
- Fedelissimo

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- Località: Bari
Re: 04/06/10 - Bella intervista all'ex Emanuele Brioschi
galactico ha scritto:difficile avere bei ricordi di chi ha contribuito a portarci in C....ma intervista simpatica da leggere, che fa scoprire l'uomo brioschi..
effettivamente è uno dei pochi calciatori con 2 retrocessioni sul groppone...
solobari strumento per far uscire i nostri "flussi di coscienza" senza pagare le salate parcelle degli psicoterapeuti. Infatti lo frequentiamo da anni senza migliorare, tanto meno guarire. [cit. gandalf]