Di Cesare sul mercato del Bari: "Cambiato tanto per uscire da loop negativo. Ferito da attacchi personali"
Il direttore sportivo del Bari, Valerio Di Cesare in mattinata è intervenuto in conferenza stampa per commentare la chiusura del mercato invernale e analizzare l'imminente trasferta contro il Mantova, in programma domani, sabato 7 febbraio alle 15.00.
Per Di Cesare si tratta della prima volta solo al comando, un ruolo che affronta con gratitudine verso il presidente Luigi De Laurentiis per la fiducia accordata in un momento complesso e verso l'ex direttore Giuseppe Magalini, per il percorso umano e professionale condiviso.
Sollecitato sulla sua posizione all'interno del club e sul perché sia rimasto dopo l'esonero di Magalini, Di Cesare ha precisato: "Io sono il direttore sportivo. Questa è una domanda che dovete porre al presidente perché è lui che ha deciso. Io non mi sono dato nessuna risposta perché ho pensato subito ed esclusivamente a lavorare, sapevo che c'era poco tempo e dovevamo cambiare tanto".
Una "mini-rivoluzione" per uscire dal tunnel
Il direttore ha descritto il mercato appena concluso come una vera e propria "mini-rivoluzione", resasi necessaria perché la squadra era entrata in una spirale negativa. "A un certo punto siamo entrati in un loop mentale negativo - ha spiegato Di Cesare -, e quindi abbiamo deciso di cambiare tanto, di portare facce nuove e gente fresca che potesse darci una mano".
Insieme all'allenatore, si è cercato di inserire calciatori funzionali a un’idea di calcio moderna, privilegiando dinamismo e corsa rispetto al puro aspetto tecnico. Secondo Di Cesare, infatti, il calcio oggi richiede "cattiveria" e quel "fuoco dentro" invocato da mister Longo: "Oggi il calcio è cambiato; non conta solo l'aspetto tecnico, oggi il calcio richiede corsa e freschezza".
Le difficoltà del mercato e i "no" ricevuti
Di Cesare non ha nascosto le criticità incontrate durante le trattative di gennaio, ammettendo che molti calciatori esperti hanno rifiutato la destinazione Bari, preferendo non lottare per la salvezza o non volendo spostare le proprie famiglie a metà stagione. Il direttore ha sottolineato quanto la posizione in classifica abbia pesato: "È difficile che giocatori che giocano in squadre per vincere vengano a giocare per una squadra che deve salvarsi". Nonostante ciò, si è detto soddisfatto dei nuovi arrivi, tra cui spiccano Odenthal, arrivato dalla Serie A, e il giovane Traorè, cercato per aggiungere fisicità e gamba al centrocampo.
“Ferito dagli attacchi personali”
Il passaggio dal campo alla scrivania ha amplificato il senso di responsabilità di Di Cesare verso quella che considera ormai la sua città. "Prima dipendeva da me perché ero in campo, ora sono i giocatori che vanno in campo - ha osservato, ribadendo però la sua totale dedizione -. Confermo quanto ho detto in passato, mi butterei nel fuoco per il Bari".
Il direttore non ha fatto mistero di essere rimasto ferito da alcuni attacchi ricevuti negli ultimi mesi che hanno travalicato l'aspetto professionale. "Mi è dispiaciuto sentire degli attacchi a livello umano - ha dichiarato con amarezza - perché penso di aver dimostrato quello che per me è Bari da calciatore. Ricevere certe offese è stato come ricevere delle coltellate".
"Bari non è per tutti"
Sul perché molti dei calciatori arrivati in estate non abbiano reso come ci si aspettava da loro, Di Cesare ha provato a rispondere, anche con l'esperienza di chi ha vissuto lo spogliatoio biancorosso per un decennio: "In questi miei 10 anni qui, quando si dice 'Bari non è per tutti' non è un'offesa. Purtroppo sono arrivati calciatori forti che non sono riusciti a performare. È successo anche a me da calciatore quando sono andato in altre piazze".
Le scelte di Vivarini e Mantovani
Il direttore non si è sottratto dal commentare alcune decisioni strategiche prese nei mesi scorsi. Ad esempio, sulla scelta di puntare su Vivarini anziché su Longo dopo l'esonero di Caserta, ha spiegato: "Era una persona che si conosceva e che per quel Bari, con quelle caratteristiche, si pensava potesse dare un contributo con le sue idee tecnico-tattiche. Purtroppo i risultati hanno detto il contrario".
Anche la partenza estiva di Mantovani, poi tornato a Bari nel mercato di gennaio, è stata motivata con ragioni puramente tecniche: "È stata una scelta condivisa con l'allenatore (Caserta ndr). Si era optato per una linea a quattro, un modo completamente diverso di giocare, e si è preferito prendere giocatori con caratteristiche diverse".
Le difficoltà dell'attacco
Riguardo al reparto offensivo, Di Cesare ha difeso i singoli, spostando l'attenzione sull'assetto di squadra: "Gli attaccanti? Giocando con un 3-4-2-1 abbiamo tre attaccanti per un posto. Concordo sul fatto che il nostro problema sia stato lo sviluppo della manovra, è stata più una questione di squadra". Ha inoltre confermato che gli attaccanti attuali restano di valore, avendo ricevuto anche richieste di mercato, e ha svelato un retroscena su Kouame: "Era un’opzione se non fosse andato in Serie A (l'ivoriano ha firmato oggi con i greci dell'Aris Salonicco), un’opzione in più da dare al mister nel reparto offensivo".
Focus sui singoli e verso Mantova
Durante l'incontro sono emersi dettagli importanti su alcuni elementi della rosa: per quanto concerne Dorval, la società sta lavorando per l'adeguamento del contratto e sono attese novità a breve. Sulla cessione di Castrovilli, invece, nonostante la stima, si è deciso di privarsene per cercare caratteristiche diverse: "Gaetano è un grande calciatore, ma si è deciso di prendere profili differenti vista la nostra posizione".
Partipilo, rimasto in biancorosso, invece, non farà parte del progetto tecnico per scelte numeriche e tattiche. Il ds, inoltre, ha rassicurato relativamente alle condizioni fisiche dei nuovi acquisti, quasi tutti pronti per scendere in campo, a eccezione di Artioli.
A Mantova serve un Bari combattivo
Per la prossima sfida, molto importante in ottica salvezza, Di Cesare non vuole vedere una squadra timorosa: "Il Bari deve affrontare tutte le partite come ha affrontato i primi 60 minuti con il Palermo. Deve essere un Bari combattivo, cattivo, con un'identità: deve accorciare, duellare e vincere i duelli". La priorità assoluta rimane la classifica, senza spazio per distrazioni future: "Oggi l'obiettivo purtroppo è la salvezza e dobbiamo in tutti i modi riuscire a salvarci. Sono talmente concentrato per Mantova che tutto il resto per me è il nulla".
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