Alcune riflessioni sulla protesta ULTRAS
Inviato: sab ago 29, 2026 13:33
1) La mancata diserzione degli anni passati
La cosa che più mi infastidiva della mancata diserzione negli anni scorsi era la consapevolezza che, prima o poi, sarebbe inevitabilmente arrivata. La domanda, quindi, è semplice: perché non farla tre anni fa, due anni fa o l'anno scorso? Che cosa è cambiato oggi? E soprattutto: che cosa si aspettavano sarebbe successo nel frattempo?
È una diserzione determinata dai risultati — guai a dirlo? — oppure da un improvviso cambio di valutazione sulla situazione societaria?
Delle due l'una: o era sbagliato entrare allo stadio tre anni fa, oppure è sbagliato disertarlo oggi. Le alternative sono sostanzialmente due: (i) sono stati incoerenti nei principi, lasciando che categoria e risultati influenzassero la loro posizione, oppure (ii) hanno semplicemente capito oggi qualcosa che per molti era evidente già da anni.
2) Ma che modo è di organizzare una contestazione?
Senza un comunicato, senza una spiegazione, senza una linea chiara.
Prima annunciano che nei giorni successivi ci sarebbero state iniziative e chiamano a raccolta tutti i tifosi, invitandoli a farsi trovare pronti. Poi scompaiono completamente: non comunicano più nulla e lasciano che siano i più attenti a dedurre che la decisione sia quella di disertare le partite in casa, ma non quelle in trasferta. Il tutto senza alcun tentativo di costruire un approccio comune con gli altri tifosi.
Nel mezzo, quattro persone con uno striscione davanti alla sede della FIGC durante l'elezione di Malagò. Un'iniziativa simbolica, certo, ma senza alcun tentativo di mobilitare realmente la città per una manifestazione a Roma che avrebbe potuto avere tutt'altra risonanza.
In sintesi: contestano tra loro e per loro, senza che sia chiaro cosa vogliano realmente ottenere; non comunicano con l'esterno e non sono stati capaci di portare il problema a livello nazionale.
E questo, a mio avviso, è particolarmente grave perché lascia alla FIGC una libertà quasi assoluta nel decidere se e come intervenire sulla multiproprietà, soprattutto in assenza di una pressione politica e mediatica capace di creare ostacoli reali.
3) Sui contenuti della contestazione
La diserzione può avvenire in (almeno) due modalità: (i) mero boicottaggio economico oppure (ii) delegittimazione.
Il mero boicottaggio economico ha l'obiettivo di ridurre le entrate dirette della società, rendendo progressivamente sconveniente l'investimento economico da parte della Filmauro. È quello che stanno facendo gli Ultras disertando le partite in casa, ma non quelle in trasferta: da un punto di vista strettamente economico, infatti, la presenza dei tifosi in trasferta non genera ricavi materiali per la SSC Bari.
È, ad esempio, il tipo di protesta che può avere senso nel caso della Lazio, perché in quel contesto l'obiettivo è effettivamente quello di colpire economicamente la società.
La delegittimazione, invece, è qualcosa di completamente diverso: significa non riconoscere la SSC come il proprio Bari.
Vorrebbe dire smettere completamente di seguire il calcio giocato (sì, anche in trasferta) e concentrarsi esclusivamente sul piano politico, con contestazioni settimanali a Bari, a Roma, davanti alla sede della Filmauro e della FIGC, coinvolgere altre tifoserie sul territorio, inventare qualsiasi iniziativa capace di mantenere il tema costantemente al centro dell'attenzione pubblica a livello nazionale.
Avrebbe la funzione di rendere evidente, soprattutto fuori Bari, l'inaccettabilità della situazione e l'assenza di un vero progetto calcistico sotto il regime di multiproprietà. Sarebbe, soprattutto, il modo più efficace per esercitare pressione sulla FIGC e per trasformare una vicenda locale in una questione nazionale.
La prima opzione poteva avere senso tre anni fa, prima di Malagò e prima di Lotito alla Reggina. Avrebbe potuto contribuire a creare le condizioni per anticipare il 2028. Ma anche in questo caso ci si è arrivati con un ritardo evidente.
La seconda opzione, invece, servirebbe oggi.
Chissà se ci arriveranno nel 2027, quando ormai i giochi saranno fatti e la riforma sarà già compiuta.
***
Se il calcio a Bari morirà definitivamente, chi aveva la responsabilità di rappresentare Bari e di coordinare la tifoseria dovrà assumersi una parte importante di quella responsabilità.
La cosa che più mi infastidiva della mancata diserzione negli anni scorsi era la consapevolezza che, prima o poi, sarebbe inevitabilmente arrivata. La domanda, quindi, è semplice: perché non farla tre anni fa, due anni fa o l'anno scorso? Che cosa è cambiato oggi? E soprattutto: che cosa si aspettavano sarebbe successo nel frattempo?
È una diserzione determinata dai risultati — guai a dirlo? — oppure da un improvviso cambio di valutazione sulla situazione societaria?
Delle due l'una: o era sbagliato entrare allo stadio tre anni fa, oppure è sbagliato disertarlo oggi. Le alternative sono sostanzialmente due: (i) sono stati incoerenti nei principi, lasciando che categoria e risultati influenzassero la loro posizione, oppure (ii) hanno semplicemente capito oggi qualcosa che per molti era evidente già da anni.
2) Ma che modo è di organizzare una contestazione?
Senza un comunicato, senza una spiegazione, senza una linea chiara.
Prima annunciano che nei giorni successivi ci sarebbero state iniziative e chiamano a raccolta tutti i tifosi, invitandoli a farsi trovare pronti. Poi scompaiono completamente: non comunicano più nulla e lasciano che siano i più attenti a dedurre che la decisione sia quella di disertare le partite in casa, ma non quelle in trasferta. Il tutto senza alcun tentativo di costruire un approccio comune con gli altri tifosi.
Nel mezzo, quattro persone con uno striscione davanti alla sede della FIGC durante l'elezione di Malagò. Un'iniziativa simbolica, certo, ma senza alcun tentativo di mobilitare realmente la città per una manifestazione a Roma che avrebbe potuto avere tutt'altra risonanza.
In sintesi: contestano tra loro e per loro, senza che sia chiaro cosa vogliano realmente ottenere; non comunicano con l'esterno e non sono stati capaci di portare il problema a livello nazionale.
E questo, a mio avviso, è particolarmente grave perché lascia alla FIGC una libertà quasi assoluta nel decidere se e come intervenire sulla multiproprietà, soprattutto in assenza di una pressione politica e mediatica capace di creare ostacoli reali.
3) Sui contenuti della contestazione
La diserzione può avvenire in (almeno) due modalità: (i) mero boicottaggio economico oppure (ii) delegittimazione.
Il mero boicottaggio economico ha l'obiettivo di ridurre le entrate dirette della società, rendendo progressivamente sconveniente l'investimento economico da parte della Filmauro. È quello che stanno facendo gli Ultras disertando le partite in casa, ma non quelle in trasferta: da un punto di vista strettamente economico, infatti, la presenza dei tifosi in trasferta non genera ricavi materiali per la SSC Bari.
È, ad esempio, il tipo di protesta che può avere senso nel caso della Lazio, perché in quel contesto l'obiettivo è effettivamente quello di colpire economicamente la società.
La delegittimazione, invece, è qualcosa di completamente diverso: significa non riconoscere la SSC come il proprio Bari.
Vorrebbe dire smettere completamente di seguire il calcio giocato (sì, anche in trasferta) e concentrarsi esclusivamente sul piano politico, con contestazioni settimanali a Bari, a Roma, davanti alla sede della Filmauro e della FIGC, coinvolgere altre tifoserie sul territorio, inventare qualsiasi iniziativa capace di mantenere il tema costantemente al centro dell'attenzione pubblica a livello nazionale.
Avrebbe la funzione di rendere evidente, soprattutto fuori Bari, l'inaccettabilità della situazione e l'assenza di un vero progetto calcistico sotto il regime di multiproprietà. Sarebbe, soprattutto, il modo più efficace per esercitare pressione sulla FIGC e per trasformare una vicenda locale in una questione nazionale.
La prima opzione poteva avere senso tre anni fa, prima di Malagò e prima di Lotito alla Reggina. Avrebbe potuto contribuire a creare le condizioni per anticipare il 2028. Ma anche in questo caso ci si è arrivati con un ritardo evidente.
La seconda opzione, invece, servirebbe oggi.
Chissà se ci arriveranno nel 2027, quando ormai i giochi saranno fatti e la riforma sarà già compiuta.
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Se il calcio a Bari morirà definitivamente, chi aveva la responsabilità di rappresentare Bari e di coordinare la tifoseria dovrà assumersi una parte importante di quella responsabilità.