DA www.barisera.it
Il capitano del Valencia, che in passato ha giocato nel Bari, parla del passato e del presente in chiave "familiare"
Amedeo Carboni: "Mio fratello saprà risollevarsi"
M. F. F.
Stando alla carta d'identità, tra i due ci sarebbero due anni, o poco meno, di differenza. Ma consultando il passaporto calcistico, sembrano due gemellini. Di quelli che la mamma non resiste alla tentazione di vestire in fotocopia, con gli stessi abiti e lo stesso colore: il biancorosso. Il biancorosso del Bari, che nel destino dei fratelli Carboni è una costante imprescindibile.
Amedeo, fratello minore dell'attuale tecnico barese, Guido e perno del Valencia campione in carica della Liga spagnola, ha vestito la casacca con il galletto sul petto per una stagione. Anni '80, era il Bari di Bruno Bolchi, reduce da un'incredibile doppia promozione dalla C1 alla A. E proprio nella massima serie, assieme ai vari Cowans e Rideout, sbarcò in Puglia un giovanotto di belle speranze. Appena 18enne e che di mestiere voleva fare a tutti i costi il terzino sinistro professionista. Quella stagione culminò con una retrocessione praticamente mai in discussione, ma da lì partì la carriera dell'esterno riccioluto verso il grande calcio, fino agli onori spagnoli (due finali di Coppa Campioni e due scudetti iberici). "Fu il mio primo anno da professionista - ricorda dalla sua casa valenciana Amedeo - e nonostante la scottatura finale, lo ricordo con affetto, assieme a tutta la città. Quelle della serie A, che fino ad allora avevo ammirato solo al "90° minuto" e che da allora ho assaporato a pieno, grazie al Bari. Pensa che un mese fa, ad Amsterdam, ho incontrato Van Basten, mentre Riikard me lo ritrovo allenatore, da avversario, al Barcellona. Quando li ho visti gli ho detto: sai che ho la tua maglia? E loro mi hanno guardato storto perché conoscono solo il Carboni 39enne che gioca ancora e non ricordavano il piccoletto che timidamente andava a riscuotere il trofeo a fine gara... abbiamo riso come dei matti".
Gemelli del pallone, Amedeo e Guido. Per entrambi, le esperienze in biancorosso non sembrano voler portare soddisfazioni nel bagaglio professionale. Ma c'è di più. Il calo del Bari è coinciso con quello del Valencia, che in poco meno di 15 giorni è caduto in una crisi inaspettata di risultati, tra cui il 5-1 rimediato al "Mestalla" dall'Inter di Mancini. Che si tratti di un virus familiare? Una sorta di "carbonite". "Eh già, stiamo attraversando un momento molto simile, sotto vari punti di vista. Ma che volete, siamo fratelli, no? - scherza con il buon umore che lo contraddistingue Carboni -. Che volete che vi dica: speriamo che quest'influenza calcistica passi presto, che ottobre voli via in fretta. La situazione di mio fratello? No, guardi preferisco non dare consigli a nessuno, tantomeno a mio fratello. A me e a Guido certe cose non piacciono. Lo sento tutti i giorni e so che per lui è un periodo duro. Tutto qua. Quello che ci diciamo rimane fra noi". Qualche parola in più la concede invece sulla crisi del Bari. "Onestamente da qui è difficile giudicare - ammette -. Del Bari, invece, ho sempre avuto una grande stima. Da anni è una società seria, come il suo presidente. Se non fosse così, credo, non avrebbe acquisito il diritto al ripescaggio. I club che per oltre 25 anni mantengono i bilanci limpidi e in attivo sono ormai delle mosche bianche e Bari dovrebbe fregiarsi di essere nel novero dei 'sani'. Certo, capisco che i tifosi guardano ai risultati del campo, ma quelli prima o poi arrivano. E' più triste rimanere completamente senza calcio".
02/11/04 - Amedeo Carboni: Mio fratello saprà risollevarsi
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