(Gazzetta del Mezzogiorno) Si muove la classifica, si anima la speranza. Il Bari c'è. Anche se non brilla, a tratti soffre, qualche volta si incarta. Il problema è che davanti non c'è un avversario qualsiasi, ma un Perugia che legittimamente ambisce alla promozione. Partita bruttina, nervosa, tattica fino all'eccesso. Ma comunque gestita con oculatezza. Insomma, una notte per ripartire. Con forza, carattere, umiltà. E tanto entusiasmo.
Carboni stavolta sorprende tutti. Un cambiamento (nel modulo e soprattutto nell'interpretazione) che, forse, nasce dall'annunciato forfait di Gazzi (problemi muscolari). Senza centimetri e chili nel vivo del gioco, il tecnico biancorosso opta per uno schieramento decisamente più prudente. Il 4-3-2-1 di Catanzaro viene accantonato per fare spazio ad un 4-5-1 abbastanza bloccato. Il cambiamento non è tanto nei numeri e nella vocazione dei singoli, perché dietro Santoruvo ci sono La Vista e Goretti, due che al pallone danno del «tu». La metamorfosi, piuttosto, nasce dall'interpretazione. L'atteggiamento insolitamente passivo. Il Bari sceglie di aspettare, lasciando al Perugia il compito di fare la partita e l'onere della gestione del pallone.
La Vista e Scaglia sono gli esterni a cui Carboni chiede di «alzarsi» a sostegno di Santoruvo, che nella morsa dei centrali umbri è il solito splendido combattente. Tra le teoria e la pratica, però, un mare di difficoltà. Nel presidio degli spazi e nella ricerca della profondità.
La squadra è «bassa», fa fatica a sviluppare gioco. Troppa grazia per Baiocco e compagni che, quasi mai «pressati», cominciano a tessere la tela. La superiorità ospite è più territoriale che sostanziale, ma comunque c'è. E si traduce nel vantaggio perugino (24'). L'azione che sblocca la partita, pur bella nel suo sviluppo, mette a nudo gli attuali limiti di tenuta della difesa biancorossa. Imperdonabile la leggerezza con la quale si consente a Mascara di imbeccare Sedivec e all'attaccante ceco di rifinire per l'accorrente Del Vecchio. Sì, sempre lui. Il centrocampista barlettano che sembra avere un conto aperto con il Bari (due gol l'anno scorso con la maglia del Catania).
Tutto troppo facile per passare inosservato. Ma tant'è. Il merito del Bari sta nella capacità di restare aggrappato alla partita, senza snaturare il proprio assetto tattico ma cercando, quello sì, di alzare il baricentro della propria azione. Il cambiamento è lento, graduale. Comunque «leggibile». Premiato con tempismo dal gol del pareggio (27'), che esalta le qualità acrobatiche di Santoruvo (inzuccata in torsione, su azione da angolo) poco dopo un provvidenziale salvataggio di Stendardo, in affannoso recupero su Scaglia.
I pugliesi riprendono coraggio, la circolazione del pallone più fluida, l'occupazione del rettangolo di gioco efficace. La partita non ha più un «padrone». Più semplicemente si gioca ad armi pari. Come racconta la cronaca. Prima una mischia furibonda davanti a Kalac (39'), dopo il solito schema su punizione (Carrus per Scaglia). Bianconi non ci arriva di un filo, Sibilano perde l'attimo per calciare. Poi un assolo firmato Ferreira (46'), sul quale Gillet ricorda a tutti di essere un vero numero uno.
Subito una novità in avvio di ripresa. Colantuono sostituisce Do Prado con Ferreira, ma tatticamente cambia poco. Come d'altronde la partita, che continua a viaggiare su binari di sostanziale equilibrio. Non la comanda il Perugia, incapace di alzare il ritmo in fase di possesso. Non la domina il Bari, più coraggioso rispetto alla prima parte di gara, ma comunque preoccupato di garantire la giusta copertura alla difesa. Un raid di Ferrigno (7'), spaventa Gillet. Una rasoiata di Carrus (15') tiene desto il gigantesco Kalac. Non il massimo della vita, almeno per chi dagli spalti non ha voglia di accontentarsi.
Ora la sfida è nervosa, a tratti rissosa. C'è Del Vecchio in tutte le mischie, rancoroso fino a sfiorare il patetico. Molta «legna» e poco gioco. Con il tempo che scorre inesorabile. E le squadre sempre più affascinate dalla prospettiva di tornare a casa senza ferite da leccare. L'ultimo ad arrendersi è Santoruvo, che prima va vicino al gol dopo l'ennesimo corpo a corpo vinto, poi reclama un rigore che sembra esserci (trattenuta di Stendardo).
Ma è tardi. Le gambe pesano come macigni. Insomma, pari e patta. Un punto di speranza. Soprattutto, da non buttare via. Prezioso più di quanto qualcuno possa credere.
19/09/04 - Bari, il prezioso primo passo
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