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Abodi il gesto più forte per la tua Lazio sarebbe togliere la multiproprietà

Inviato: mar giu 23, 2026 15:17
da -IlTOBRACovalieri-
Abodi ha fatto il fenomeno su twitter, ha pubblicato il suo vecchio abbonamento alla Lazio e ha detto che non lo rinnoverà, perchè lotito non li rappresenta e blablabla le stesse cose nostre

Vuoi colpirlo lotito? non far prorogare la multiproprietà, glielo ficchi tutto in culo visto il caso della regina, sei il ministro dello sport, se non puoi tu. Senza contare che se ti senti così tu potrai ben capire come si sente e come si sentirà ogni schiavo della multiproprietà

Re: Abodi il gesto più forte per la tua Lazio sarebbe togliere la multiproprietà

Inviato: mar giu 23, 2026 15:46
da 1baresealyon
"Gli interventi necessari sono ormai noti a tutti; la vera sfida consisterà nel metterli in pratica. Il contatto con il presidente rappresenta una forma di rispetto. Ci incontreremo giovedì: ascolterò le priorità, pur avendole già ben chiare".
Il Ministro ha aggiunto: "Ritengo sia giunto il momento di passare dalle parole ai fatti e realizzare le riforme. Noi abbiamo sempre garantito la massima disponibilità e la nostra linea non cambia. Sappiamo esattamente cosa va fatto****, ma auspichiamo che il primo passo venga fatto dal mondo del calcio".

Infine Abodi ha concluso commentanto la conferma del consiglio federale: "A contare saranno le azioni concrete. Sarei ben lieto di ricredermi e vedere che questo stesso consiglio sia in grado di generare risultati nettamente differenti rispetto al passato".
Abodi

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***vedi ddl

Re: Abodi il gesto più forte per la tua Lazio sarebbe togliere la multiproprietà

Inviato: mar giu 23, 2026 15:50
da discitur
Abodi il ministro? Vi state confondendo con Malago'il president of FIGC

Re: Abodi il gesto più forte per la tua Lazio sarebbe togliere la multiproprietà

Inviato: mar giu 23, 2026 15:53
da 1baresealyon

https://www.calcioefinanza.it/...plQ_ae ... 82ga5NVMzA

Gio, 4 Giu 2026
Tra diritti tv, fondo di garanzia per il mercato e riduzione dei club professionistici: in esclusiva la nuova bozza del DDL sulla riforma del calcio italiano
Dalla crisi della Nazionale ai conti in rosso dei club, la proposta punta a ridisegnare il sistema calcio: più risorse per vivai e impianti, incentivi agli U23 italiani, tetto agli agenti e nuove regole per diritti tv, scommesse e mercato.

Di Luciano Mondellini

Governance
La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026 come punto di rottura, ma non come unico problema. Parte da qui la nuova bozza del disegno di legge sulla riforma del calcio italiano, che in anteprima Calcio e Finanza ha potuto visionare. Si tratta beninteso ancora di una bozza, soggetta quindi a eventuali modifiche durante l’iter legislativo, e che su iniziativa del senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi punta a ridisegnare il quadro normativo dello sport più popolare del Paese.

La nuova bozza del Disegno di Legge, che presenta un grado di approfondimento e di dettaglio maggiori rispetto a quella dello scorso aprile, mette in fila alcune criticità considerate ormai non più rinviabili: il deterioramento della sostenibilità economica dei club, con oltre 730 milioni di euro di perdite annue e un indebitamento complessivo del sistema per circa 5,5 miliardi di euro, la perdita di competitività internazionale dei campionati, il gap infrastrutturale rispetto ai principali Paesi europei e la difficoltà crescente nel valorizzare il talento nazionale.

Il dato simbolo è quello relativo ai giovani: appena l’1,9% dei minuti nelle massime serie è stato giocato da calciatori Under 21 italiani selezionabili per la Nazionale. A questo si aggiunge un altro elemento: il 67,9% dei minuti in Serie A è stato disputato da calciatori stranieri, mentre sarebbero soltanto 89 gli italiani con minutaggio rilevante. La bozza richiama anche un declino tecnico del movimento, indicato attraverso parametri come minore intensità, meno dribbling e una velocità di gioco inferiore rispetto ai principali campionati europei.

Da qui l’obiettivo politico del DDL: non introdurre un semplice aiuto pubblico al calcio, ma costruire un ecosistema più autosufficiente, capace di generare nuove entrate, contenere i costi e indirizzare una parte maggiore delle risorse verso vivai, impianti e formazione. Il calcio viene inquadrato come settore di rilevanza strategica non solo sociale e culturale, ma anche economica e occupazionale. Il disegno di legge si muove lungo tre direttrici:

nuove fonti di finanziamento
sostenibilità economica dei club
valorizzazione dei giovani formati in Italia.
Il cuore della proposta è un intervento sulla distribuzione delle risorse, sugli incentivi fiscali e contributivi, sulle regole di mercato e sul funzionamento del sistema professionistico. Secondo l’impostazione della bozza, l’obiettivo è realizzare prevalentemente una riallocazione di risorse già esistenti o generare economie interne al sistema, senza trasferimenti permanenti a carico della fiscalità generale.

Diritti tv, una quota legata a vivai e sostenibilità
Uno dei punti centrali riguarda la ripartizione delle risorse derivanti dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi della Serie A. La bozza prevede che una quota non inferiore al 15% venga distribuita in base ai cosiddetti Parametri di Valorizzazione e Sostenibilità, i PVS. Questi parametri peserebbero su quattro aree: valorizzazione del settore giovanile maschile e femminile, con un peso del 50%; sostenibilità economica, con un peso del 30%; utilizzo di calciatori formati in Italia, con un peso del 10%; qualità delle infrastrutture, anch’essa con un peso del 10%.

In sostanza, una parte dei ricavi tv verrebbe assegnata premiando chi investe sui giovani, chi mantiene i conti in equilibrio, chi utilizza calciatori cresciuti nel sistema italiano e chi migliora stadi, centri sportivi e strutture. Inoltre, una quota non inferiore al 5% sarebbe attribuita come premialità di bilancio alle società capaci di presentare conti in utile o in pareggio per almeno tre esercizi consecutivi. La logica è quella di affiancare ai criteri tradizionali di ripartizione dei diritti televisivi un sistema di incentivi legato alla qualità della gestione e alla capacità dei club di produrre valore strutturale.

L’applicazione di questi criteri partirebbe dalla stagione 2027/28, con regolamenti attuativi della Lega Serie A e monitoraggio annuale da parte della FIGC.

Pirateria audiovisiva, scommesse e nuove risorse per il sistema
Il DDL interviene anche sul tema delle nuove entrate. Una prima misura riguarda la pirateria audiovisiva: il 10% dei proventi delle sanzioni AGCOM per le violazioni legate alla diffusione illecita di contenuti protetti verrebbe destinato a un Fondo presso la FIGC per il potenziamento dei settori giovanili e dell’impiantistica sportiva di base. La stima è prudenziale: su circa 15 milioni di euro annui di sanzioni AGCOM, la quota destinata al Fondo sarebbe pari a circa 1,5 milioni di euro l’anno. Si tratterebbe di una riallocazione di entrate già esistenti, con saldo netto nullo per lo Stato.

Il Fondo servirebbe a finanziare investimenti nei vivai, nelle scuole calcio, nei centri federali territoriali, negli impianti per l’attività giovanile e dilettantistica, nei programmi di formazione per allenatori, tecnici e dirigenti, oltre che nella promozione del calcio scolastico e del calcio femminile giovanile.

La seconda misura riguarda invece le scommesse. Dal 1° gennaio 2027, il DDL prevede un contributo pari al 2% dell’importo giocato su ciascuna scommessa sportiva raccolta in Italia avente a oggetto eventi calcistici. Si tratta di una sorta di recupero della vecchia logica della quota Schedina-Totocalcio, fondata sul principio per cui chi trae profitto dallo spettacolo sportivo deve contribuire al suo finanziamento.

La quantificazione dell’impatto della misura parte da una raccolta complessiva delle scommesse sportive pari a 16 miliardi di euro, di cui il 70% riconducibile al calcio, per una raccolta calcistica stimata in 11,2 miliardi. Applicando il contributo del 2%, il gettito atteso sarebbe pari a 224 milioni di euro annui destinati al sistema calcio.

Le risorse andrebbero alla FIGC e sarebbero vincolate per almeno il 50% allo sviluppo dei settori giovanili, anche femminili, alla formazione dei calciatori italiani, agli investimenti negli impianti pubblici e ai centri federali. Almeno il 30% sarebbe invece destinato a programmi di prevenzione e contrasto della ludopatia e del gioco d’azzardo patologico, oltre che a progetti sociali contro l’abbandono dello sport. Il restante 20% sarebbe indirizzato al calcio femminile e alle scuole calcio dilettantistiche.

Il testo prevede contestualmente una riduzione dell’imposta unica sulle scommesse, in modo da garantire l’invarianza del gettito complessivo per il bilancio dello Stato e l’assenza di oneri aggiuntivi per i concessionari. Sul piano sociale, la quota destinata al contrasto alla ludopatia viene stimata in circa 67 milioni di euro annui.

Agevolazioni per i giovani professionisti e nuovo sistema assicurativo
Sul fronte del costo del lavoro, la bozza introduce un regime contributivo agevolato per i giovani calciatori professionisti. Dal 1° gennaio 2027, per gli atleti tra i 18 e i 23 anni che abbiano militato per almeno cinque anni nei settori giovanili di società italiane, le aliquote contributive pensionistiche sarebbero ridotte del 30% per i primi cinque anni di attività professionale.

La misura punta a rendere meno oneroso per i club investire sui giovani formati nel sistema nazionale, con l’obiettivo di aumentare l’occupazione sportiva, favorire la stabilizzazione dei primi contratti professionistici e ampliare la base contributiva nel medio periodo. Gli oneri diretti sono quantificati in 15 milioni di euro annui, integralmente coperti. Il DDL prevede anche una revisione della copertura assicurativa dei lavoratori sportivi professionisti. Dal 1° luglio 2027, i club dovrebbero assicurare i propri tesserati contro gli infortuni tramite polizze private obbligatorie, con coperture per inabilità temporanea, invalidità permanente, spese mediche e cessazione definitiva dell’attività sportiva per infortunio.

Questo sistema sostituirebbe, per i lavoratori sportivi subordinati professionisti, la copertura INAIL, con esonero per i datori di lavoro dal versamento dei relativi contributi. La stima è di circa 6,5 milioni di euro annui di minori spese pubbliche derivanti dalla fine della copertura INAIL, risorse che contribuiscono alla copertura degli oneri generati dalle agevolazioni contributive.

Vivai, vincolo sportivo e premi di formazione
Una parte significativa del Disegno di Legge è dedicata alla valorizzazione dei vivai. Il testo modifica la disciplina del vincolo sportivo, prevedendo la possibilità per le federazioni di stabilire un vincolo non superiore a due anni, con tesseramento biennale a partire dai 12 anni, replicabile per un massimo di quattro anni e comunque non oltre i 20 anni.

Viene poi ridisegnato il premio di formazione tecnica. Le società professionistiche dovrebbero riconoscere un premio anche sui tesseramenti annuali a partire dai 10 anni compiuti, da ripartire tra le società che hanno contribuito alla formazione dell’atleta. La misura riguarda sia i passaggi dal dilettantismo al professionismo sia i trasferimenti tra società della stessa area, purché si tratti del primo contratto o tesseramento con una società diversa da quella formatrice.

L’obiettivo è aumentare il ritorno economico per le società che investono nella formazione di base, evitando che il lavoro dei club dilettantistici e dei settori giovanili venga disperso senza adeguata compensazione. La bozza collega questa misura a una più ampia strategia di inclusione sociale, promozione dell’attività giovanile e crescita del calcio femminile. I regolamenti attuativi dovrebbero definire misura del premio, criteri di ripartizione, modalità di pagamento, certificazione del percorso formativo e meccanismi di risoluzione delle controversie.

Primavera, obbligo di calciatori formati in Italia
Per rafforzare il bacino dei giovani, la proposta introduce un obbligo specifico per le società di Serie A e Serie B: nelle distinte relative alle partite delle formazioni Primavera dovranno essere inseriti almeno 10 calciatori formati per almeno tre anni consecutivi presso club italiani tra i 15 e i 21 anni, indipendentemente dalla nazionalità. La misura si inserisce nella più ampia logica di valorizzazione dei calciatori cresciuti in Italia, cercando di intervenire su una delle criticità principali: la scarsissima presenza di Under 21 italiani selezionabili e, più in generale, il ridotto spazio concesso ai calciatori nazionali nei campionati di vertice.

In caso di violazione sono previste sanzioni sportive, che potrebbero arrivare a penalizzazioni in classifica, ammende o esclusione dalle competizioni, oltre a una sanzione amministrativa da 10mila a 50mila euro per ogni gara disputata senza rispettare l’obbligo. Anche questa misura partirebbe dalla stagione 2027/28.

Under 23 italiani parzialmente esclusi dagli indici di controllo
Un altro incentivo riguarda gli indici economico-finanziari. Per favorire l’acquisto e l’utilizzo di giovani calciatori italiani, il DDL prevede che i costi sostenuti per calciatori italiani Under 23 siano esclusi per il 50% dal calcolo degli indici di controllo economico-patrimoniale e di sostenibilità finanziaria. L’esclusione riguarderebbe ammortamenti, retribuzioni, oneri accessori e contributivi, ma solo a determinate condizioni: il calciatore deve essere stato tesserato per almeno una stagione completa, deve aver disputato almeno il 25% dei minuti complessivi della prima squadra e la società non deve aver commesso violazioni contributive, previdenziali o fiscali nell’anno precedente. La misura sarebbe temporanea, dalla stagione 2027/28 alla 2031/32.

La bozza collega questo intervento a un rafforzamento complessivo dei controlli sulla sostenibilità dei club. Tra gli elementi richiamati ci sono equilibrio finanziario, debiti, puntualità nei pagamenti e rapporto tra stipendi e fatturato, con l’obiettivo di evitare crisi finanziarie croniche e ridurre il rischio di fallimenti, procedure concorsuali e contenziosi fiscali.

Mercato: reverse charge IVA, tetto agli agenti e Fondo di garanzia per il mercato
Il DDL tocca anche le operazioni di mercato. Per i trasferimenti domestici tra società italiane soggetti IVA, viene introdotto il meccanismo del reverse charge, con assolvimento dell’imposta da parte del cessionario, un tema affrontato recentemente dal presidente della Serie A Ezio Simonelli. L’obiettivo è semplificare la gestione finanziaria dei club e ridurre gli squilibri di cassa legati alle operazioni interne, garantendo maggiore liquidità al sistema.

Sul fronte degli agenti sportivi, il testo introduce limiti ai compensi. Il tema è considerato centrale anche alla luce del peso raggiunto dalle commissioni, stimate in quasi 300 milioni di euro annui. Per i contratti di lavoro sportivo subordinato, la commissione non potrebbe superare il 5% della retribuzione lorda se pagata dall’atleta e il 7% se pagata dalla società. Nei trasferimenti definitivi, il compenso della società acquirente sarebbe limitato al 5% del valore lordo dell’affare; nei prestiti al 3%. In caso di rinnovo o prolungamento con la stessa società, i limiti sarebbero ridotti del 30%.

Sono previste sanzioni amministrative da 10mila a 100mila euro e la creazione di un registro pubblico online sui compensi agli agenti. Secondo le stime contenute nel DDL, la riduzione dei compensi agli agenti potrebbe generare un beneficio fino a 100 milioni di euro per i club.

Il DDL istituisce inoltre un Fondo di garanzia per le operazioni di calciomercato presso l’Istituto per il Credito Sportivo. Il Fondo – che prevede un contributo iniziale e rimborsabile da parte dello Stato nell’ordine dei 5 milioni di euro nel solo 2027 – servirebbe a garantire il pagamento dei crediti derivanti dalle cessioni di calciatori tra società italiane in caso di inadempimento della società acquirente. Sarebbe alimentato da un contributo annuale obbligatorio dello 0,3% del valore complessivo delle cessioni attive e passive effettuate nella stagione precedente, oltre che da contributi straordinari, rendimenti finanziari e azioni di recupero.

In parallelo, il testo elimina l’obbligo di fideiussione nelle cessioni tra società italiane con pagamento dilazionato, purché effettuate nell’ambito delle stanze di compensazione delle leghe. In caso di mancato pagamento, la società cedente potrebbe rivalersi sul Fondo di garanzia e chiedere l’applicazione di sanzioni sportive. Secondo le stime del provvedimento, l’eliminazione delle fideiussioni potrebbe produrre risparmi per i club nell’ordine di 15-25 milioni di euro.

Professionismo, tetto a 80 squadre tra Serie A, B e C

La proposta interviene anche sulla struttura del calcio professionistico, fissando a 80 il numero massimo complessivo di squadre professionistiche tra Serie A, Serie B e Serie C. La riduzione dovrebbe essere stabilita dalla FIGC rispettando un criterio di proporzionalità tra le tre leghe. Si tratta di una delle misure più significative sul piano ordinamentale, perché punta a ridurre il perimetro del professionismo con l’obiettivo dichiarato di rafforzarne la sostenibilità economica. La bozza collega questa scelta alla frammentazione eccessiva del sistema, considerata una delle cause della difficoltà nel prendere decisioni strutturali e nel contenere i costi.

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