BARI – “A Bari vecchia quando un bambino ha la febbre, non c’è dottore che tenga”. E’ un vecchio detto barese e si riferisce a una pratica tanto diffusa quanto misteriosa: “il taglio dei vermi”. Questa prassi, diffusa ancora nelle zone più popolari della città, consiste nel liberare un bambino da questi cosiddetti “vermi”, presenti in un punto imprecisato dell’addome, che provocherebbero mal di pancia e febbre alta.
I metodi usati non hanno nulla a che fare con la medicina, ma si possono collocare quasi nell’ambito dell’esorcismo.
Dice la signora Maria, di Valenzano: «Da piccola io avevo sempre mal di pancia e ogni tanto mi portavano da una signora che mi metteva sulle mani un olio caldo, faceva delle croci, un massaggio e sussurrava delle preghiere». Anche Salvatore riferisce che sua nonna «mimava l’uso delle forbici sulla sua pancia, recitando a bassa voce misteriose parole e dando un pizzicotto all’altezza dell'ombellico
Don Franco Lanzolla, parroco della Cattedrale di Bari, ci spiega: «Questa pratica è un insieme tra magico, sacro e terapeutico, tramandata in senso ereditario femminile, con la consegna a colei che la riceve di non rivelare mai i fatti, né la formula».
Neanche il prete conosce questa formula, anche se lui cerca di dare un significato realistico alla faccenda. «Si tratta di una prassi di medicina popolare e sociale con effetto placebo – sottolinea - considerando che i cibi di scarsa qualità e le fasciature favoriscono dolori addominali. Si fa rilassare il bambino con un massaggio quasi pranoterapeutico che toglie ansia e nevrosi. E questa pratica avviene con la dolcezza di una mano “materna” : la donna come uno sciamano si carica di negatività rilasciando positività».
Scortati dalla nostra “guida”, la signora Tonia, decidiamo quindi di incontrare in vico Dei Gesuiti, in piena Bari vecchia, una vera “tagliatrice di vermi”: la signora Porziella.
«Anch’io non credevo a certe cose – ci dice subito Porziella -. Ho imparato diversi anni fa, quando una sera, a una signora che sapeva tagliare i vermi si rivolse una mamma di colore con in braccio il proprio figlio con la febbre alta, che piangeva. All’epoca quella era l’unica famiglia di colore qui a Bari vecchia e le persone non erano abituate ad avere a che fare con gente dalla pelle diversa. Insomma la tagliatrice non riusciva a trovare il coraggio di toccare quel bambino nero. Ma io mi impietosì e le chiesi di insegnarmi quella pratica per poter dare sollievo al piccolo. Mi disse quello che dovevo fare e da allora se qualcuno sta male e posso dare una mano, io lo faccio».
Le chiediamo in cosa consista il taglio dei vermi. «Non so come funzioni e su cosa influisca – ci risponde - so solo che i bambini dopo stanno meglio. Va fatto in tre sedute e mai di domenica e a Pasqua. I piccoli devono poter essere in grado di capire, devono essere “predisposti”: non possono essere lattanti».
Non possiamo a questo punto esimerci dal porre la domanda sul quale sia la formula recitata durante il taglio, ma Porziella è irremovibile. «Non voglio rivelare cosa si dice – afferma - perché sono cose brutte, sono bestemmie. Sono costretta a pronunciarle solo per cercare di far star bene il bambino, ma prima di procedere dico sempre “Gesù perdonami”. Per la fede che ho in Dio non dovrei bestemmiare, ma l’amore per chi ho davanti, sofferente, viene prima».
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