20/11/04 - Bari, la nuova vita di Anaclerio
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20/11/04 - Bari, la nuova vita di Anaclerio
(Gazzetta del Mezzogiorno)
Erano in tanti a domandarsi che fine avesse fatto. Tanti a non capire come uno col suo talento non riuscisse a ritagliarsi uno spazio importante. Luigi Anaclerio è tornato. Forte, sicuro di sè, ambizioso. Non lo hanno fiaccato le panchine, non lo hanno «ammazzato» le tante tribune. Bravo lui a non mollare, bravo Carboni a tenerlo sempre in «caldo» (l'allenatore toscano non ha mai dubitato della sua bravura, tutt'alpiù gli chiedeva maggiore presenza dal punto di vista della cattiveria e del carattere), ma bravo anche il preparatore atletico Falasca a non perderlo mai di vista. Il suo momento è arrivato. A Catania, in quella che potrebbe definirsi la trasferta della svolta. Con Carboni praticamente all'ultima spiaggia ed il Bari chiamato a dare risposte importanti. Non solo all'allenatore. «Gino» l'ha presa di petto, giocando il «suo» calcio senza pensare all'importanza della posta in palio. Unica punta, terminale offensivo di una squadra che soffre terribilmente negli ultimi sedici metri (peggior attacco della cadetteria). Ruolo delicato, di grandissima responsabilità, che Anaclerio ha interpretato con coraggio e personalità. Provando a fare quello che fino ad allora Carboni chiedeva a Santoruvo (la sua è tutto tranne che una bocciatura, anche perché il ragazzo di Bitonto ha quasi sempre giocato su buoni livelli). E cioè, la punta di raccordo, l'uomo boa nel cuore delle difese avversarie. Tenendo palla e cercando la profondità. «Sono felice - ammette il mancino nato nel rione San Paolo - ma quello che più mi dà gioia è il Bari. Finalmente la squadra sta raccogliendo per ciò che semina. Sette punti in tre partite rappresentano un bottino importante, soprattutto indicativo di un radicale cambiamento di tendenza. Ora sbagliamo di meno, c'è più attenzione e gli equilibri tattici ne hanno risentito, in positivo naturalmente. Evidentemente questi tre risultati non hanno il potere di farci sentire guariti. Siamo in crescita, questo sì. Ma basta dare un'occhiata alla classifica per rendersi conto di come ci sia ancora tanto da fare. A cominciare dalla partita contro la Salernitana, uno scontro diretto che vale doppio». «Non so cosa Carboni abbia in mente, non so nemmeno se mi farà giocare - aggiunge l'attaccante barese - io dico che l'importante è dare continuità ai risultati. Non possiamo fermarci più, anche se sappiamo bene come la Salernitana sia un avversario da prendere con le molle. Fuori casa hanno uno «score» abbastanza negativo (un solo punto in sei partite, ndr), ma Gregucci dispone di uomini in grado di fare la differenza. La realtà è che ci vorrà un grande Bari per vincere. In tutti i reparti. La difesa, prima di tutto. Non prendere gol è fondamentale, anche se nessuno nega come lì davanti ci si debba dare una mossa. Segnamo pochissimo, ma sono certo che presto le cose cambieranno. Io con Santoruvo? Ripeto, il mister è bravissimo a tenere tutti sulla corda. In settimana prova sempre più di uno schieramento. Impossibile tentare di capire. Una cosa è certa: con Vincenzo non c'è alcun problema, con lui possiamo formare una coppia ben assortita. Anche perché a me piace giocare qualche metro più dietro, dove spesso trovo più spazi, soprattutto quando davanti mi ritrovo un "animale" come Vincenzo che non sta mai fermo». Risultati e prestazioni a parte, si vede lontano un miglio che il Luigi Anaclerio di oggi è un altro giocatore. Nella testa, soprattutto nell'umore. Scherza con tutti e sorride dolcemente anche quando il professor Falasca sentenzia tra il serio e il faceto: «Contro la Salernitana segna lui. Oggi gli ho fatto mangiare un risotto portafortuna...». «Sì, ce l'hanno spacciato per risotto ai funghi porcini e invece era ai carciofi. Ma va bene lo stesso...», ribatte Gino prima di concedersi una doccia rilassante. Davanti al campo dell'antistadio (palestra e campo la razione di ieri: si è allenato Goretti, un pestone per Scaglia), insomma, un'atmosfera rilassata. C'è la figlioletta di mister Carboni che esibisce una fiammante maglietta rossa: «È una scommessa vinta con Santoruvo: prima di Bari-Perugia gli disse, se segni me la regali. Speriamo sia così anche domenica (domani, ndr)». Un'anticipazione sulla formazione? Macché. Nemmeno il tempo di pensarlo e Carboni aggiunge: «Anche se non so se lo faccio giocare...». Poi un tifoso sempre presente, che con l'allenatore di Arezzo ha un feeling particolare. Incrocia Carboni e gli regala due taralli: «Vengono da San Giovanni Rotondo. Li mangi pure, sono benedetti...». E chissà che non portino bene per davvero. Ne ha bisogno Carboni, ne ha bisogno soprattutto il Bari.
Erano in tanti a domandarsi che fine avesse fatto. Tanti a non capire come uno col suo talento non riuscisse a ritagliarsi uno spazio importante. Luigi Anaclerio è tornato. Forte, sicuro di sè, ambizioso. Non lo hanno fiaccato le panchine, non lo hanno «ammazzato» le tante tribune. Bravo lui a non mollare, bravo Carboni a tenerlo sempre in «caldo» (l'allenatore toscano non ha mai dubitato della sua bravura, tutt'alpiù gli chiedeva maggiore presenza dal punto di vista della cattiveria e del carattere), ma bravo anche il preparatore atletico Falasca a non perderlo mai di vista. Il suo momento è arrivato. A Catania, in quella che potrebbe definirsi la trasferta della svolta. Con Carboni praticamente all'ultima spiaggia ed il Bari chiamato a dare risposte importanti. Non solo all'allenatore. «Gino» l'ha presa di petto, giocando il «suo» calcio senza pensare all'importanza della posta in palio. Unica punta, terminale offensivo di una squadra che soffre terribilmente negli ultimi sedici metri (peggior attacco della cadetteria). Ruolo delicato, di grandissima responsabilità, che Anaclerio ha interpretato con coraggio e personalità. Provando a fare quello che fino ad allora Carboni chiedeva a Santoruvo (la sua è tutto tranne che una bocciatura, anche perché il ragazzo di Bitonto ha quasi sempre giocato su buoni livelli). E cioè, la punta di raccordo, l'uomo boa nel cuore delle difese avversarie. Tenendo palla e cercando la profondità. «Sono felice - ammette il mancino nato nel rione San Paolo - ma quello che più mi dà gioia è il Bari. Finalmente la squadra sta raccogliendo per ciò che semina. Sette punti in tre partite rappresentano un bottino importante, soprattutto indicativo di un radicale cambiamento di tendenza. Ora sbagliamo di meno, c'è più attenzione e gli equilibri tattici ne hanno risentito, in positivo naturalmente. Evidentemente questi tre risultati non hanno il potere di farci sentire guariti. Siamo in crescita, questo sì. Ma basta dare un'occhiata alla classifica per rendersi conto di come ci sia ancora tanto da fare. A cominciare dalla partita contro la Salernitana, uno scontro diretto che vale doppio». «Non so cosa Carboni abbia in mente, non so nemmeno se mi farà giocare - aggiunge l'attaccante barese - io dico che l'importante è dare continuità ai risultati. Non possiamo fermarci più, anche se sappiamo bene come la Salernitana sia un avversario da prendere con le molle. Fuori casa hanno uno «score» abbastanza negativo (un solo punto in sei partite, ndr), ma Gregucci dispone di uomini in grado di fare la differenza. La realtà è che ci vorrà un grande Bari per vincere. In tutti i reparti. La difesa, prima di tutto. Non prendere gol è fondamentale, anche se nessuno nega come lì davanti ci si debba dare una mossa. Segnamo pochissimo, ma sono certo che presto le cose cambieranno. Io con Santoruvo? Ripeto, il mister è bravissimo a tenere tutti sulla corda. In settimana prova sempre più di uno schieramento. Impossibile tentare di capire. Una cosa è certa: con Vincenzo non c'è alcun problema, con lui possiamo formare una coppia ben assortita. Anche perché a me piace giocare qualche metro più dietro, dove spesso trovo più spazi, soprattutto quando davanti mi ritrovo un "animale" come Vincenzo che non sta mai fermo». Risultati e prestazioni a parte, si vede lontano un miglio che il Luigi Anaclerio di oggi è un altro giocatore. Nella testa, soprattutto nell'umore. Scherza con tutti e sorride dolcemente anche quando il professor Falasca sentenzia tra il serio e il faceto: «Contro la Salernitana segna lui. Oggi gli ho fatto mangiare un risotto portafortuna...». «Sì, ce l'hanno spacciato per risotto ai funghi porcini e invece era ai carciofi. Ma va bene lo stesso...», ribatte Gino prima di concedersi una doccia rilassante. Davanti al campo dell'antistadio (palestra e campo la razione di ieri: si è allenato Goretti, un pestone per Scaglia), insomma, un'atmosfera rilassata. C'è la figlioletta di mister Carboni che esibisce una fiammante maglietta rossa: «È una scommessa vinta con Santoruvo: prima di Bari-Perugia gli disse, se segni me la regali. Speriamo sia così anche domenica (domani, ndr)». Un'anticipazione sulla formazione? Macché. Nemmeno il tempo di pensarlo e Carboni aggiunge: «Anche se non so se lo faccio giocare...». Poi un tifoso sempre presente, che con l'allenatore di Arezzo ha un feeling particolare. Incrocia Carboni e gli regala due taralli: «Vengono da San Giovanni Rotondo. Li mangi pure, sono benedetti...». E chissà che non portino bene per davvero. Ne ha bisogno Carboni, ne ha bisogno soprattutto il Bari.
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