Ricordi di un calcio passato
Inviato: sab giu 27, 2026 8:59
Ragazzi, mi ritrovo dopo tanti anni di silenzio sul forum per condividere una riflessione. L'ultima volta che sono intervenuto ero un ragazzino e avevo un altro nick.
Ripensando alla serata di ieri, stanotte, sognando, ho pianto a fiotti. Ho pianto a fiotti perché, nelle parole di mio padre, quando mi parla di Igor Protti, di Tovalieri, di Joao Paulo, sento vive le emozioni e i ricordi indelebili. I ricordi di un ragazzo che partiva dalla provincia con gli amici per andare a vedere il Bari al San Nicola, i ricordi di un tifoso che ha qualcosa di meraviglioso da raccontare, che ha modelli da cui prendere spunto e idoli a cui ispirarsi per il resto della propria vita. I ricordi di un padre che, attraverso di essi, ha trasmesso l'amore per il Bari ai figli, e così i ricordi e le emozioni si sono tramandate nel tempo. Ieri sera è stato straziante perché, anche se Igor non l'ho mai visto giocare (avevo due anni quando è andato via da Bari) ho percepito tutto l'amore che una tifoseria, un'intera città, può nutrire nei confronti di un uomo che si è fatto amare grazie al suo infinito spessore umano.
Ho pianto a fiotti perché, anche se ho vissuto gli anni di Barreto, di Almiron, di Gillet ho sentito che, sportivamente parlando, un amore così viscerale e romantico come quello che ha legato Protti a Bari in realtà non l'ho mai realmente sperimentato; non ho la men che minima idea di che cosa possa significare avere un capocannoniere in Serie A con la squadra retrocessa; non so cosa possa significare retrocedere con dignità, facendosi amare e apprezzare ugualmente da tutta la piazza; né posso minimamente comprendere cosa significhi tifare per un calciatore di una tale levatura. Credo che la speranza di coloro che, come me, hanno sognato di rivivere le emozioni vissute dai nostri padri, si sia spenta simbolicamente con la morte di Protti e con la celebrazione di ieri.
Come tutti noi, seguo il Bari con lo stesso trasporto e la stessa passione di quando avevo 10 o 15 anni, e nonostante tutto riesco ad emozionarmi ancora (al netto delle ultime stagioni), ma cosa è cambiato realmente? Perché, al di là di qualche episodio isolato, sento di non poter più pretendere niente dal Bari e dal calcio? Davanti a mio nipote sono completamente spiazzato. Cosa posso dirgli quando, con desolante rassegnazione sul suo volto da 11enne, assiste ad una retrocessione così indegna come quella dell'anno scorso? Come faccio a farlo innamorare del Bari come mio padre ha fatto con me?
È inevitabile prendersela con i De Laurentiis e individuarli come la causa principale di questa rassegnazione dilagante, ma credo che il problema sia più profondo e riguardi il calcio nel suo complesso. I de Laurentiis, a Bari, sono la manifestazione più lampante di questa crisi. Il simbolo incarnato di un problema politico, economico e culturale che ha intaccato le più profonde fondamenta del sistema calcio, almeno in Italia.
Il totale distacco di chi gestisce un patrimonio culturale cittadino con la più disumana freddezza e con il più spietato spirito calcolatore.
Al di là dei risultati sportivi, questo è il rammarico più grande per la mia generazione: da una parte, non aver mai assistito in prima persona alle gesta di un eroe moderno al pari di Igor Protti; dall'altra, non avere gli strumenti - che, per esempio, ha avuto mio padre - per fare innamorare così visceralmente del Bari i miei futuri figli, i miei nipoti.
Ieri abbiamo celebrato la morte di Igor, ma con lui credo sia morta la speranza di un'intera generazione di poter rivivere le emozioni che ci sono state raccontate.
Ripensando alla serata di ieri, stanotte, sognando, ho pianto a fiotti. Ho pianto a fiotti perché, nelle parole di mio padre, quando mi parla di Igor Protti, di Tovalieri, di Joao Paulo, sento vive le emozioni e i ricordi indelebili. I ricordi di un ragazzo che partiva dalla provincia con gli amici per andare a vedere il Bari al San Nicola, i ricordi di un tifoso che ha qualcosa di meraviglioso da raccontare, che ha modelli da cui prendere spunto e idoli a cui ispirarsi per il resto della propria vita. I ricordi di un padre che, attraverso di essi, ha trasmesso l'amore per il Bari ai figli, e così i ricordi e le emozioni si sono tramandate nel tempo. Ieri sera è stato straziante perché, anche se Igor non l'ho mai visto giocare (avevo due anni quando è andato via da Bari) ho percepito tutto l'amore che una tifoseria, un'intera città, può nutrire nei confronti di un uomo che si è fatto amare grazie al suo infinito spessore umano.
Ho pianto a fiotti perché, anche se ho vissuto gli anni di Barreto, di Almiron, di Gillet ho sentito che, sportivamente parlando, un amore così viscerale e romantico come quello che ha legato Protti a Bari in realtà non l'ho mai realmente sperimentato; non ho la men che minima idea di che cosa possa significare avere un capocannoniere in Serie A con la squadra retrocessa; non so cosa possa significare retrocedere con dignità, facendosi amare e apprezzare ugualmente da tutta la piazza; né posso minimamente comprendere cosa significhi tifare per un calciatore di una tale levatura. Credo che la speranza di coloro che, come me, hanno sognato di rivivere le emozioni vissute dai nostri padri, si sia spenta simbolicamente con la morte di Protti e con la celebrazione di ieri.
Come tutti noi, seguo il Bari con lo stesso trasporto e la stessa passione di quando avevo 10 o 15 anni, e nonostante tutto riesco ad emozionarmi ancora (al netto delle ultime stagioni), ma cosa è cambiato realmente? Perché, al di là di qualche episodio isolato, sento di non poter più pretendere niente dal Bari e dal calcio? Davanti a mio nipote sono completamente spiazzato. Cosa posso dirgli quando, con desolante rassegnazione sul suo volto da 11enne, assiste ad una retrocessione così indegna come quella dell'anno scorso? Come faccio a farlo innamorare del Bari come mio padre ha fatto con me?
È inevitabile prendersela con i De Laurentiis e individuarli come la causa principale di questa rassegnazione dilagante, ma credo che il problema sia più profondo e riguardi il calcio nel suo complesso. I de Laurentiis, a Bari, sono la manifestazione più lampante di questa crisi. Il simbolo incarnato di un problema politico, economico e culturale che ha intaccato le più profonde fondamenta del sistema calcio, almeno in Italia.
Il totale distacco di chi gestisce un patrimonio culturale cittadino con la più disumana freddezza e con il più spietato spirito calcolatore.
Al di là dei risultati sportivi, questo è il rammarico più grande per la mia generazione: da una parte, non aver mai assistito in prima persona alle gesta di un eroe moderno al pari di Igor Protti; dall'altra, non avere gli strumenti - che, per esempio, ha avuto mio padre - per fare innamorare così visceralmente del Bari i miei futuri figli, i miei nipoti.
Ieri abbiamo celebrato la morte di Igor, ma con lui credo sia morta la speranza di un'intera generazione di poter rivivere le emozioni che ci sono state raccontate.