Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
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Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
Egregio dott. Luigi De Laurentiis,
scriverLe quasi al termine dell’ennesima stagione del Bari chiusa tra delusione, confusione e una costante sensazione di sciatteria non è semplice. Non lo è per chi ama questi colori; ma, soprattutto, non dovrebbe esserlo per chi della società che li fa vestire è amministratore unico.
I risultati sportivi – che non necessitano di commenti enfatici – raccontano di un Bari senza una direzione chiara, senza un progetto percepibile, improntato a un preoccupante “tiriamo a campare” che non poteva che condurre dove purtroppo ci sta conducendo. E quando una città come Bari smette di chiedersi “quando torneremo grandi” e inizia a domandarsi “ma dove stiamo andando?”, significa che qualcosa si è spezzato.
Lei, dott. De Laurentiis, non è un dirigente qualunque. È un De Laurentiis, certo, ma è anche — o avrebbe potuto essere — qualcos’altro: il dirigente capace di dimostrare di non vivere di sola eredità, il manager disposto a camminare con le proprie gambe, assumendosi fino in fondo il peso delle decisioni.
Nel dibattito pubblico è emersa più volte, anche per dichiarazioni attribuite a Suo padre, l’idea che il Bari sia un bene di second’ordine, una realtà che non merita investimenti progettuali ed emotivi veri. Questa percezione non nasce dal nulla. Nasce anche da parole pronunciate in sedi tutt’altro che marginali, come il Senato della Repubblica, dove del Bari non si è parlato in termini di futuro, ambizione o crescita, ma come di una presenza destinata a durare “fino al 2028” e poi, forse, a svanire.
Nasce anche da quella infelicissima definizione di Bari come “seconda squadra”, dalla quale Lei ebbe il merito — va riconosciuto — di prendere pubblicamente le distanze.
Ed è qui il punto: quella dissociazione è rimasta un gesto isolato.
Alle parole non sono seguiti fatti capaci di restituire al Bari autonomia, centralità e dignità sportiva. Così, ciò che allora apparve come un atto di responsabilità rischia oggi di essere ricordato come una parentesi, non come l’inizio di una traiettoria diversa.
Eppure l’occasione era unica: smentire quella percezione. Dimostrare che il Bari non fosse una casella da occupare, ma una responsabilità da onorare. Che non fosse un palcoscenico minore, ma una piazza esigente, competente, viva.
Innegabilmente, il Bari Le ha dato una visibilità che prima non aveva. È accaduto perché questa città amplifica tutto: entusiasmi e delusioni, illusioni e disincanti. Ma quella fiducia iniziale, magari prudente e persino scettica, oggi appare largamente tradita. Non per una singola stagione storta, bensì per una gestione che ha progressivamente svuotato di senso l’idea stessa di progetto, portando il Bari pericolosamente a flirtare con scenari che questa piazza conosce fin troppo bene: le soglie della Serie C.
Per questo, paradossalmente, Le rivolgo un invito che suonerà provocatorio: si dimetta.
Non come ammissione di fallimento, ma come gesto di autonomia. Come atto raro nel calcio italiano: quello di chi sceglie di farsi da parte quando comprende di non essere — più, o forse mai — la persona giusta per guidare una comunità sportiva.
Sarebbe il modo più chiaro per dimostrare che Lei non è soltanto “il figlio di”, ma una persona dotata di una propria spina dorsale. Una persona capace di capire che il Bari merita di più: più presenza, più visione, più rispetto. E che la SSC Bari non è soltanto una società da cui ricavare un titolo, un incarico o — mi permetta l’ironia — l’emolumento di amministratore.
Bari non chiede miracoli.
Chiede solo di non sentirsi irrilevante.
Con amarezza, ma con la dignità che questa maglia impone.
Un tifoso del Bari
scriverLe quasi al termine dell’ennesima stagione del Bari chiusa tra delusione, confusione e una costante sensazione di sciatteria non è semplice. Non lo è per chi ama questi colori; ma, soprattutto, non dovrebbe esserlo per chi della società che li fa vestire è amministratore unico.
I risultati sportivi – che non necessitano di commenti enfatici – raccontano di un Bari senza una direzione chiara, senza un progetto percepibile, improntato a un preoccupante “tiriamo a campare” che non poteva che condurre dove purtroppo ci sta conducendo. E quando una città come Bari smette di chiedersi “quando torneremo grandi” e inizia a domandarsi “ma dove stiamo andando?”, significa che qualcosa si è spezzato.
Lei, dott. De Laurentiis, non è un dirigente qualunque. È un De Laurentiis, certo, ma è anche — o avrebbe potuto essere — qualcos’altro: il dirigente capace di dimostrare di non vivere di sola eredità, il manager disposto a camminare con le proprie gambe, assumendosi fino in fondo il peso delle decisioni.
Nel dibattito pubblico è emersa più volte, anche per dichiarazioni attribuite a Suo padre, l’idea che il Bari sia un bene di second’ordine, una realtà che non merita investimenti progettuali ed emotivi veri. Questa percezione non nasce dal nulla. Nasce anche da parole pronunciate in sedi tutt’altro che marginali, come il Senato della Repubblica, dove del Bari non si è parlato in termini di futuro, ambizione o crescita, ma come di una presenza destinata a durare “fino al 2028” e poi, forse, a svanire.
Nasce anche da quella infelicissima definizione di Bari come “seconda squadra”, dalla quale Lei ebbe il merito — va riconosciuto — di prendere pubblicamente le distanze.
Ed è qui il punto: quella dissociazione è rimasta un gesto isolato.
Alle parole non sono seguiti fatti capaci di restituire al Bari autonomia, centralità e dignità sportiva. Così, ciò che allora apparve come un atto di responsabilità rischia oggi di essere ricordato come una parentesi, non come l’inizio di una traiettoria diversa.
Eppure l’occasione era unica: smentire quella percezione. Dimostrare che il Bari non fosse una casella da occupare, ma una responsabilità da onorare. Che non fosse un palcoscenico minore, ma una piazza esigente, competente, viva.
Innegabilmente, il Bari Le ha dato una visibilità che prima non aveva. È accaduto perché questa città amplifica tutto: entusiasmi e delusioni, illusioni e disincanti. Ma quella fiducia iniziale, magari prudente e persino scettica, oggi appare largamente tradita. Non per una singola stagione storta, bensì per una gestione che ha progressivamente svuotato di senso l’idea stessa di progetto, portando il Bari pericolosamente a flirtare con scenari che questa piazza conosce fin troppo bene: le soglie della Serie C.
Per questo, paradossalmente, Le rivolgo un invito che suonerà provocatorio: si dimetta.
Non come ammissione di fallimento, ma come gesto di autonomia. Come atto raro nel calcio italiano: quello di chi sceglie di farsi da parte quando comprende di non essere — più, o forse mai — la persona giusta per guidare una comunità sportiva.
Sarebbe il modo più chiaro per dimostrare che Lei non è soltanto “il figlio di”, ma una persona dotata di una propria spina dorsale. Una persona capace di capire che il Bari merita di più: più presenza, più visione, più rispetto. E che la SSC Bari non è soltanto una società da cui ricavare un titolo, un incarico o — mi permetta l’ironia — l’emolumento di amministratore.
Bari non chiede miracoli.
Chiede solo di non sentirsi irrilevante.
Con amarezza, ma con la dignità che questa maglia impone.
Un tifoso del Bari
Vale la pena di sperimentare anche l'ingratitudine, per trovare un uomo riconoscente (Lucio Anneo Seneca)
Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
Parto dalla tua ultima frase: "Bari non chiede miracoli. Chiede solo di non sentirsi irrilevante."Oudeis ha scritto: lun apr 27, 2026 15:34 Egregio dott. Luigi De Laurentiis,
scriverLe quasi al termine dell’ennesima stagione del Bari chiusa tra delusione, confusione e una costante sensazione di sciatteria non è semplice. Non lo è per chi ama questi colori; ma, soprattutto, non dovrebbe esserlo per chi della società che li fa vestire è amministratore unico.
I risultati sportivi – che non necessitano di commenti enfatici – raccontano di un Bari senza una direzione chiara, senza un progetto percepibile, improntato a un preoccupante “tiriamo a campare” che non poteva che condurre dove purtroppo ci sta conducendo. E quando una città come Bari smette di chiedersi “quando torneremo grandi” e inizia a domandarsi “ma dove stiamo andando?”, significa che qualcosa si è spezzato.
Lei, dott. De Laurentiis, non è un dirigente qualunque. È un De Laurentiis, certo, ma è anche — o avrebbe potuto essere — qualcos’altro: il dirigente capace di dimostrare di non vivere di sola eredità, il manager disposto a camminare con le proprie gambe, assumendosi fino in fondo il peso delle decisioni.
Nel dibattito pubblico è emersa più volte, anche per dichiarazioni attribuite a Suo padre, l’idea che il Bari sia un bene di second’ordine, una realtà che non merita investimenti progettuali ed emotivi veri. Questa percezione non nasce dal nulla. Nasce anche da parole pronunciate in sedi tutt’altro che marginali, come il Senato della Repubblica, dove del Bari non si è parlato in termini di futuro, ambizione o crescita, ma come di una presenza destinata a durare “fino al 2028” e poi, forse, a svanire.
Nasce anche da quella infelicissima definizione di Bari come “seconda squadra”, dalla quale Lei ebbe il merito — va riconosciuto — di prendere pubblicamente le distanze.
Ed è qui il punto: quella dissociazione è rimasta un gesto isolato.
Alle parole non sono seguiti fatti capaci di restituire al Bari autonomia, centralità e dignità sportiva. Così, ciò che allora apparve come un atto di responsabilità rischia oggi di essere ricordato come una parentesi, non come l’inizio di una traiettoria diversa.
Eppure l’occasione era unica: smentire quella percezione. Dimostrare che il Bari non fosse una casella da occupare, ma una responsabilità da onorare. Che non fosse un palcoscenico minore, ma una piazza esigente, competente, viva.
Innegabilmente, il Bari Le ha dato una visibilità che prima non aveva. È accaduto perché questa città amplifica tutto: entusiasmi e delusioni, illusioni e disincanti. Ma quella fiducia iniziale, magari prudente e persino scettica, oggi appare largamente tradita. Non per una singola stagione storta, bensì per una gestione che ha progressivamente svuotato di senso l’idea stessa di progetto, portando il Bari pericolosamente a flirtare con scenari che questa piazza conosce fin troppo bene: le soglie della Serie C.
Per questo, paradossalmente, Le rivolgo un invito che suonerà provocatorio: si dimetta.
Non come ammissione di fallimento, ma come gesto di autonomia. Come atto raro nel calcio italiano: quello di chi sceglie di farsi da parte quando comprende di non essere — più, o forse mai — la persona giusta per guidare una comunità sportiva.
Sarebbe il modo più chiaro per dimostrare che Lei non è soltanto “il figlio di”, ma una persona dotata di una propria spina dorsale. Una persona capace di capire che il Bari merita di più: più presenza, più visione, più rispetto. E che la SSC Bari non è soltanto una società da cui ricavare un titolo, un incarico o — mi permetta l’ironia — l’emolumento di amministratore.
Bari non chiede miracoli.
Chiede solo di non sentirsi irrilevante.
Con amarezza, ma con la dignità che questa maglia impone.
Un tifoso del Bari
Questa chiusura vale più di cento analisi tattiche. Vale più di tutte le statistiche sulle sconfitte, più di tutti i commenti post-partita.
Perché nomina la ferita vera — non sportiva, non economica. Identitaria.
Una città che si sente irrilevante non è arrabbiata. È qualcosa di peggio: è delusa di se stessa. Ha smesso di credere che le cose che la riguardano abbiano importanza per chi le governa. Che il suo entusiasmo valga qualcosa. Che la sua fiducia meriti una risposta.
Quello è il danno reale che una gestione come quella descritta produce. Non la retrocessione in sé — le retrocessioni si recuperano. Ma l'erosione progressiva del senso di appartenenza. Quella è più lenta da ricostruire.
In questi anni, specie chi ha i capelli bianchi, abbiamo conosciuto presidenti di ogni tipo — ambiziosi, incompetenti, visionari, opportunisti.
Il peggiore non è quello che sbaglia. Il peggiore è quello che non si accorge cosa sta sbagliando, perché intorno a lui nessuno ha il coraggio — o la posizione — di dirglielo chiaramente.
Questa lettera nel suo piccolo è quel coraggio. Scritta senza odio, con la dignità di chi ama una cosa e non riesce più a tacere.
De Laurentiis la leggerà?
Forse.
La capirà?
Questa è la domanda che conta. E la risposta, come sempre, non è nelle parole. È nei fatti che verranno — o non verranno — dopo.
Lo sappiamo già.
Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
Bisogna solo ignorarli e lasciarli soli
"Sappiate amare la Bari. Sappiatela custodire e guardatela sempre con occhi innamorati. Ve lo scrive il vostro primo portiere, io" (Floriano Ludwig).
Bari, 16 Gennaio 1908
Bari, 16 Gennaio 1908
- fuori sede
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Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
Cercavo numeri precisi ma mi sono stancato di usare la xalcolatrice. Mi è venuta in soccorso l'' intelligenza artificiale che dice:
Dal 2020 ad oggi (aprile 2026), il Bari ha registrato un numero molto elevato di movimenti di mercato, coinvolgendo oltre 150-180 giocatori tra prestiti, acquisti definitivi e svincolati nelle varie stagioni tra Serie C e Serie B.
Numeri imbarazzanti che denotano una totale incompetenza di chi gestisce anche i soldi.
Il conto è semplice:
150 giocatori x 100.000 euro ( e mi sono tenuto basso) sono 15.000.000. E comprare 15 giocatori da 1.000.000 l'uno non sarebbe stato più facile?
Forse la scuola di ragioneria era chiusa o non funzionava la calcolatrice??
Dovete affogare nei Vs lucidi soldi, dovrete dare conto prima o poi a qualcuno è allora finalmente rideremo sogghignando anche noi.
Amen.
Dal 2020 ad oggi (aprile 2026), il Bari ha registrato un numero molto elevato di movimenti di mercato, coinvolgendo oltre 150-180 giocatori tra prestiti, acquisti definitivi e svincolati nelle varie stagioni tra Serie C e Serie B.
Numeri imbarazzanti che denotano una totale incompetenza di chi gestisce anche i soldi.
Il conto è semplice:
150 giocatori x 100.000 euro ( e mi sono tenuto basso) sono 15.000.000. E comprare 15 giocatori da 1.000.000 l'uno non sarebbe stato più facile?
Forse la scuola di ragioneria era chiusa o non funzionava la calcolatrice??
Dovete affogare nei Vs lucidi soldi, dovrete dare conto prima o poi a qualcuno è allora finalmente rideremo sogghignando anche noi.
Amen.
- Rosencratz
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Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
Caro amministratore delegato, mi prmetta di riassumere la lettere per andare incontro ai suoi numerosi impegni che le prendono molto del suo prezioso tempo:
SPARISCA E NON CI ROMPA PIÚ IL c***o.
Colgo l'occcasione per salutare suo padre con eguale stima e affetto.
SFLB
SPARISCA E NON CI ROMPA PIÚ IL c***o.
Colgo l'occcasione per salutare suo padre con eguale stima e affetto.
SFLB
«Chi insegna che non la ragione, ma l'amore sentimentale deve governare, apre la strada a coloro che governano con l'odio.» Karl Popper
http://www.solobari.it/forum/viewtopic. ... 24&hililit
Al 2028 ci arrivassero a spese loro!
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-
BariCatanzaro1972
- Fedelissimo

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Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
Game over!!!!
Andate a fare in culo! Stop
Andate a fare in culo! Stop
Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
Gigino deve dimettersi. Stai scherzando. Resterà a Bari finchè il padre non lo chiamerà a gestire il Napoli ed Edoardo lo manderà a Bari come presidente per sollazzare i tifosi baresi!Oudeis ha scritto: lun apr 27, 2026 15:34 Egregio dott. Luigi De Laurentiis,
scriverLe quasi al termine dell’ennesima stagione del Bari chiusa tra delusione, confusione e una costante sensazione di sciatteria non è semplice. Non lo è per chi ama questi colori; ma, soprattutto, non dovrebbe esserlo per chi della società che li fa vestire è amministratore unico.
I risultati sportivi – che non necessitano di commenti enfatici – raccontano di un Bari senza una direzione chiara, senza un progetto percepibile, improntato a un preoccupante “tiriamo a campare” che non poteva che condurre dove purtroppo ci sta conducendo. E quando una città come Bari smette di chiedersi “quando torneremo grandi” e inizia a domandarsi “ma dove stiamo andando?”, significa che qualcosa si è spezzato.
Lei, dott. De Laurentiis, non è un dirigente qualunque. È un De Laurentiis, certo, ma è anche — o avrebbe potuto essere — qualcos’altro: il dirigente capace di dimostrare di non vivere di sola eredità, il manager disposto a camminare con le proprie gambe, assumendosi fino in fondo il peso delle decisioni.
Nel dibattito pubblico è emersa più volte, anche per dichiarazioni attribuite a Suo padre, l’idea che il Bari sia un bene di second’ordine, una realtà che non merita investimenti progettuali ed emotivi veri. Questa percezione non nasce dal nulla. Nasce anche da parole pronunciate in sedi tutt’altro che marginali, come il Senato della Repubblica, dove del Bari non si è parlato in termini di futuro, ambizione o crescita, ma come di una presenza destinata a durare “fino al 2028” e poi, forse, a svanire.
Nasce anche da quella infelicissima definizione di Bari come “seconda squadra”, dalla quale Lei ebbe il merito — va riconosciuto — di prendere pubblicamente le distanze.
Ed è qui il punto: quella dissociazione è rimasta un gesto isolato.
Alle parole non sono seguiti fatti capaci di restituire al Bari autonomia, centralità e dignità sportiva. Così, ciò che allora apparve come un atto di responsabilità rischia oggi di essere ricordato come una parentesi, non come l’inizio di una traiettoria diversa.
Eppure l’occasione era unica: smentire quella percezione. Dimostrare che il Bari non fosse una casella da occupare, ma una responsabilità da onorare. Che non fosse un palcoscenico minore, ma una piazza esigente, competente, viva.
Innegabilmente, il Bari Le ha dato una visibilità che prima non aveva. È accaduto perché questa città amplifica tutto: entusiasmi e delusioni, illusioni e disincanti. Ma quella fiducia iniziale, magari prudente e persino scettica, oggi appare largamente tradita. Non per una singola stagione storta, bensì per una gestione che ha progressivamente svuotato di senso l’idea stessa di progetto, portando il Bari pericolosamente a flirtare con scenari che questa piazza conosce fin troppo bene: le soglie della Serie C.
Per questo, paradossalmente, Le rivolgo un invito che suonerà provocatorio: si dimetta.
Non come ammissione di fallimento, ma come gesto di autonomia. Come atto raro nel calcio italiano: quello di chi sceglie di farsi da parte quando comprende di non essere — più, o forse mai — la persona giusta per guidare una comunità sportiva.
Sarebbe il modo più chiaro per dimostrare che Lei non è soltanto “il figlio di”, ma una persona dotata di una propria spina dorsale. Una persona capace di capire che il Bari merita di più: più presenza, più visione, più rispetto. E che la SSC Bari non è soltanto una società da cui ricavare un titolo, un incarico o — mi permetta l’ironia — l’emolumento di amministratore.
Bari non chiede miracoli.
Chiede solo di non sentirsi irrilevante.
Con amarezza, ma con la dignità che questa maglia impone.
Un tifoso del Bari
Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
Come essere sicuri che questa bellissima lettera dettata dal cuore raggiunga sicuramente il destinatario ?
Non credo che Gigino e suo babbo leggano i ns post su questo sito .
Hai provato a mandarla direttamente a lui ?
Tramite Instagram o il suo profilo LinkedIn ?
Io manderei una copia anche al duo Leccese / De Caro perché sono loro che se volessero potrebbero mettere la giusta pressione , e poi che si assumano le proprie responsabilità !
Grazie per le tue riflessioni
Non credo che Gigino e suo babbo leggano i ns post su questo sito .
Hai provato a mandarla direttamente a lui ?
Tramite Instagram o il suo profilo LinkedIn ?
Io manderei una copia anche al duo Leccese / De Caro perché sono loro che se volessero potrebbero mettere la giusta pressione , e poi che si assumano le proprie responsabilità !
Grazie per le tue riflessioni
Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
saro' molto sintetico e senza giri di parole: SCIA A F C. 
Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
Il problema di tutto ciò è il padre, se non sparisce lui vivremo sempre nell'anonimato e rischiamo di fare la fine di Reggina, Siena, Triestina
ANCHE IL MIO GATTO E' DUBBIOSO...E' UN CERTO-SI-NO!!!
ALBERT EINSTEIN: DUE COSE SONO INFINITE: L'UNIVERSO E LA STUPIDITA' DELLA MENTE UMANA, SOLO CHE SULLA PRIMA HO DEI DUBBI!!!
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Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
e dopo aver letto questa lettera gigino è corso in banca a farsi un bonifico da 25000 €
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Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
E già. Ieri era 27 e doveva versarsi lo stipendio mensile.u'pregamuert ha scritto:e dopo aver letto questa lettera gigino è corso in banca a farsi un bonifico da 25000 €
4/2/2015. Ciao Pierigno.
Questo è un blocco di testo che può essere aggiunto in fondo ai tuoi messaggi. Il limite caratteri è di 450.
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Re: Lettera aperta all'Amministratore Unico della SSC Bari
non servono 1000 parole