13/01/05 - Bari, aria nuova al San Nicola
Inviato: gio gen 13, 2005 13:01
(Gazzetta del Mezzogiorno)
Non è cambiato l'atteggiamento dell'allenatore (Carboni era e resta caricato come una molla), non sono mutati gli atteggiamenti dei calciatori (lavorano con la stessa intensità dei giorni più neri). Ma l'aria che si respira è decisamente diversa. A mezza strada tra prudenza ed euforia, realismo e voglia di lasciarsi andare. Una vittoria può tanto. Tre punti in classifica, ma non solo. Le conferme nel gioco, il fulmineo inserimento di un bomber di razza come Dionigi, la consapevolezza di essere sulla strada giusta. Bari-Vicenza ha raccontato tante cose. E, per qualcuno, non è ancora finita tanto forti sono state le sensazioni positive che la notte del «San Nicola» ha lasciato in eredità. Nessuna voglia di perdere di vista la realtà, ci mancherebbe. Il Bari assomiglia tanto ad un malato che non ha più la febbre, ma che deve fare i conti con un fisico debilitato. Insomma, sta meglio senza poter dire di essere guarito. Vincere è come buttar giù un antibiotico. Aiuta a combattere il virus e dà sollievo alla «testa». Il Carboni che si presenta davanti ai cronisti dopo l'allenamento è diverso solo in qualche particolare (via la barba incolta), ma la sostanza non cambia. Prudenza, sincerità, chiamatela anche saggezza. «Siamo ancora con l'acqua che ci arriva alla bocca - attacca - diciamo che da lunedì sera è un po' meno salata. Ma guai a pensare di essere fuori dal tunnel. Certi risultati, soprattutto certe prestazioni aiutano a pensare positivo, questo sì. Ma nel gruppo, al quale anche nei momenti più delicati non ho mai potuto rimproverare nulla, c'è la consapevolezza di essere solo a metà strada». «Dobbiamo continuare su questa strada - continua Carboni - ora giocheremo quattro volte in trasferta e due in casa, per giunta contro dirette concorrenti (Catanzaro e Cesena, ndr). Al Bari chiedo di giocare senza paura, di insistere sulla falsa riga delle ultime partite. Magari sbagliando meno, altrimenti diventa dura portare a casa punti. Dionigi? Ero stato chiaro sul suo conto: Davide non sta ancora bene, ma per noi è già importante poterlo schierare. La sua presenza aiuterà qualcun'altro a togliersi di dosso qualche responsabilità di troppo. Sia chiara una cosa: io credo in tutti gli attaccanti che ho, anche in Lipatin che forse è il più sacrificato di tutti. Però sono convinto di un'altra cosa: tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. Chi accetta le regole del gruppo è ben accetto, in caso contrario la porta in uscita è sempre aperta. Certo, lì davanti siamo in cinque più Romanelli. Qualcuno andrà via, ma non parliamo di bocciature». Sul fronte Empoli, intanto, non si può ancora parlare di recupero completo da parte di Doudou. Il difensore potrebbe ripartire dalla panchina. Torna a disposizione Brioschi (squalifica scontata). Possibile che Carboni scelga il modulo ad una punta (Dionigi), sacrificando Motta, o che conceda un turno di riposo a La Vista nel tentativo di partorire una squadra più equilibrata rispetto a quella di lunedì sera. Antonello Raimondo
Non è cambiato l'atteggiamento dell'allenatore (Carboni era e resta caricato come una molla), non sono mutati gli atteggiamenti dei calciatori (lavorano con la stessa intensità dei giorni più neri). Ma l'aria che si respira è decisamente diversa. A mezza strada tra prudenza ed euforia, realismo e voglia di lasciarsi andare. Una vittoria può tanto. Tre punti in classifica, ma non solo. Le conferme nel gioco, il fulmineo inserimento di un bomber di razza come Dionigi, la consapevolezza di essere sulla strada giusta. Bari-Vicenza ha raccontato tante cose. E, per qualcuno, non è ancora finita tanto forti sono state le sensazioni positive che la notte del «San Nicola» ha lasciato in eredità. Nessuna voglia di perdere di vista la realtà, ci mancherebbe. Il Bari assomiglia tanto ad un malato che non ha più la febbre, ma che deve fare i conti con un fisico debilitato. Insomma, sta meglio senza poter dire di essere guarito. Vincere è come buttar giù un antibiotico. Aiuta a combattere il virus e dà sollievo alla «testa». Il Carboni che si presenta davanti ai cronisti dopo l'allenamento è diverso solo in qualche particolare (via la barba incolta), ma la sostanza non cambia. Prudenza, sincerità, chiamatela anche saggezza. «Siamo ancora con l'acqua che ci arriva alla bocca - attacca - diciamo che da lunedì sera è un po' meno salata. Ma guai a pensare di essere fuori dal tunnel. Certi risultati, soprattutto certe prestazioni aiutano a pensare positivo, questo sì. Ma nel gruppo, al quale anche nei momenti più delicati non ho mai potuto rimproverare nulla, c'è la consapevolezza di essere solo a metà strada». «Dobbiamo continuare su questa strada - continua Carboni - ora giocheremo quattro volte in trasferta e due in casa, per giunta contro dirette concorrenti (Catanzaro e Cesena, ndr). Al Bari chiedo di giocare senza paura, di insistere sulla falsa riga delle ultime partite. Magari sbagliando meno, altrimenti diventa dura portare a casa punti. Dionigi? Ero stato chiaro sul suo conto: Davide non sta ancora bene, ma per noi è già importante poterlo schierare. La sua presenza aiuterà qualcun'altro a togliersi di dosso qualche responsabilità di troppo. Sia chiara una cosa: io credo in tutti gli attaccanti che ho, anche in Lipatin che forse è il più sacrificato di tutti. Però sono convinto di un'altra cosa: tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. Chi accetta le regole del gruppo è ben accetto, in caso contrario la porta in uscita è sempre aperta. Certo, lì davanti siamo in cinque più Romanelli. Qualcuno andrà via, ma non parliamo di bocciature». Sul fronte Empoli, intanto, non si può ancora parlare di recupero completo da parte di Doudou. Il difensore potrebbe ripartire dalla panchina. Torna a disposizione Brioschi (squalifica scontata). Possibile che Carboni scelga il modulo ad una punta (Dionigi), sacrificando Motta, o che conceda un turno di riposo a La Vista nel tentativo di partorire una squadra più equilibrata rispetto a quella di lunedì sera. Antonello Raimondo