(Gazzetta del Mezzogiorno)
«Questa volta non ho mica fatto loro i complimenti. Assolutamente no. Non è giusto toccare il fondo per poi dimostrare di saper giocare a pallone». Il Vincenzo Matarrese-pensiero che non ti aspetti. Il presidente piomba al «San Nicola» quando le prime ombre della sera calano sul campo. Nessuna elargizione nei confronti della squadra, tutt'altro: «Sono molto arrabbiato con i giocatori, altro che storie. C'è bisogno di arrivare a quel punto prima di rialzarsi? A Catania hanno fatto una bella partita, si poteva vincere anche più nettamente. Adesso speriamo che pure in casa si riesca a rompere il ghiaccio: ma giocando così, sono convinto che ce la faremo». Dalla «semi-incazzatura» del presidente, alle parole di Carboni. Il tecnico non si lascia prendere la mano e dopo i tre giorni trascorsi nella quiete della sua famiglia, rilegge con cautela la vittoria di Catania. Maneggiare con cura, insomma, per evitare illusioni. Il tecnico toscano sa perfettamente che i tre punti conquistati in Sicilia non rappresentano assolutamente la soluzione a tutti i problemi. E lo dice apertamente: «Un colpo che risolleva il morale, ma non dobbiamo pensare di aver risolto tutti nostri guai. Il Bari deve procedere a piccoli passi, i problemi che avevamo prima non sono stati improvvisamente cancellati dalla notte catanese. Diciamo che è stata un'altra risposta avuta da questo gruppo. Non è la prima, intendiamoci. Non cambia il mio modo di vedere le cose: si deve restare nel gruppone, soffrire, perché poi questa squadra, con tutti i problemi che ha avuto, potrà soltanto crescere». Sembrerà strano, perché solitamente accade il contrario. Ma questo Bari, che in trasferta viaggia ad un buon ritmo, ha la necessità di cercare e trovare la svolta, la probabile svolta, violando il proprio campo, quel San Nicola che ha «visto» l'ultimo «1» nello spareggio contro il Venezia. Chissà che il primo successo interno, non rappresenti una grande iniezione di fiducia per la truppa biancorossa. «Chiederò di giocare sempre fuori casa - racconta scherzosamente il tecnico aretino - perché qui, purtroppo, ci portiamo dietro paure incredibili, figlie di annate andate male. Speriamo di fare qualcosa di più in casa... C'è da superare una sorta di barriera psicologica. Ci proponiamo con un atteggiamento mentale diverso da quello che gettiamo sul campo in trasferta. Magari un avvio di stagione un po' più fortunato, mi riferisco alle partite interne, ci avrebbe sbloccato. Invece il dover inseguire a tutti i costi i primi tre punti, finisce per essere un peso. Ecco perché predico tranquillità e serenità. Sono convinto che questi ragazzi non potranno che migliorare». Il modulo tattico adottato in Sicilia è parso, fino ad oggi, quello maggiormente «digerito» dal Bari. Sia nel primo che nel secondo tempo il centrocampo a cinque uomini (Carrus e Goretti più liberi di inventare rispetto a Gazzi) ha garantito una presenza costante del gioco biancorosso. La variabile del numero di punte (una nei primi 45'; due nella ripresa) un espediente in più per mettere in difficoltà l'avversario. Se solo ci fosse stata più concretezza, si sarebbero evitate le sofferenze del finale: «È una soluzione - commenta l'allenatore - che ci può dare vantaggi in alcune circostanze, vedrò se sarà il caso di riproporre lo stesso schema domenica. Al di là del modulo, il Bari non può fare a meno di determinazione e cattiveria per sopperire alle attuali difficoltà. Ho sempre detto che non voglio andare a caccia di attenuanti, ma pure ho provato a spiegare che per noi si trattava di recuperare qualche giocatore sul piano della condizione: Goretti (si è procurato una sublussazione del perone della gamba destra: è in forse, ndr), ad esempio, non è più quello della partita contro il Genoa, ha lavorato sodo, seguendo un programma differenziato, per noi è importantissimo. Così come Scaglia: ci raggiunse in ritiro con una spalla in disordine, ha svolto per 40 giorni allenamenti differenziati, l'ho lanciato nella mischia quasi senza preparazione. Analizzando a 360 gradi, credo che non si possano lasciare fuori queste situazioni. Così come Brioschi, che adesso è più pronto: non abbiamo risolto tutti i problemi neanche lì dietro, ma sicuramente ne abbiamo qualcuno in meno. Atleticamente non tutti i ragazzi sono allo stesso livello». Meriti e demeriti come al solito si mescolano davanti ad una vittoria, ma da Catania è tornato un Bari più compatto e reattivo. Questione di moduli o di uomini, forse di entrambi, la discussione è lecita ed aperta. Impossibile non sottolineare al prestazione di Gigi Anaclerio davanti, così come il miglior rendimento di Doudou da centrale. Fermo restando che non tutta la crescita è dipesa solo ed esclusivamente da loro, perché se il collettivo non risponde è inutile girare attorno: «Molto bene Gigi davanti, ma non deve fermarsi qui... Deve proseguire e migliorare. Doudou ha grandi mezzi atletici, gli occorre un pizzico di concentrazione in più. Ma la formazione la decidono loro, i ragazzi, allenandosi bene. Chi non ci dà dentro, finisce in tribuna».
03/11/04 - Matarrese, niente applausi al Bari
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