(Gazzetta del Mezzogiorno) In fondo era quello che più gli premeva. Un risultato positivo per cambiare il corso delle cose. Punticino di sostanza, non il massimo della vita ma sicuramente un'iniezione di fiducia. Il Bari corre, soffre, arranca, si agita. Alla fine porta a casa un pari che pare legittimo. E Carboni se lo gusta tutto, senza giri di parole. Com'è nel suo stile.
«Da tempo vado ripetendo che questa squadra deve imparare a soffrire - attacca il mister aretino - perché solo soffrendo possiamo sperare di porre le basi per una stagione positiva. Due mesi, due mesi a denti stretti, poi vedrete che il Bari saprà farsi rispettare da tutti. L'importante, evidentemente, è muovere la classifica, mettere fieno in cascina. Certo, una vittoria ci avrebbe rilanciato alla grande, ma io questo punto non lo butto certo dalla finestra. Forse avete dimenticato chi avevamo di fronte? Credete a me, il Perugia lotterà fino alla fine per un posto in serie A. E noi gli abbiamo concesso poco».
Carboni spiega l'avvio balbettante, quel Bari così schiacciato all'indietro.
«Siamo entrati in campo con la paura - racconta - troppa tensione per una partita importante, forse anche delicata. I ragazzi sono stati troppo passivi, gli esterni "bassi", poca voglia di alzare le linee. Ci siamo consegnati al Perugia, che gestiva il pallone a piacimento. Provvidenziale il loro gol. Ci ha svegliato. Da quel momento è stato un altro Bari. Non travolgente, ma decisamente più presentabile. Nella ripresa abbiamo fatto abbastanza bene. La partita, però, a quel punto si poteva vincere solo con un episodio. Ne abbiamo costruiti due o tre. Ma non era aria, evidentemente. Santoruvo giura che ci fosse rigore, poi Pagana è stato fermato a tu per tu col portiere per un fuorigioco che onestamente non saprei giudicare. Insomma, si poteva anche vincere. Abbiamo fatto qualcosina in più noi, almeno nella seconda parte di gara».
Qualche accenno ai singoli. Impossibile far finta di niente di fronte ad un sontuoso Santoruvo. «Vincenzo è stato grande - dice Carboni con aria convinta .- lì davanti era spesso solo. Eppure è stato un gigante. So cosa può darmi, lui raramente mi tradisce. Questo, però, non vuol dire che per gli altri la strada stia sbarrata, anzi. Mancano quaranta partite, avrò bisogno di tutti. Ecco, spero che quei calciatori che oggi si sentono a pezzi psicologicamente sappiano tramutare questa rabbia in gol e prestazioni».
E sui cambi, tutti improntati agli equilibri di squadra. «Conoscete la storia della coperta - sorride il mister biancorosso - se la tiri da un lato si scopre l'altro. La realtà è che ho parecchia gente che non è al massimo. Ho anche pensato di inserire Motta, poi però l'andamento della partita me lo ha sconsigliato. Anche io, in momenti come questo, devo imparare ad essere meno impulsivo. Anche a me sarebbe piaciuto inseguire la vittoria con maggiore convinzione, ma devo tener conto di tutto. Due punte più La Vista, Carrus, Scaglia, Goretti... beh, di questi tempi è un lusso che non mi posso permettere».
19/09/04 - Carboni si accontenta: "Troppa tensione"
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