Tifosi, professionisti e clan
ecco chi puntava sul Bari
I retroscena dopo il lungo interrogatorio di Masiello
Il terzino dice di non essere mai stato minacciato

BARI - Occhi puntati in Curva. Il tifo organizzato non c’entra nulla, ma i criminali che avrebbero avvicinato alcuni giocatori del Bari e che avrebbero scommesso sulle partite sulla base delle imbeccate fornite dagli stessi calciatori potrebbero essere assidui frequentatori dello stadio San Nicola. Piccoli pregiudicati, della zona di Bitonto, che sarebbero riusciti ad entrare in contatto con gli atleti grazie anche alla loro fede sportiva, ma non solo a quella. L’aggancio potrebbe essere stato fornito da persone che l’ambiente biancorosso lo conoscono. A questa ipotesi lavora la Procura di Bari che, dopo l’interrogatorio del terzino Andrea Masiello avvenuto mercoledì nella caserma di Carbonara, sembra aver trovato qualche conferma al quadro accusatorio. Interrogato dal pm Ciro Angelillis, Masiello avrebbe ammesso di aver visto, lo scorso campionato, puntare tanti soldi da 5-6 ex compagni di squadra. Avrebbe riferito che attorno alla squadra gironzolavano personaggi ambigui: l’ipotesi della magistratura è che si trattasse di pregiudicati, forse legati al clan di Savino Parisi, e del cosiddetto «gruppo degli zingari» individuato dalla Procura di Cremona durante l’inchiesta «Last Bet».
L’avvocato del terzino, Salvatore Pino, però ieri ha negato che il suo assistito possa aver subito minacce dai malavitosi o addirittura pressioni per costringerlo a cedere alla tentazione di truccare le partite. «Ho letto - spiega il legale - delle enfatizzazioni ed esagerazioni che non rispecchiano l’interrogatorio: Andrea non ha assolutamente fatto alcun riferimento alla malavita organizzata con cui non ha mai avuto contatti. È vero - aggiunge - che siamo arrivati a Bari con qualche cautela ma di ordine pubblico, nel senso che sarebbe stato sgradevole incontrare i tifosi del Bari che sono indispettiti da quello che sta succedendo». Ieri dovrebbe esserci stato un contatto informale tra i legali di Masiello e il procuratore federale, Stefano Palazzi. Tornando in Puglia, durante le due ore e mezza d’interrogatorio, il terzino pur tirandosi fuori e confermando la sua estraneità alla vicenda, avrebbe però ammesso, ancora una volta, di essere stato testimone di alcuni episodi «strani» e avrebbe confessato il presunto coinvolgimento di suoi ex compagni nel giro di partite truccate dello scorso campionato. Avrebbe ammesso anche di aver ricevuto qualche offerta, ma di averla sempre rifiutata. Oltre alla malavita, le imbeccate dei giocatori sarebbero arrivate anche alle orecchie di ristoratori, avvocati e altri professionisti baresi. Non sempre, però, il risultato finale spifferato sarebbe coinciso con quello del campo, sembra che alcune scommesse siano miseramente fallite e questo potrebbe aver provocato la rabbia di chi aveva investito migliaia di euro. Nei prossimi giorni potrebbero essere ascoltati, come persone informate dei fatti, ex giocatori e dirigenti del club. Perchè un altro punto non è chiaro: com’è possibile che nessuno si sia accorto di quanto accadeva attorno alla squadra?
Vincenzo Damiani
27 gennaio 2012
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari


