Guarda, il punto del tuo ragionamento che continuo a non condividere è l'equazione "previsione del rischio = dolo".saverio67 ha scritto: sab mag 30, 2026 10:59Mio caro, mi ero ripromesso di non rompere le palle oggi sul forum, e non scrivere nulla. Ma il tuo intervento è così ben fatto e scritto che mi induce a questa eccezione. Mi fa piacere parlarne. E, come dici tu, è una questione di emozione, o meglio di sensazione.nostalgico ha scritto:Grazie per la citazione fantozziana seppur memorabileSportivo Biancorosso ha scritto: sab mag 30, 2026 9:01Io sono dell'idea che, riguardo alle discussioni più svariate, fermo restando il diritto di pensarla nel modo che uno sente come più vicino alla propria percezione della realtà (d'altronde, non viene concesso anche ai terrapiattisti di poter dire la loro?), fa sempre molto piacere quando, in un forum, si leggono i commenti di persone che dimostrano realmente di conoscere ciò di cui stanno parlando. Complimenti, @nostalgico. Volendo fare un meme cinematografico, meriteresti ben più di 92 minuti di applausi.nostalgico ha scritto: sab mag 30, 2026 6:37 A mio avviso stai facendo una confusione importante tra concetti giuridici "dolo eventuale vs colpa cosciente" e valutazioni sportive.
I tre esempi riguardano tutti casi in cui il soggetto pone in essere una condotta che crea direttamente un rischio concreto per beni giuridici fondamentali come la vita.
Nel diritto penale, il dolo eventuale non significa semplicemente "accettare un rischio". Se fosse così, ogni imprenditore che investe male, ogni allenatore che schiera un modulo sbagliato o ogni amministratore che taglia i costi sarebbe automaticamente responsabile dell'esito negativo.
Il punto è un altro: occorre che il soggetto si rappresenti concretamente l'evento e, nonostante ciò, agisca ugualmente accettandone la possibile verificazione.
Nel caso del Bari, il ragionamento presenta almeno quattro problemi.
1. Confondi il rischio d'impresa con il dolo
Un presidente può scegliere una politica di contenimento dei costi.
Può essere una scelta sbagliata.
Può essere una scelta miope.
Può perfino essere una scelta negligente.
Ma non per questo diventa una scelta diretta a ottenere la retrocessione.
Nel calcio il nesso tra investimento e risultato è molto più incerto che nei casi penali citati. Ci sono squadre che spendono molto e retrocedono e squadre che spendono poco e si salvano.
2. La retrocessione non è una conseguenza inevitabile
Nel calcio il risparmio non produce automaticamente la retrocessione.
Tra la scelta economica e la retrocessione intervengono decine di fattori:
mercato;
allenatore;
rendimento dei giocatori;
infortuni;
episodi arbitrali;
risultati delle concorrenti.
Per questo il paragone è debole.
3. Manca il movente razionale
Se si vuole sostenere che la retrocessione sia stata "voluta", bisognerebbe spiegare perché.
Quale vantaggio avrebbe tratto la proprietà?
La retrocessione normalmente comporta:
minori ricavi;
minori sponsor;
svalutazione della rosa;
perdita di tifosi;
perdita di prestigio.
È difficile sostenere che un imprenditore desideri volontariamente distruggere valore economico senza indicare un beneficio alternativo.
4. I fatti sembrano compatibili con una diversa interpretazione
La proprietà potrebbe aver pensato:
"Con questo budget dovremmo riuscire comunque a salvarci."
Questa è una valutazione magari errata, ma è molto diversa da:
"Sappiamo che retrocederemo e accettiamo serenamente la retrocessione."
La prima è una previsione ottimistica o incompetente. La seconda è un'accettazione dell'evento.
E la differenza è enorme.
Un paragone più corretto
Se un imprenditore apre un ristorante, risparmia sul personale e poi fallisce, nessuno direbbe che ha "voluto" il fallimento.
Si dirà che:
ha gestito male;
ha fatto scelte sbagliate;
ha sottovalutato i rischi.
Nel calcio vale lo stesso principio.
Si può criticare la gestione della famiglia Luigi De Laurentiis sostenendo che sia stata insufficiente, poco ambiziosa o eccessivamente prudente sul piano economico. Ma trasformare una cattiva gestione in una retrocessione "dolosa" richiede un salto logico che gli esempi penali citati non dimostrano.
In sostanza, usi il linguaggio del diritto penale per sostenere una tesi sportiva. È una metafora sensazionalistica dal punto di vista polemico, ma giuridicamente non ha alcuna logica.![]()
Badate che ciò che sostiene Saverio l'ho compreso benissimo, ma solo sotto il profilo emozionale. Quando si fanno dei parallelismi con il penale però bisogna fermarsi e ragionare su aspetti concreti
Ovviamente non parlo di reati penalmente rilevanti, poiché siamo su altri piani.
Certamente il fallimento è sempre possibile. Apri appunto un ristorante ma poi la gente non ci viene. Allestisci una squadra e purtroppo si retrocede. Appendi un quadro, e purtroppo cade perché era l'unico chiodo difettoso.
E ovviamente appunto ciò che conta è la coscienza (la rappresentazione) di ciò che può accadere. Nella tua mente hai avuto modo di rappresentarti che andando avanti così può succedere qualcosa di brutto?
Decidi di risparmiare? Giusto, fai bene. Ma se compri cibo scaduto per risparmiare te lo rappresenti di sicuro che potrebbe essere andato a male e che magari se lo mangia qualcuno con lo stomaco sensibile può avere dei malori. Potrebbe accedere o non accedere. Ma se accade, non è colpa, è dolo. Non hai nulla contro quel cliente e l'ultimo dei tuoi intenti era spedire un cliente qualunque alla guardia medica. Ma è dolo lo stesso.
Magari succede pure che una sera che servi quella roba, la gente lascia il cibo e dice al cameriere che ha un cattivo sapore. Nessuno è stato male per fortuna. Ma il giorno dopo fai di nuovo la spesa in quel modo per risparmiare. E succede daccapo che la gente lascia il cibo e dice che ha un cattivo sapore. E il terzo giorno, vai a fare la spesa daccapo e di nuovo vai a risparmio comprando robaccia. A metà della serata c'è già gente che lascia il cibo e dice che non è buono. Hai una possibilità: andare a casa, prendere la roba buona e portarla al ristorante. Certo, spendi qualcosa di più. E invece dici allo chef di arrangiarsi con quello che gli hai dato. Alla fine della terza serata un cliente si sente male. È dolo o è il destino cinico e baro?
Sono d'accordo con te. Ci si può impegnare tanto, si può prendere il miglior DS, ingaggiare un allenatore che ha vinto uno scudetto (come il Bari nel 1983 che in serie B ingaggiò Radice) e pescare i migliori giocatori, e retrocedere. C'è stato dolo? Beh sicuramente sapevi che poteva succedere ma hai fatto il massimo per evitarlo. Dunque il dolo è escluso.
Ma se per 3 anni consecutivi ottieni risultati di m****, a metà campionato sei in una posizione molto critica, e per risparmiare lasci come DS uno che non l'ha mai fatto in vita sua, chiami ad allenare uno che sta già a libro paga e quindi ti rode che lo stai stipendiando a vuoto e te ne fotti che la squadra non è stata fatta per il suo tipo di gioco, e dici a entrambi che altri soldi non se ne spendono, per cui se vogliono qualche giocatore devono raccattare i disperati, tanto che in molti rifiutano... È il destino o è dolo?
Hai avuto tutto il tempo per "rappresentarti" nella tua mente che c'è la possibilità di retrocedere continuando così, hai accettato il rischio e hai consapevolmente deciso di non fare nulla per evitare ciò che appariva alle porte.
È un evento sfortunato o è dolo?
Perdonate tutti l'eccezione che ho fatto. Oggi non romperò più. Solo che avevo piacere di dialogare con nostalgico.
Nel diritto, proprio per evitare che il dolo finisca per assorbire ogni forma di responsabilità, si distingue tra dolo eventuale e colpa cosciente. Anzi andrebbe fatta prima una summa divisio tra Dolo e Colpa.
Il dolo è causare "volontariamente" qualcosa. Esempio: io "voglio far star male i miei clienti".
La colpa invece si configura quando l'evento è conseguenza di imperizia, negligenza, inosservanza di regole e discipline etc etc. Esempio: preparo piatti con prodotti avariati e spero che non accada nulla perché non voglio che accada nulla.
Nel dolo eventuale il soggetto si rappresenta l'evento e lo accetta: in sostanza dice a sé stesso "se succede, pazienza".
Nella colpa cosciente, invece, il soggetto si rappresenta l'evento ma confida, magari irragionevolmente, che non si verificherà.
La differenza non è affatto teorica.
L'imprenditore che risparmia sui costi, il comandante che prende una decisione azzardata, il dirigente sportivo che costruisce una squadra ritenuta insufficiente, quasi sempre agiscono nella convinzione di riuscire comunque a raggiungere il risultato sperato. Magari sbagliano clamorosamente, magari sottovalutano il rischio, magari sono presuntuosi. Ma questo non significa automaticamente che abbiano accettato l'evento negativo.
Nel tuo esempio del ristorante, per parlare di dolo dovrei essere in grado di dire che il ristoratore, pur sapendo che il cibo era avariato, fosse sostanzialmente indifferente alla possibilità che qualcuno si sentisse male.
Nel caso del Bari, invece, io vedo una situazione diversa: una proprietà che probabilmente ha sottovalutato il rischio, che ha pensato di poter galleggiare spendendo meno, che ha fatto valutazioni forse sbagliate e forse miopi. Ma non vedo elementi che dimostrino che considerasse la retrocessione un esito accettabile o addirittura voluto.
Anzi, se continui a pagare stipendi, fai mercato, cambi allenatore, provi a correggere la rotta, per quanto male, il comportamento appare più compatibile con chi pensa di salvarsi e sbaglia i conti che con chi accetta serenamente di retrocedere.
Per questo continuo a pensare che la categoria corretta, volendo usare una terminologia penalistica in senso metaforico, sia la colpa cosciente: previsione del rischio accompagnata dalla convinzione, rivelatasi errata, che quel rischio non si sarebbe concretizzato.

